Un traghetto passeggeri della compagnia Filo Shipping, salpato dal porto cipriota di Kyrenia (Girne) e diretto allo scalo di Taşucu in Turchia, si è capovolto ed è successivamente affondato a circa due chilometri dalla linea di costa dell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord. Quella che doveva essere una normale traversata di collegamento, si è trasformata in una tragedia a pochi minuti dalla partenza.
Il viaggio era già stato rimandato il giorno precedente proprio a causa delle pessime condizioni meteo-marine che imperversavano nel tratto di mare. Quando finalmente l’imbarcazione ha ottenuto il via libera per salpare, il mare si presentava ancora particolarmente mosso e insidioso. Secondo la ricostruzione fornita dal premier turco-cipriota Unal Ustel, la nave è stata sorpresa da una prima imponente onda in mare aperto che ne ha destabilizzato l’assetto. Mentre il comandante cercava faticosamente di riprendere il controllo, una seconda onda ha investito lo scafo. L’impatto a provocato una rapida e massiccia infiltrazione d’acqua a circa quattro miglia dallo scalo di partenza. Nel giro di breve tempo la nave si è capovolta, mostrando la chiglia arancione in superficie prima di colare definitivamente a picco e adagiarsi sul fondale a una profondità di ben 514 metri, come confermato dal ministero dei Trasporti.
I soccorsi in mare e il bilancio delle vittime
La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente di fronte alla gravità della situazione. Sul luogo dell’incidente è stato dispiegato un imponente dispositivo di ricerca e salvataggio che ha visto operare in stretta sinergia i mezzi di Cipro Nord e della Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, intervenuto durante una cerimonia ad Ankara, ha confermato il diretto coordinamento delle operazioni da parte del suo governo, esprimendo profondo cordoglio per l’accaduto.
Le operazioni di recupero hanno coinvolto quattro motovedette della Guardia Costiera turco-cipriota, cinque unità della Guardia Costiera turca, due elicotteri di soccorso, sei navi della Marina militare turca e l’imbarcazione passeggeri Akgunler 3. All’appello hanno risposto anche numerosi imbarcazioni private e civili presenti in zona, che si sono precipitate sul posto per recuperare le persone finite in acqua con i giubbotti di salvataggio.
Il bilancio ufficiale provvisorio parla di 8 vittime accertate. Le forze di soccorso sono riuscite a trarre in salvo 242 persone: tra queste, 161 sono state ricoverate d’urgenza negli ospedali di Girne per ipotermia, traumi e accertamenti sanitari, mentre 76 passeggeri sono già potuti rientrare dall’abbraccio dei propri familiari. Resta alta l’ansia per le sorti di 17 dispersi, le cui ricerche proseguono senza sosta nonostante le difficoltà causate dal mare agitato.
La rabbia dei superstiti e l’arresto del comandante
Mentre le salme e i sopravvissuti venivano riportati a terra, le prime testimonianze dei passeggeri hanno spalancato le porte a gravi interrogativi sulla gestione dell’emergenza da parte del personale di bordo. Sui social e davanti alle telecamere delle emittenti locali, diversi superstiti hanno espresso profonda rabbia per la condotta dell’equipaggio.
Un testimone sulla cinquantina, rimasto per oltre un’ora e mezza tra le onde gelide prima di essere tratto in salvo, ha raccontato di aver avvertito una forte esplosione o un boato nella parte anteriore del traghetto poco prima che lo scafo iniziasse a imbarcare acqua. Molti passeggeri hanno riferito di aver supplicato a gran voce il capitano di invertire la rotta e fare ritorno in porto non appena ci si è resi conto dell’allagamento, ricevendo tuttavia un rifiuto. Ma l’accusa più pesante riguarda le modalità di abbandono della nave. Secondo il racconto di un superstite, il comandante si sarebbe gettato in mare per primo, lasciando l’imbarcazione senza alcuna pianificazione delle procedure di evacuazione o di messa in sicurezza dei viaggiatori.
Di fronte a queste pesanti ricostruzioni, le autorità giudiziarie hanno fatto scattare immediatamente i provvedimenti. Il capitano e altri otto membri dell’equipaggio sono stati arrestati con l’ipotesi di reato di negligenza grave. Il premier Ustel ha assicurato che ogni singolo dettaglio della vicenda sarà passato al vaglio degli inquirenti per accertare se all’origine dell’affondamento vi sia stato un errore umano imprudente, un guasto meccanico improvviso o un cedimento di natura strutturale.
