Clima: El Niño domina il pianeta, in Italia scatta l’allarme siccità

Secondo la WMO il fenomeno registrerà una forte intensificazione nei prossimi mesi. Nessun effetto diretto sull'Europa, ma nel nostro Paese il settore agricolo è in ginocchio e la morsa del caldo non si placa.

clima El Nino

Il quadro meteo-climatico mondiale si avvia verso una fase di forte criticità. In base all’ultimo report diffuso dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), l’evento climatico notorio come El Niño andrà incontro a un progressivo rafforzamento, arrivando a condizionare pesantemente il clima globale nella finestra temporale compresa tra agosto e ottobre 2026.

Ciò si tradurrà in un diffuso aumento delle temperature ben al di sopra della media stagionale su larga scala, accompagnato da alterazioni sostanziali nelle dinamiche delle precipitazioni. A complicare lo scenario internazionale contribuisce anche il cosiddetto “Dipolo dell’Oceano Indiano” nella sua fase positiva: questo squilibrio termico — caratterizzato da acque più calde ad ovest e più fredde ad est — rischia di esacerbare eventi estremi come alluvioni o gravi periodi di secchezza in diverse regioni del globo.

Quali sono le reali ripercussioni sul continente europeo?

Sebbene il fenomeno manifesti la sua massima potenza su scala globale, le sue ripercussioni dirette sul bacino del Mediterraneo e sull’Europa restano contenute. La spinta torrida che sta interessando la Penisola italiana e parte dell’Europa non è riconducibile in via prioritaria a El Niño. Come precisato dall’esperto Edoardo Ferrara di 3Bmeteo, un’estate caratterizzata da temperature così elevate si sarebbe potuta verificare anche in sua assenza.

Tuttavia, il contributo di El Niño non va sottovalutato: agendo da catalizzatore sul riscaldamento complessivo del pianeta, favorisce una configurazione meteorologica generale nettamente più predisposta alla formazione di intense e prolungate ondate di calore.

Campi aridi e incendi: l’impatto devastante sull’agricoltura italiana

Se da un lato l’influenza di El Niño è indiretta, dall’altro la situazione sul territorio nazionale si presenta drammatica. L’analisi condotta da Coldiretti sulle rilevazioni del sistema satellitare Copernicus evidenzia come oltre il 60% della superficie italiana sia attualmente piegato dalla siccità, con livelli di gravità che spaziano dallo stato di allerta moderata a scenari critici.

A subire i danni maggiori sono le colture strategiche del Made in Italy:

  • Coltivazioni estensive: Mais, riso e soia registrano forti perdite.

  • Settore ortofrutticolo e vitivinicolo: Ortaggi, alberi da frutto, olive e uva sono duramente provati dalla scarsità idrica.

  • Zootecnia: Il forte stress termico e la carenza nei pascoli hanno provocato una contrazione del 20% nella produzione di latte nelle stalle.

A questo quadro si aggiunge la piaga degli incendi boschivi. Stando ai dati EFFIS rielaborati da Coldiretti, dall’inizio dell’anno sono già andati inceneriti circa 75.000 ettari tra boschi e terreni agricoli, aggravando il bilancio ambientale ed economico.

Infrastrutture e invasi: il piano d’azione non più rinviabile

I danni accumulati dal comparto agricolo negli ultimi quattro anni a causa degli eventi meteo estremi hanno ormai superato i 20 miliardi di euro. Una cifra enorme che ripropone l’urgenza di un cambio strutturale nella gestione delle risorse idriche.

Attualmente l’Italia riesce a trattenere appena l’11% dell’acqua piovana, un dato insufficiente per fronteggiare periodi secchi sempre più prolungati. La proposta formulata da Coldiretti punta sulla realizzazione rapida di un Piano Nazionale degli Invasi: bacini di accumulo ecosostenibili (realizzati senza l’impiego di cemento), pensati per riserva idrica ad uso civile e agricolo e idonei alla produzione di energia idroelettrica tramite sistemi di pompaggio. Accanto a questo piano, risulta indispensabile ammodernare la rete di distribuzione idrica e garantire una costante manutenzione dei corsi d’acqua su tutto il territorio.