Spagna, strage sui binari: scontro ad alta velocità, oltre 60 morti e dispersi

Tre giorni di lutto nazionale e soccorsi senza sosta a Urda

Spagna morti dispersi

La Spagna piomba di nuovo nel terrore e nel dolore a causa di un disastro ferroviario devastante avvenuto nei pressi di Urda, a sud di Madrid. Nel cuore della notte le squadre di soccorso hanno continuato a scavare tra i rottami contorti per recuperare chi manca ancora all’appello. Il bilancio provvisorio è già drammatico: almeno 68 vittime accertate e più di cento feriti, oltre 50 dei quali ancora ricoverati in ospedale. Il premier Pedro Sánchez ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, mentre l’intero Paese resta col fiato sospeso per la sorte dei tanti viaggiatori di cui non si hanno più notizie.

A bordo dei due convogli viaggiavano in totale 544 persone. Tra le persone rintracciate e tratte in salvo vi sono cinque cittadini italiani (in condizioni stabili) e un sesto connazionale ricoverato all’ospedale di Toledo. Resta invece altissima l’ansia per tre cittadine italiane ancora disperse. Tra i profili illustri coinvolti nell’incidente risulta irreperibile anche l’ex ministra del Lavoro spagnola, Fátima Báñez.

Le ricerche tra le lamiere e il dolore delle famiglie

Le operazioni di soccorso, affidate alla Guardia Civil, si stanno concentrando nelle due carrozze del treno della compagnia Iryo che hanno subito l’impatto più violento e che per ore sono rimaste del tutto inaccessibili. Con l’impiego delle unità cinofile specializzate nella ricerca di resti biologici, le autorità stimano che il conteggio delle vittime sia tristemente destinato ad salire.

Mentre l’obitorio di Toledo è stato allestito con strutture temporanee nel giardino per fare fronte all’emergenza identificazioni, l’angoscia dei familiari si è riversata negli ospedali e nei punti di accoglienza istituiti alla stazione Atocha di Madrid e a Toledo. Il primo centro d’emergenza, allestito all’interno del palazzetto dello sport di Urda dove sono stati prestati i primi soccorsi, è stato riorganizzato per gestire separatamente l’assistenza ai familiari e ai superstiti dei due convogli coinvolti.

Scelte “inspiegabili” e guasti: le responsabilità del disastro

La dinamica dell’impatto solleva pesanti ed inquietanti interrogativi. Attorno alle 8:30 di mercoledì, un malfunzionamento al sistema di sicurezza automatico LZB ha costretto i tecnici a passare alla gestione manuale della linea da parte della centrale di controllo di Madrid.

Nonostante il convoglio privato Iryo fosse rimasto bloccato sui binari a causa di un ulteriore problema tecnico — regolarmente segnalato dal macchinista — dalla centrale è arrivato l’autorizzazione a far ripartire il treno ad alta velocità della Renfe. ANZICHÉ imporre il protocollo di prudenza (che limita la velocità a un massimo di 40 km/h in caso di guasti), il centro di controllo ha preso la decisione, definita dal ministro dei Trasporti Óscar Puente «inspiegabile», di far procedere il treno a velocità ordinaria.

A testimoniare la violenza dell’impatto vi sono i racconti dei superstiti: il treno Renfe, ripartito dopo una breve sosta giustificata dal personale come “ingorgo sulla linea”, ha inchiodato all’improvviso a piena velocità senza poter evitare l’impatto disastroso con il convoglio fermo.

Tensione politica e rabbia sociale dopo la seconda strage in un anno

L’incidente di Urda non è purtroppo un evento isolato, ma si inserisce in una ferita ancora aperta per i trasporti spagnoli. Meno di un anno fa, il 18 gennaio, uno scontro analogo in Andalusia tra convogli Renfe e Iryo provocò 46 morti e oltre 120 feriti.

La ripetizione di una simile tragedia nel giro di pochi mesi ha scatenato un’ondata di indignazione popolare. Nella serata di mercoledì, un migliaio di persone si è radunato in manifestazione di protesta davanti al Ministero dei Trasporti a Madrid chiedendo le dimissioni dei vertici di governo, in un clima di forte tensione culminato in scontro con le forze dell’ordine.