A distanza di oltre mezzo secolo dall’omicidio, le autorità dello Utah hanno finalmente chiuso in maniera ufficiale il caso relativo alla scomparsa e alla morte di Melissa Ann Smith. La diciassettenne, figlia del capo della polizia della cittadina di Midvale, fece perdere le sue tracce la sera del 18 ottobre 1974 dopo essersi allontanata da una pizzeria. Il suo corpo, privo di indumenti, venne ritrovato nove giorni più tardi da un cacciatore all’interno della zona boschiva di Summit Park.
Nonostante l’efferato killer avesse ammesso il delitto poco prima di essere giustiziato nel 1989, fino ad oggi mancava una riscrittura forense certa. Bundy infatti, si era sempre rifiutato di fornire i dettagli operativi per convalidare la sua stessa confessione.
La svolta grazie alle moderne scienze forensi
L’elemento determinante che ha sbloccato le indagini è stato l’impiego di una recente tecnologia di genotipizzazione adottata dal laboratorio forense dello Utah a partire dal 2023. Questo strumento avanzato permette di estrarre e ricostruire profili genetici integrali anche da campioni biologici estremamente misti o degradati dal tempo.
Estraendo le tracce di sperma individuate originariamente sul cadavere della giovane e incrociandole con il profilo DNA di Ted Bundy custodito negli archivi della Florida, la procura della contea di Summit ha ottenuto la certezza scientifica. Il riscontro genetico, unito al medesimo modus operandi, alle tempistiche e ai mezzi a disposizione dell’aggressore nell’area dello Utah, ha permesso di attribuire formalmente la morte della diciassettenne al serial killer.
Una catena di delitti collegati nello Utah
La risoluzione del caso Smith giunge a breve distanza da un altro importante traguardo investigativo. Si parla dell’attribuzione a Bundy dell’omicidio di Laura Ann Aime, un’altra diciassettenne uccisa nello stesso periodo e con modalità pressoché identiche.
In quegli anni, Bundy risiedeva proprio nello Utah e stava scontando una prima condanna per il sequestro di un’altra giovane. Da lì a poco avrebbe iniziato la sua catena di evasioni e spostamenti verso il Colorado e la Florida, dove continuò a macchiarsi di orribili delitti fino al definitivo arresto nel 1978.
Caccia agli altri omicidi irrisolti
Seppur Bundy abbia confessato l’uccisione di almeno 30 donne in tutti gli Stati Uniti (di cui da 5 a 8 nella sola zona dello Utah), gli inquirenti ritengono che il bilancio effettivo possa essere ancora più grave. Le forze dell’ordine locali stanno infatti analizzando il possibile coinvolgimento del killer in altri casi. Si tratta di almeno 3 cold case di ragazze minorenni scomparse tra il 1974 e il 1976.
L’uso dei nuovi database e la collaborazione attiva dei cittadini si stanno rivelando fondamentali per riaprire i fascicoli dimenticati. Purtroppo, per la famiglia di Melissa Smith la verità è giunta fuori tempo massimo. Il capo Smith si dimise dalla polizia di Midvale nel 1980, dopo 27 anni di servizio; morì nel 1985. La madre di Melissa, Joan, è morta nel 2024. La sorella di Melissa, Jolene, è morta nel 2014.
È una vicenda che lascia davvero l’amaro in bocca: dopo cinquant’anni di attesa, la verità scientifica è arrivata quando ormai l’intera famiglia di Melissa era scomparsa senza poter avere giustizia in vita.
