Tennis e scommesse, allarme di Berrettini: “Minacce di morte alla mia famiglia”

Dopo il successo contro Wawrinka agli US Open, il tennista romano svela i dettagli del ricatto subito e chiede tutele immediate alla federazione internazionale.

Berrettini scommesse

Il confine tra la frustrazione da tifo e la criminalità pura è stato ampiamente superato. A riaccendere i riflettori su una realtà sempre più cupa nel mondo della racchetta è Matteo Berrettini. Subito dopo la vittoria all’esordio agli US Open contro lo svizzero Stan Wawrinka, il finalista di Wimbledon 2021 ha deciso di rompere il silenzio su quanto accaduto alla sua famiglia prima del Roland Garros.

Mio fratello Jacopo ha ricevuto messaggi chiarissimi: “Se Matteo non perde la prossima partita, vi ammazziamo”. Un episodio sconcertante che il team dell’atleta romano ha prontamente formalizzato in un dossier inviato ai vertici dell’ATP, completo di schermate e recapiti telefonici. L’obiettivo non è solo denunciare, ma sollecitare un intervento strutturale per garantire la sicurezza del circuito.

I tornei minori nella morsa delle intimidazioni

Il problema non riguarda esclusivamente i grandi palcoscenici del Grande Slam. Al contrario, la vulnerabilità aumenta esponenzialmente nei tornei Challenger e nelle categorie minori. In questi contesti la vicinanza del pubblico al campo è minima e il controllo sugli spalti diventa complesso.

Berrettini ha sottolineato come nei circuiti secondari sia frequente assistere a tentativi diretti di condizionamento psicologico durante lo svolgimento dei game. Una pressione continua esercitata da scommettitori presenti sulle tribune, pronti a disturbare gli atleti pur di indirizzare l’esito delle giocate.

Un’emergenza diffusa: da Lucrezia Stefanini ai dati WTA

Quella del tennista romano è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno diffuso. Pochi mesi fa, Lucrezia Stefanini ha vissuto un incubo analogo prima delle qualificazioni ad Indian Wells, ricevendo via WhatsApp la foto di una pistola unita ai dati anagrafici dei suoi genitori per costringerla a cedere il match. Un tragico copione che in passato ha colpito anche Mattia Bellucci.

I numeri ufficiali confermano una vera e propria epidemia: solo nel 2024, le piattaforme di monitoraggio di WTA e ITF hanno tracciato oltre 8.000 messaggi intimidatori indirizzati a circa 458 atleti. Se per i veterani del circuito l’esperienza aiuta a gestire la tensione, per le atlete e i tennisti più giovani la pressione rischia di trasformarsi in un vero e proprio trauma professionale.