Non la “mente” dei violenti scontri che hanno attraversato diverse città italiane, ma la presunta guida della loro cassa di risonanza virtuale. È questa la posizione chiarita dagli inquirenti attorno alla figura di Youssef Siher, il trentenne di origini marocchine cresciuto nel bresciano e finito al centro dell’inchiesta milanese sul “Movimento 17 ottobre” (M1710).
Fermato nel capoluogo lombardo per scongiurare il pericolo di una fuga, l’uomo si trova attualmente in carcere in attesa dell’udienza di convalida con la giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni. I reati che la procura gli contesta prevedono pene da uno a cinque anni. Spaziano dall’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo alla promozione di violenze in manifestazioni pubbliche, una nuova fattispecie introdotta dal recente decreto sicurezza. Nell’inchiesta risulta indagata a piede libero per istigazione a delinquere anche la moglie trentaduerne, ritenuta co-amministratrice dei canali informativi della sigla.
I fatti contestati: la rete Telegram e le posizioni del gruppo
A dispetto delle prime ricostruzioni dei media, le imputazioni rivolte a Siher non si riferiscono agli scontri avvenuti durante il primo fine settimana di mobilitazione. L’attività investigativa si è infatti concentrata sugli eventi successivi al 20 ottobre e sulle attività condotte sui canali digitali. Secondo chi indaga, Siher avrebbe sfruttato la scia delle proteste spontanee sul carovita per convogliare migliaia di utenti all’interno di un gruppo Telegram creato la sera del 18 ottobre, con l’obiettivo di strutturare un progetto di contestazione radicale contro il governo.
Su Instagram il primo comunicato pubblicato diceva: «non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare»
Il Movimento 17 ottobre, caratterizzato da un logo con una “M” bianca cerchiata su sfondo nero, si richiama all’area della sinistra radicale e dei collettivi antagonisti. Nei propri dicitura d’esordio sui social la sigla rivendicava l’assenza di vertici, tessere o rappresentanti ufficiali. Nel provvedimento giudiziario vengono evidenziati post dal linguaggio provocatorio dedicati alla lotta sociale e la condivisione di un documento intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”. Quest’ultimo conteneva consigli pratici per i cortei, tra cui l’uso di occhiali e felpe per proteggersi dai lacrimogeni e l’invito a superare eventuali blocchi delle forze dell’ordine.
Le indagini della Polizia Postale e il blocco delle chat
L’individuazione di Siher è arrivata al termine di un tracciamento condotto dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Firenze, reso possibile dai dati d’utenza forniti dalla piattaforma Telegram. Negli ultimi due anni, l’applicazione ha infatti intensificato la collaborazione con le autorità giudiziarie per la trasmissione di indirizzi IP e recapiti telefonici in presenza di procedimenti penali.
Rintracciato in un appartamento del quartiere Corvetto a Milano dopo un iniziale controllo presso l’abitazione materna in provincia di Brescia, Siher è stato sottoposto a perquisizione. Sul suo computer gli agenti della Polizia Postale della Lombardia hanno individuato due messaggi programmati che, nel pomeriggio del 24 ottobre, avrebbero dovuto diffondere le nuove indicazioni sui luoghi di ritrovo nelle diverse città. L’intervento preventivo degli investigatori ha bloccato l’invio delle comunicazioni, azzerando le radunate previste a Milano. Nelle altre piazze principali come Roma, Torino e Bologna, i cortei già organizzati da altre sigle si sono svolti ugualmente, sfociando in accesi confronti con le forze dell’ordine.
Dal percorso accademico all’attività di ricerca: chi è l’indagato
Il profilo emerso dalle indagini restituisce l’immagine di una figura distante dagli stereotipi dell’antagonismo da strada. Laureato a pieni voti in Scienze della comunicazione all’Università Statale di Milano, dove aveva fatto parte del Senato accademico e dell’associazione degli studenti musulmani, Siher è stato ricordato dai suoi docenti come uno studente particolarmente brillante.
Successivamente ha conseguito un master in Scienze politiche e nel 2024 ha svolto un periodo di ricerca presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), concentrando i suoi studi sull’area del Medio Oriente e del Nord Africa. Autore di contenuti focalizzati sui temi del colonialismo e della questione palestinese, Siher aveva dichiarato in passato di collaborare come giornalista freelance con diverse testate. Spetterà ora alla magistratura tracciare il confine tra la sua attività di analisi politica e la responsabilità penale per le azioni promosse in rete.
