Il crollo che ha cambiato la Serbia: gli studenti abbattono il regime di Vučić

Dalla tragedia della stazione alla svolta politica: la nascita della Lista Studentesca

Serbia lista studenti

L’esito delle ultime consultazioni parlamentari in Serbia marca uno spartiacque fondamentale per il Paese balcanico. La Studentska lista, ovvero la Lista Studentesca, è una formazione politica nata soltanto due anni fa ed è riuscita nell’impresa di infliggere una sconfitta determinante al Partito Progressista Serbo, guidato dall’ex presidente Aleksandar Vučić.

La genesi di questa svolta risale al novembre del 2024, quando il tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di sedici persone. L’opinione pubblica e il mondo universitario individuarono subito la matrice del disastro nella corruzione e nella cattiva gestione degli appalti pubblici per la ristrutturazione dell’edificio. La reazione dei giovani fu immediata e capillare: il blocco delle facoltà universitarie lasciò presto il posto a un’ondata di mobilitazioni di piazza e a lunghi cortei a piedi o in bicicletta attraverso l’intera nazione. In poco tempo, la protesta si è trasformata nel punto di riferimento per una vasta platea di cittadini sfiduciati dalla gestione del governo.

Una strategia inedita: decentralizzazione e trasversalità ideologica

Per proteggersi da un contesto politico caratterizzato da un forte controllo istituzionale, il movimento ha adottato una struttura organizzativa del tutto peculiare. Gli studenti hanno deliberatamente scelto di non individuare un singolo leader, privando così la macchina della propaganda governativa di un bersaglio specifico da colpire. Pur mantenendo il controllo e il coordinamento della linea politica attraverso le assemblee universitarie, la Lista Studentesca ha preferito non candidare direttamente i propri giovani in Parlamento, concentrando il programma sui temi della trasparenza e della lotta alla corruzione.

Questa impostazione apartitica ha permesso di aggregare consensi estremamente trasversali. Il movimento è riuscito a raccogliere l’appoggio di forze politiche eterogenee, che spaziano dalla sinistra ecologista e socialdemocratica fino ai partiti conservatori e nazionalisti come Dveri. L’inclusione di posizioni ampiamente condivise nel Paese, come l’opposizione alle sanzioni verso la Russia e il richiamo ai simboli identitari serbi, ha contribuito a creare un fronte anti-Vučić senza precedenti. La capacità di catalizzare l’insoddisfazione popolare ha infine portato alle urne quasi il settanta per cento degli aventi diritto, registrando l’affluenza più alta nel Paese dal 1992.

La macchina del fango: la “tabloidizzazione” della politica serba

Per oltre un decennio, il potere di Aleksandar Vučić si è retto anche sul sostegno sistematico di una stampa scandalistica aggressiva e a basso costo. Testate come Informer, Kurir, Alo!, Blic e Srpski Telegraf, spesso affiancate da emittenti televisive dedicate, hanno alimentato il fenomeno noto come tabloidizacija, ovvero la progressiva degradazione del dibattito pubblico. Finanziati attraverso sussidi statali e la pubblicità delle grandi aziende pubbliche, questi giornali sono stati costantemente impiegati dal regime come strumento di repressione e delegittimazione dell’opposizione.

Oltre all’uso abituale di insulti e retorica filorussa, i tabloid hanno fatto ricorso a gravi violazioni della sfera privata, pubblicando dati personali spesso forniti da settori dei servizi segreti o diffondendo materiale intimo per screditare gli attivisti. In diversi casi, queste campagne d’odio mediatizzato hanno preceduto ritorsioni e aggressioni fisiche ai danni di studenti e docenti schieratisi apertamente con la protesta. Proprio in questo scenario, la scelta di agire come una realtà collettiva e priva di un unico volto si è rivelata la mossa decisiva per disinnescare la repressione e guidare il Paese verso il cambiamento.