Napoli, blitz al Rione Traiano: maxi giro di droga da 450mila euro al mese

L'operazione dell'Arma porta all'arresto di 31 persone. Gratteri svela i dettagli del sistema criminale: "Pagati persino gli straordinari alle vedette".

Blitz camorra

Un duro colpo alla criminalità organizzata è stato messo a segno nella zona occidentale di Napoli. Nella giornata del 16 settembre, un’imponente operazione condotta dai Carabinieri ha condotto all’esecuzione di 31 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti associati al clan Petrone-Puccinelli. L’indagine ha permesso di smantellare una fiorente rete di traffico di stupefacenti attiva nel Rione Traiano. Una pratica capace di generare un volume d’affari stimato attorno ai 450mila euro mensili.

La roccaforte sotterranea della droga nella zona “La 34”

Il fulcro dello spaccio si concentrava nel settore noto come “La 34”. In questo punto, gli affiliati avevano allestito un vero e proprio bunker sotterraneo ricavato occupando abusivamente i locali cantina degli immobili di proprietà comunale, sottraendoli ai legittimi assegnatari. La struttura era protetta da sofisticati impianti di videosorveglianza e costantemente monitorata da una rete capillare di vedette pronte ad segnalare ogni presenza sospetta.

Lussi e contanti: i beni sottoposti a sequestro

Parallelamente alle misure personali, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro di ingenti beni e somme di denaro. Tra il materiale confiscato figurano 55mila euro in contanti, un orologio Rolex del valore stimato di 15mila euro. Trovati anche diversi diamanti e una preziosa collana di punti luce, a testimonianza dell’elevata redditività garantita dalle attività illecite.

Il procuratore Gratteri: “Un’organizzazione con logiche aziendali”

A ricostruire i dettagli dell’inchiesta sono stati il Procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, affiancato dal procuratore aggiunto Sergio Amato e dal comandante provinciale dei Carabinieri, Biagio Storniolo. Gratteri ha sottolineato come la gestione della piazza di spaccio — focalizzata in particolare sul commercio di cocaina — adottasse metodi e strategie di stampo mafioso. Non si trattava di semplice spaccio, ma di un capillare controllo del territorio sostenuto da una struttura organizzativa complessa, dove ai collaboratori veniva riconosciuta una paga regolare e, in caso di turni prolungati per il trasporto delle dosi o la sorveglianza, persino il compenso per gli straordinari.