Scontri, bombe carta e violenza nelle piazze: la rabbia del No Meloni Day

Guerriglia urbana a Torino e Roma, idranti e lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Foto di Meloni, Schlein e Crosetto imbrattate e bruciate nei cortei di tutta Italia.

No Meloni Day

La tensione accumulata nelle ultime settimane all’interno degli istituti scolastici è esplosa brutalmente lungo le strade di tutta Italia. Il cosiddetto “No Meloni Day”, coincide con lo sciopero nazionale del personale scolastico. Una evento che si è trasformato in una giornata contrassegnata da violenti disordini, momenti di vera e propria guerriglia urbana e pesanti scontri con le forze dell’ordine. Da Torino a Roma, la mobilitazione contro le politiche scolastiche, il caro vita e le spese militari del governo ha travalicato i confini della protesta pacifica, lasciando spazio all’azione di frange violente che hanno affrontato la polizia a volto coperto, tra lancio di oggetti e devastazioni.

Guerriglia a Torino e simboli sfregiati

Le scene più drammatiche si sono verificate a Torino, dove una marcia partiti da circa duemila e cinquecento studenti si è rapidamente tramutata in un campo di battaglia. Dopo un primo lancio di uova contro la sede dell’Ufficio scolastico e il rogo simbolico di un carro armato di cartone, il centro cittadino è precipitato nel caos. In piazza Castello centinaia di manifestanti travisati si sono staccati dal corteo. Il gruppo ha poi scatenato un fitto fittissimo lancio di sassi, bottiglie di vetro e torce di segnalazione contro gli agenti schierati. Per contenere l’attacco e far arretrare gli assalitori verso via Po, le forze dell’ordine sono dovute intervenire con getti d’idrante e lacrimogeni.

L’ondata di rabbia ha travolto anche la politica in maniera trasversale. A terra, gettate, imbrattate di vernice rossa e calpestate le immagini della premier Giorgia Meloni, dei ministri Valditara e Crosetto, ma anche della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e del logo della società Leonardo. Un’azione a testimonianza di una contestazione priva di mediazioni.

Bombe carta e barricate nella Capitale

Anche il centro di Roma è stato teatro di gravi episodi di violenza. Lungo il percorso verso il ministero dell’Istruzione e del Merito in viale Trastevere, gruppi di giovani incappucciati hanno seminato il panico trasformando le strade in una polveriera. All’altezza di via Marmorata lo spostamento di diversi cassonetti al centro della carreggiata hanno ostacolato il passaggio. Sono state fatte esplodere diverse bombe carta unitamente a potenti petardi. La pressione si è poi concentrata direttamente contro il portone della sede ministeriale, bersagliato dal lancio reiterato di materiale pirotecnico mentre gli agenti in tenuta antisommossa garantivano la sicurezza dell’edificio. Nel corso del corteo sono state inoltre date alle fiamme le bandiere di Stati Uniti e Israele, in un clima di forte contrapposizione ideologica.

Un paese attraversato dalle tensioni

La spirale di disordini non si è limitata ai due poli principali. A Bologna circa mille manifestanti hanno cercato di sfondare verso la stazione ferroviaria lanciando bottiglie e accendendo fumogeni. Poi sono stati respinti dalle cariche di alleggerimento della polizia. A Genova la protesta si è spinta fino all’esposizione di sagome capovolte delle figure istituzionali, colpite da un fitto lancio di uova. A Mestre la sede della Città metropolitana è stata imbrattata di vernice rossa. Tra occupazioni lampo come quella dell’ex obitorio a Milano e cortei che hanno paralizzato città come Firenze e Cagliari, la mobilitazione ha mostrato un volto compatto nel contestare il tetto agli alunni stranieri, i tagli all’istruzione e i fondi alla difesa. Si preannuncio comunque, un autunno ancora più caldo, in vista dei prossimi scioperi previsti per fine mese.