Vannacci può far saltare il centrodestra

Le tensioni tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia aprono una crisi politica che potrebbe esplodere nei prossimi mesi

Marina Berlusconi - Roberto Vannacci

I numeri dei sondaggi cominciano a delineare con chiarezza il vero problema politico del centrodestra in vista delle elezioni del 2027. Non è tanto la forza dell’opposizione, ancora lontana dall’essere compatta e credibile agli occhi di una parte consistente dell’elettorato, quanto la difficoltà della maggioranza nel trovare una sintesi politica attorno alla figura di Roberto Vannacci e al suo movimento “Futuro Nazionale”.

Le simulazioni elettorali sono eloquenti, senza Vannacci nella coalizione, il centrodestra rischierebbe concretamente di perdere il premio di maggioranza a vantaggio del campo progressista; con Vannacci dentro la coalizione, invece, il centrodestra tornerebbe competitivo per la vittoria finale. Ma è proprio qui che emerge la contraddizione più difficile da risolvere.

Forza Italia ha infatti posto, nei fatti, un veto politico all’ingresso organico di “Futuro Nazionale” nella coalizione. Non è soltanto una questione tattica o elettorale. È un problema identitario e culturale. Il partito guidato da Antonio Tajani continua a rivendicare la propria appartenenza al Partito Popolare Europeo, alla tradizione liberale, moderata ed europeista costruita da Silvio Berlusconi. Firmare un programma comune con Vannacci rischierebbe dunque di diventare, per gli azzurri, un esercizio politicamente molto difficile da sostenere davanti ai propri elettori e soprattutto davanti agli alleati europei.

Le recenti prese di posizione di Marina Berlusconi appaiono, da questo punto di vista, particolarmente significative. Il messaggio arrivato dal mondo berlusconiano è stato chiaro, una destra troppo radicalizzata rischia di allontanare definitivamente l’elettorato moderato e produttivo che per anni ha rappresentato il cuore del consenso di Forza Italia.

In questo quadro si inserisce anche Carlo Calenda. Azione continua a muoversi nell’area liberale e riformista e, nel tempo, potrebbe trovare una convergenza proprio con Forza Italia, contribuendo alla costruzione di un polo moderato alternativo sia alla linea populista sia alla sinistra progressista. Un’evoluzione che renderebbe ancora più complicata una convivenza con Vannacci dentro la stessa coalizione.

Il problema, dunque, non è soltanto matematico. In politica la somma dei voti non coincide quasi mai con la somma politica delle culture e delle leadership. Vannacci intercetta consenso soprattutto nella Lega, ma anche in una parte dell’elettorato di Fratelli d’Italia e dell’astensione. Tuttavia il suo ingresso strutturale nel centrodestra rischierebbe di provocare l’effetto opposto nell’area moderata, liberale ed europeista.

Giorgia Meloni si trova così davanti a un passaggio delicatissimo. Da una parte ha bisogno di mantenere compatto il blocco conservatore e sovranista per evitare dispersioni elettorali; dall’altra deve impedire che l’asse politico della coalizione si sposti troppo verso posizioni incompatibili con la permanenza di Forza Italia.

Il tutto mentre il quadro economico continua a peggiorare, crescita debole, debito pubblico in aumento, crisi energetica e un Paese che l’Istat descrive sempre più fragile e invecchiato. Condizioni che inevitabilmente aumentano le tensioni interne alla maggioranza.

Per questo il vero banco di prova del centrodestra non saranno soltanto i prossimi sondaggi, ma la capacità di costruire un’alleanza politicamente sostenibile. Perché senza Vannacci si rischia di perdere le elezioni; con Vannacci si rischia invece di perdere la coalizione.