Quarantena, tra furbetti e moralisti. Come se l’aria non fosse già tossica

Si moltiplicano le critiche e accuse agli sportivi. Mentre i veri trasgressori delle regole restano in libera circolazione

Runner

Parigi – In questi ultimi giorni, anche in Francia si fa tanto parlare di runner “untori”, messi alla gogna sui social e da cittadini intervistati al telegiornale. Sì, ma di chi parlano in realtà? Di chi si allena, si tiene in forma e scarica a suo modo la tensione attenendosi scrupolosamente alle regole di distanza? Oppure di chi va a correre in gruppo o mette pantalone da ginnastica combinato elegantemente con mocassino, piumino e sciarpa per far solo finta, beffando le regole?

E soprattutto, chi critica è davvero sicuro di rispettarle in modo impeccabile? Per impeccabile s’intende: uscire di casa una volta la settimana per rifornirsi di cibo per la seguente. Un’impresa estrema, per molti impossibile causa lavoro, cure mediche o qualcuno da assistere. Ciò che si può fare è piuttosto cercare di correggere eventuali “esuberi” della propria condotta in quarantena, ognuno a suo modo. “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Indipendentemente dal credere o meno nella persona che l’avrebbe pronunciata – non è questo il punto – la frase sembra essere più che appropriata in questo momento storico.

Una questione di rispetto e buon senso, già nel DNA

Il governo francese ha di recente annunciato un rafforzamento delle misure per contrastare la propagazione del virus. A ben vedere, solo un lieve inasprimento, che non fa che ritardare pericolosamente l’inevitabile passaggio alla fase successiva: multe più salate, possibilità di correre nel raggio di un chilometro e per non più di un’ora. Come se questo bastasse a impaurire chi stupidamente si ostina a infrangere le regole. Mentre gli stessi runner, quelli dotati di buon senso, erano pronti a rinunciare all’istante alla propria, sacra corsa quotidiana, se gli fosse stato chiesto per il bene comune.

Viene il dubbio che, nel caos dei pareri che inondano la rete in queste ore, giorni, settimane, il vero nodo del problema sia stato messo fuori focus, confuso tra fake news e bigottaggine. Perché ad essere messa sotto accusa, nel caso della corsa come in altri, dovrebbe essere una sola categoria che li contiene tutti: quella di chi nel proprio DNA non ha alcun rispetto per la società. Quella stessa gente che, in tempi normali, supera le file, getta carte e altre schifezze per strada, parla male ai suoi collaboratori, al cameriere che lo serve o a perfetti sconosciuti. Che si crede più furba e padrona del mondo.

Mangiatori seriali

Torniamo un attimo allo sport. Un’attività che in sé ha solo del positivo. Spinta da una grande volontà che premia il corpo e la mente di chi riesce a farlo con costanza. Che prolunga la vita, pompa il cervello di endorfina, adrenalina, entusiasmo. In queste settimane di quarantena, in tanti sono andati a correre tenendo bene in mente la nozione di sport “individuale”. Cambiando marciapiede ogni volta che rischiavano di incrociare qualcuno, scegliendo le strade meno battute da avidi avventori di supermercati.

Per l’appunto, sembra ragionevole supporre che gli sportivi, come tutte le persone che hanno un minimo di amor proprio, continuino a nutrirsi in modo sano e in quantità civili e di conseguenza manchino spesso all’appello nelle chilometriche code dei supermercati. Che poi perché mangiare così tanto? È una quarantena, non una maratona di cibo. Chi va a fare la spesa ogni giorno, magari facendo anche il giro di piccoli panifici o fruttivendoli per non farsi mai mancare il pane fresco e le verdure dell’epicerie di fiducia invece di comprare tutto nello stesso posto, non contribuisce al rischio di propagazione?

Nuove regole per cani e fumatori?

Il Coronavirus sembra poi aver dato vita a un fenomeno a dir poco misterioso, quello dei cani che fanno pipì dalle 15 alle 20 volte al giorno. Poveri cani, con le prostate improvvisamente in fiamme. Certo è curioso che ce ne siano ancora parecchi che continuano a fare i loro bisogni un paio di volte. Senza parlare del fatto che nessun virologo si sia ancora pronunciato sull’argomento.

Un ultimo esempio: i tabacchi sono rimasti aperti. Altri spazi spesso piccoli e per questo ad alto rischio di mantenimento del virus nei propri ambienti. Perché così pochi fumatori sembrano aver pensato a farsi le proprie scorte per evitare di andare ogni giorno? E poi, con quale coraggio mettere sotto accusa un’attività che da vita come lo sport e non una che uccide come il tabacco? Nessuna critica agli schiavi del fumo, il più terribile dei vizi, incredibilmente difficile da sconfiggere. Ma in questo momento storico, con un virus letale che attacca i polmoni in atto, i conti non sembrano tornare.

Tirando le somme e cercando di interpretare l’onorevole pensiero dei moralisti di generazione Covid-19: non sarebbe forse il caso di irrigidire ulteriormente le regole? Far smettere tutti di fumare? Impedire ai cani di fare pipì? O magari alla gente di mangiare?

Rinunciare alla vita come la conosciamo non è facile per nessuno. L’uomo sembra essere, al momento, l’unico possibile antidoto nella lotta contro il virus. Ma per sua natura è imperfetto e commette errori. Senza eccezioni. Forse, prima di criticare gli altri, è il caso di farci tutti un esame di coscienza, chiederci: sto veramente rispettando tutte le regole? E se la risposta è sì, ripetere la domanda.

 

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