Un’operazione di vaste proporzioni condotta all’alba dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) e del Comando Provinciale di Cosenza ha scosso le fondamenta politiche e sociali della costa ionica calabrese. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, ha portato all’esecuzione di 41 ordinanze di custodia cautelare, assestando un duro colpo alla criminalità organizzata che opera nell’area di Corigliano-Rossano e nei territori limitrofi.
Tra i profili di maggior rilievo raggiunti dal provvedimento figura Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano. È il terzo comune della Calabria per popolazione con circa 80mila abitanti. Stasi venne riconfermato alla guida dell’amministrazione locale nel giugno 2024 sostenuto da una coalizione di centrosinistra e liste civiche. Per il sindaco, così come per il consigliere comunale d’opposizione Pietro Lucisano, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura degli arresti domiciliari.
L’impianto accusatorio contesta a vario titolo reati gravissimi. Si tratta di associazione di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, omicidio, estorsione, detenzione illegale di armi, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, intestazione fittizia di beni e rapina. Nel complesso, la misura cautelare ha visto l’invio in carcere per 24 indagati, mentre per altri 17 sono stati disposti i domiciliari.
Mappe criminali e la regia del “Locale” di Cirò
Il quadro investigativo delinea la mappa delle consorterie operanti sul territorio, individuando nel dettaglio l’azione della “cosca Acri” e del gruppo rossanese. Sebbene dotate di autonomie operative sui singoli centri (da Corigliano-Rossano fino alle zone rurali come Contrada Lattughelle a Cassano allo Ionio), le ‘ndrine locali facevano riferimento diretto al “Locale” di Cirò. Era quest’ultimo organo sovraordinato a concedere le necessarie autorizzazioni e a pretendere il resoconto economico e contabile delle attività illecite.
A confermare la stretta interconnessione tra i clan del Cosentino e la cupola crotonese è stato anche il ritrovamento di un documento manoscritto. Il testo conteneva la contabilità della “bacinella” (la cassa comune dell’organizzazione) della cosca cirotana. All’interno figuravano i proventi e i flussi finanziari riconducibili alla fazione di Rossano.
Le indagini, avviate nel 2021 anche grazie all’apporto decisivo di diversi collaboratori di giustizia, si sono avvalse di un articolato impianto tecnico composto da intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti O.C.P., monitoraggi GPS e sistemi di videosorveglianza nascosti nei luoghi di incontro storici dei sodali.
Delitti di sangue, armi e il sistema del “Click Day”
L’inchiesta della DDA ha consentito di fare piena luce su una serie di gravi episodi di sangue che hanno scandito la storia criminale dell’area negli ultimi vent’anni. Tra questi figura l’agguato del maggio 2001 ai danni di Giorgio Salvatore Cimino, ferito mortalmente all’interno del “Roxy Bar” di Corigliano Calabro e deceduto poche settimane dopo. La ricostruzione degli inquirenti ha inoltre chiarito le responsabilità relative alla scomparsa e all’uccisione di Carmine Morello. Il cadavere dell’uomo fu ritrovato nell’agosto 2023 in una zona rurale con colpi di pistola alla testa. Un delitto maturato all’interno delle stesse dinamiche interne alla consorteria, oltre a fare chiarezza sull’assassinio di Pasquale Aquino e sul tentato omicidio di Cosimo Marchese.
Oltre alle azioni di sangue e al controllo capillare del territorio esercitato tramite estorsioni e intimidazioni armate, l’organizzazione criminale aveva strutturato un lucroso canale di arricchimento sfruttando i meccanismi del “decreto flussi”. Avvalendosi della complicità di un gruppo di imprenditori compiacenti, la cosca orchestrava l’invio di domande fittizie di assunzione durante i cosiddetti “click day”. A fronte del pagamento di migliaia di euro per ciascuna pratica, centinaia di cittadini stranieri ottenevano così il nulla-osta per l’ingresso o la permanenza in Italia senza che vi fosse alcuna reale intenzione di impiegarli. Operazione che garantiva all’associazione mafiosa un flusso costante e milionario di profitti illeciti.
Le ombre sulle amministrative 2024 e il favoreggiamento della latitanza
Un capitolo centrale delle contestazioni riguarda la compravendita dei voti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, esponenti della criminalità organizzata si sarebbero adoperati per condizionare l’esito delle consultazioni elettorali dell’8 e 9 giugno 2024. Assicurandosi un patto di scambio politico-mafioso con esponenti della politica locale in carica.
L’attività investigativa ha infine documentato il ruolo attivo della rete criminale nella protezione di latitanti, garantendo supporto e nascondigli a soggetti colpi da condanne definitive per traffico di stupefacenti, come accertato in occasione della cattura di un ricercato avvenuta nell’agosto del 2021.
