Amanda Knox torna al centro delle cronache internazionali, questa volta sotto i riflettori del prestigioso Edinburgh Fringe Festival. L’ormai trentanovenne statunitense porta in scena Cartwheel, una performance che spazia dalla stand-up comedy al monologo teatrale. Il titolo fa esplicito riferimento alla celebre indiscrezione giornalistica sulle presunte capriole che la ragazza avrebbe eseguito all’interno della questura di Perugia subito dopo il rinvenimento del corpo della coinquilina. Presentato come la storia di una donna alle prese con la maternità e la complessa rielaborazione di un’ingiusta detenzione, lo spettacolo affronta il peso di un’opinione pubblica ancora spaccata a distanza di anni.
La protesta della famiglia e la petizione per fermare lo show
L’iniziativa ha suscitato l’immediata e dura reazione della famiglia Kercher. In un intervento alla BBC, Stephanie Kercher ha espresso forte rammarico. Ha infatti sottolineato come la scelta del format comico rischi di spettacolarizzare un tragico fatto di sangue e banalizzare la violenza sulle donne. La disapprovazione si è concretizzata anche in una petizione online che ha rapidamente superato le quattromila adesioni, in cui si chiede agli organizzatori la cancellazione del programma per rispetto verso la vittima.
La replica di Amanda Knox e le ragioni dello show
Affidando la sua risposta a un messaggio sui propri canali social, Knox ha respinto fermamente le accuse di insensibilità. Secondo la protagonista, la pièce rappresenta al contrario un tributo alla memoria di Meredith Kercher e un’invettiva contro i soprusi subiti da entrambe. Nel difendere la scelta del festival di Edimburgo come palcoscenico ideale per la sua opera, l’autrice ha liquidato i tentativi di boicottaggio come un pregiudizio verso uno spettacolo non ancora visto dal pubblico.
Dalle aule di tribunale all’impegno pubblico
Il caso giudiziario risale al novembre 2007, quando la studentessa britannica Meredith Kercher fu assassinata nel capoluogo umbro. Il lungo e tortuoso iter processuale, segnato da quasi quattro anni di carcerazione per la Knox e il compagno dell’epoca Raffaele Sollecito, si è concluso nel 2015 con l’assoluzione definitiva in Cassazione. Per l’omicidio è stato condannato l’ivoriano Rudy Guede, tornato in libertà nel 2021 dopo aver scontato la pena. Negli anni successivi al rientro negli Stati Uniti, Knox si è affermata come saggista e attivista contro gli errori giudiziari, affiancando all’attività editoriale la conduzione di un podcast.
Per la famiglia Kercher e per gran parte del pubblico, la morte di Meredith è un confine intoccabile. Trasformare gli strascichi di quell’evento in uno spettacolo comico viene visto come una forma di spettacolarizzazione che banalizza la violenza e riapre ferite mai chiuse, mancando di rispetto a chi ha perso la vita.
La prospettiva dell’elaborazione del trauma: Dall’altro lato, nel mondo del teatro e della stand-up comica, l’umorismo nero viene spesso usato dai sopravvissuti o da chi ha subito forti traumi (come una gogna mediatica o anni di carcere) per riprendere il controllo del proprio racconto. Per chi lo pratica, la comicità diventa un’arma di difesa per smontare l’assurdità di ciò che ha vissuto e per guarire.
Il problema di fondo resta il fatto che il trauma personale di Amanda Knox si sovrappone alla tragedia irrimediabile di un’altra persona. Ed è proprio quando la ricerca della propria catarsi va a urtare la memoria di una vittima che il confine etico si fa estremamente sottile e problematico.
