Un’enorme distesa di fango, solcata dai solchi dei macchinari pesanti e priva di vegetazione, ha preso il posto di uno dei polmoni verdi della Finlandia. A Muhos e Otanmäki, due località nel nord del Paese nordico, i cantieri del colosso tecnologico Google per la realizzazione di nuovi server dedicati all’Intelligenza Artificiale e ai servizi web si sono improvvisamente fermati. La causa? L’abbattimento illecito di una foresta estesa per 3,3 chilometri quadrati a Muhos. Si tratta del disboscamento pari a circa 462 campi da calcio, a cui si aggiungono altri due chilometri quadrati cancellati nella vicina Otanmäki.
L’ente governativo finlandese responsabile delle licenze ambientali ha disposto l’immediata sospensione delle attività dopo che un’inchiesta giornalistica ha sollevato gravi irregolarità nelle procedure autorizzative.
Blitz sulle autorizzazioni: ignorati i divieti governativi
Stando a quanto emerso dall’indagine del quotidiano Helsingin Sanomat, il gruppo di Mountain View ha proceduto al disboscamento massivo senza aver preventivamente redatto la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), un passaggio vincolante per legge quando le superfici interessate superano i due chilometri quadrati.
Nel mese di aprile, Google aveva provato a bypassare l’obbligo richiedendo un’esenzione speciale tramite la propria controllata Tuike Finland. Nonostante il netto rifiuto notificato dalle autorità locali a maggio, le quali avevano chiarito che la deroga si applica solo all’estrazione diretta di risorse naturali, i lavori sono proseguiti indisturbati.
La difesa dell’azienda, affidata al responsabile locale Antti Järvinen e ai portavoce di Tuike, si è basata su una presunta “errata interpretazione delle norme vigenti”, accompagnata da scuse ufficiali. Un’argomentazione tuttavia debole, considerando che il legname ricavato dal taglio di circa 400mila alberi è stato affidato a un’impresa forestale del posto per essere commercializzato.
Fango nei fiumi e fauna in fuga: i danni all’ecosistema
Le conseguenze ecologiche dell’operazione hanno già allarmato le comunità residenti e gli esperti di conservazione. Come evidenziato dalle associazioni ambientaliste al the Guardian, le piogge staccano dal terreno denudato un rigurgito di fango e detriti che scarica direttamente nel fiume Oulujoki. Una minaccia agli equilibri idrici dell’area, smottamenti.
Mancando le radici delle piante che compattano il terreno e la chioma degli alberi che attenua la caduta della pioggia. Lo strato fertile superficiale (humus) viene rapidamente lavato via dall’acqua o rimosso dal vento. Il suolo nudo si compatta e si impermeabilizza. L’acqua piovana non penetra più nel sottosuolo (riducendo la ricarica delle falde acquifere) ma scorre rapidamente in superficie, aumentando drasticamente il rischio di inondazioni a valle.
Un investimento da 13 miliardi al centro dello scontro politico
Il caso dei cantieri di Muhos si inserisce in un piano di investimenti ben più ampio da 13 miliardi di euro annunciato da Big G in Finlandia. Quest’ultima è una nazione ideale per l’insediamento di infrastrutture digitali grazie alla stabilità politica, agli ampi spazi e alle basse temperature che riducono i costi di raffreddamento dei data center.
Attualmente nel Paese si contano oltre 145 progetti di server farm in diverse fasi di sviluppo. Se da un lato il governo di centrodestra guidato da Petteri Orpo spinge sull’attrattività dei capitali esteri per sostenere l’economia nazionale, dall’altro l’incidente ecologico rischia di trasformarsi in uno dei temi più scottanti della campagna elettorale verso le legislative del 2027. La vicenda ha attirato critiche persino dagli Stati Uniti, con Donald Trump che ha espresso disappunto per il mancato posizionamento dei data center sul suolo americano.
Danno reputazionale e “Greenwashing”
Si tratta di una strategia che in ambito aziendale viene definita del “fatto compiuto” (o do now, ask forgiveness later): agire rapidamente, subire un’eventuale sanzione o multa e poi presentare delle scuse formali, sapendo che gli alberi tagliati non possono ricrescere dall’oggi al domani.
Tuttavia, quando una multinazionale del calibro di Google si comporta così, si espone a conseguenze e rischi su più livelli che spesso vanno oltre la semplice multa.
Google spende miliardi ogni anno per promuoversi come un’azienda a impatto zero, sostenibile e guidata dalle energie pulite. Un caso di questo tipo distrugge la credibilità del brand. L’incoerenza del colosso che promette la transizione ecologica e al contempo tagliare 400.000 alberi senza autorizzazione crea una contraddizione che i media, le ONG e i consumatori non perdonano facilmente.
Google e l’effetto domino
È vero che la foresta è stata rasa al suolo, ma gli enti governativi e la magistratura non sono del tutto inermi. Tra le misure che potrebbero essere imposte a Google ci sono l’obbligo di riforestazione e compensazione, ovvero le autorità possono imporre a Big G non solo di pagare sanzioni pecuniarie elevate, ma di finanziare la piantumazione e la cura di nuove foreste in altre aree (o il ripristino di quella distrutta). Oppure il blocco e revoca delle licenze. I cantieri sono attualmente bloccati. Se l’agenzia ambientale rifiuta definitivamente i permessi, l’area rimane inutilizzabile e gli investimenti milionari già fatti si trasformano in una perdita secca.
Situazioni del genere spingono i cittadini e le associazioni ambientaliste a fare pressione sui governi. Il governo finlandese, che finora era molto favorevole a questi investimenti, ora si trova costretto a stringere le maglie dei controlli e a essere più rigido per non perdere consenso in vista delle prossime elezioni.
