Sabina Rosso, da Torino una sfida al lavoro impersonale

Alla guida di About Job, fondata 19 anni fa, Sabina Rosso ha creato Magneticam.it: una community nazionale che rimette al centro fiducia, relazioni autentiche e opportunità verificate, in un mercato che lascia indietro over 50, giovani in cerca di spazio e donne uscite dal lavoro dopo la maternità

In Italia il lavoro continua a passare, ancora oggi, da una parola antica: relazione. Nonostante piattaforme, candidature online e algoritmi, il punto d’incontro tra aziende e candidati resta spesso il network, il passaparola, la reputazione costruita nel tempo. È da questa consapevolezza che prende forma il percorso di Sabina Rosso alla guida di About Job, società di ricerca e selezione fondata 19 anni fa a Torino e anima di Magneticam.it, la community nata due anni fa per riportare ordine, fiducia e qualità in un mercato del lavoro sempre più affollato e disorientante.

Magneticam non vuole essere l’ennesimo portale di annunci. Nasce, al contrario, per distinguersi dal rumore di fondo: offerte generiche, candidature inviate nel vuoto, selezioni spesso opache, sfiducia crescente da parte di chi cerca lavoro. La sua promessa è chiara: dare spazio solo a opportunità gestite da professionisti riconoscibili, con incarichi reali, e affiancare alla ricerca del personale una dimensione più ampia fatta di orientamento, relazioni e confronto.

A rendere evidente questa frattura sono anche i numeri. Nell’Osservatorio Ricerca Lavoro Italia promosso dalla Rete Magneticam tra dicembre 2025 e febbraio 2026 hanno risposto 405 professionisti. Il dato più eloquente è quasi un paradosso: l’89% usa LinkedIn, ma non è lì che si produce necessariamente l’incontro migliore tra domanda e offerta. Il 20% dei commenti richiama il tema dell’età, il 19% quello dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi, il 18% riconosce nel passaparola e nel network il canale davvero decisivo. Il digitale, insomma, domina la scena, ma non sempre genera fiducia.

È qui che Magneticam prova a cambiare prospettiva. Invece di puntare sul volume degli annunci e sulla velocità delle candidature, il progetto di Sabina Rosso rimette al centro la qualità dell’incontro. Non una vetrina indistinta di offerte, ma ricerche seguite da professionisti riconoscibili; non una selezione ridotta a filtri automatici, ma un lavoro più attento sul ruolo, sulla persona e sul contesto aziendale. In altre parole, l’obiettivo non è accumulare CV, ma capire se tra un profilo e un’organizzazione possa nascere un match reale.

Il punto è ancora più delicato se si guarda a chi rischia di restare ai margini. I professionisti senior, soprattutto dopo i 50 anni, spesso si scontrano con un pregiudizio anagrafico che trasforma l’esperienza in un costo invece che in un valore. I giovani faticano a entrare in un mercato che li vuole pronti ma raramente li accompagna davvero. E molte donne, dopo la maternità, si allontanano dal lavoro o fanno fatica a rientrarvi. In tutti questi casi la ricerca di un’occupazione non è solo una questione economica: tocca identità, autostima, possibilità di immaginare il futuro.

Per questo il progetto di Sabina Rosso prova a fare qualcosa di più ambizioso di una semplice piattaforma. Vuole essere un luogo in cui chi cerca lavoro non sia soltanto un candidato in attesa, ma una persona che può orientarsi, raccontarsi, costruire relazioni e tornare visibile in modo credibile. In un’Italia in cui il lavoro si trova ancora soprattutto attraverso il network, la fondatrice di About Job ha scelto di trasformare questa evidenza in un’idea concreta: dare forma, con metodo, a un network dei network.

Ma che cosa distingue davvero questa realtà dalle altre piattaforme e quale idea di lavoro c’è dietro il progetto? Ne parla, nella nostra intervista, Sabina Rosso, torinese, fondatrice di About Job e Magneticam.

Magneticam non nasce come un semplice portale di annunci. Che cosa la distingue, in concreto, dalle piattaforme tradizionali?

“Non è un portale di annunci, o meglio: al suo interno esiste una Galleria con offerte di lavoro selezionate, ma essa è solo uno dei tre pilastri di un ecosistema più ampio. La nostra missione è ridurre il mismatch tra chi cerca e chi offre lavoro, e questo richiede un approccio che va ben oltre la semplice pubblicazione di offerte. La Galleria di Magneticam ha una caratteristica molto precisa: in un mercato del lavoro segnato dalla sfiducia, dà visibilità esclusivamente alle offerte gestite da consulenti di ricerca e selezione del personale autorizzati dal Ministero del Lavoro. Ogni annuncio pubblicato deve avere un mandato reale, deve essere ricondotto a una società di Ricerca e Selezione identificabile, e chi si candida deve sapere chi tratterà il proprio profilo. Oggi su piattaforme come LinkedIn chiunque anche una persona fisica, può pubblicare un annuncio di lavoro, anche in anonimato, in palese violazione delle norme vigenti. Questa confusione genera sfiducia e scoraggia molte persone dal cercare lavoro. Magneticam vuole rifondare questa fiducia, dando spazio solo a professionisti che scelgono di lavorare con serietà, con mandati verificati e con coerenza tra ciò che un’azienda chiede e ciò che offre”.

Quanto pesa oggi il tema della fiducia nel recruiting?

“Pesa enormemente. Il dato del mismatch ha raggiunto il 51%: oltre la metà delle aziende dichiara di non riuscire a trovare le figure di cui ha bisogno. Ma c’è un problema ancora più profondo che i dati ufficiali faticano a raccontare. I tassi di disoccupazione sembrano sotto controllo, ma nascondono una realtà ben più grave: quella degli inoccupati, persone che non lavorano e non cercano nemmeno più lavoro, e quindi non compaiono nelle statistiche Istat. Parliamo di giovani NEET in crescita costante, soprattutto nella provincia di Torino. Di donne che abbandonano il mercato del lavoro dopo la maternità, incapaci di conciliare famiglia e carriera. Di professionisti senior che perdono il lavoro dopo i 50 anni e non riescono più a rientrare, vivendo quella perdita come una vera e propria onta. In questo contesto, la fiducia diventa il prerequisito di tutto. Magneticam nasce proprio per ricostruirla: garantendo che ogni annuncio abbia alle spalle un professionista qualificato, un’azienda reale e un progetto lavorativo serio”.

Il vostro progetto parla spesso di isolamento di chi cerca lavoro. Quanto conta oggi offrire non solo opportunità, ma anche appartenenza, confronto e orientamento?

“È centrale. Quando una persona non trova lavoro, non perde solo uno stipendio: perde identità, progettualità, autostima. Dietro una mancanza di lavoro si nascondono spesso fragilità profonde, anche psicologiche, di cui si parla troppo poco. Il giovane che non riesce a inserirsi si sente in difetto, sbagliato. La donna che abbandona il lavoro dopo essere diventata madre si isola. Il professionista senior che perde il posto vive quella perdita come una vergogna. Magneticam vuole parlare senza imbarazzo di quanto il lavoro sia importante: come identità, come progetto di vita, come fonte di realizzazione personale. Per questo, accanto alla ricerca attiva, Magneticam favorisce le relazioni, il confronto, il networking autentico. Incontrare altri, raccontarsi, scambiare esperienze è la miglior protezione contro l’inattività che, col tempo, rende sempre più difficile tornare nel mercato del lavoro”.

Magneticam trasforma chi cerca lavoro da candidato passivo a partner attivo attraverso ruoli come il Creator, il Testimone di Mestiere, il Mentore, l’Ambassador. Perché avete scelto questa formula così partecipativa?

“Perché abbiamo capito che le persone in fase di transizione professionale hanno un bisogno fortissimo di raccontarsi. Vogliono mettere a disposizione la loro esperienza, essere utili ad altre persone, essere ascoltati e, a loro volta, ascoltare. Fin dai primi mesi del progetto abbiamo ricevuto messaggi da persone che ci scrivevano: ‘Ho letto della vostra missione e voglio farne parte. Cosa posso fare per voi?’. Da quella risposta entusiasta abbiamo costruito i quattro ruoli. Oggi la squadra di Magneticam è fatta di persone reali, che ci mettono la faccia, che producono contenuti, che promuovono le nostre offerte sui propri canali social, che raccontano il proprio mestiere. Questo ci ha confermato che quel bisogno è profondo e diffuso. Dare un ruolo attivo a chi cerca lavoro non è solo un modello partecipativo: è un atto di rispetto verso la persona, che smette di essere un numero in un database e diventa protagonista del proprio percorso”.

Quasi tutti usano LinkedIn, ma pochi lo considerano davvero efficace. Che cosa si è rotto nel rapporto tra candidati e piattaforme digitali?

“Si è rotto il presupposto di fondo: che l’automazione e l’intelligenza artificiale potessero migliorare il match. È accaduto l’esatto contrario. Gli algoritmi che selezionano automaticamente i CV hanno amplificato il mismatch, non ridotto. Si è messa la digitalizzazione al servizio dell’esclusione, quando c’era invece un bisogno enorme di inclusione e di riconoscimento del valore reale delle persone. Le competenze tecniche sono fondamentali, certo, ma si imparano. Ciò che non si può costruire artificialmente è l’energia, la passione, la motivazione profonda di una persona. Quelle qualità si possono indagare solo se si hanno le competenze e l’etica per farlo. Noi non siamo coloro che trovano le persone: siamo coloro che analizzano le organizzazioni, capiscono qual è il ruolo giusto da cercare, e poi lo vanno a trovare, anche nel mercato sommerso, anche quando quella competenza non è ancora visibile. Questo è il valore di un consulente della ricerca e selezione del personale. Ed è un valore che nessun algoritmo può sostituire”.

Dalle vostre indagini emerge che il network resta il canale più efficace. In un paese come l’Italia possiamo dire che il lavoro si trova ancora soprattutto attraverso relazioni autentiche?

“Sì, e questo ritorno alle relazioni può essere anche un segnale positivo, a patto di saperlo presidiare bene. Perché il networking efficace non è spontaneo: richiede consapevolezza, preparazione e un comportamento corretto. Noi diciamo sempre: fa la differenza muoversi nel mercato del lavoro in modalità relazione, non vendita. La cosa più banale che fa una persona che perde lavoro è cominciare a spedire curriculum in giro. Ed è anche la cosa più sbagliata. Prima di attivare le relazioni, bisogna avere le idee chiare su di sé, sul proprio progetto professionale, su come ci si vuole raccontare. Per questo Magneticam affianca le persone anche con percorsi formativi. Perdere lavoro genera ansia, è normale. Ma con il giusto supporto, quella difficoltà può diventare un’occasione di crescita: si sviluppano competenze di consapevolezza e comunicazione che resteranno nel proprio patrimonio per tutta la vita”.

L’IA nei vostri materiali ha due facce: può aiutare, ma può anche escludere. Qual è il confine tra innovazione utile e automazione del processo di selezione?

“L’intelligenza artificiale può potenziare chi ha già un mestiere. Non può sostituirsi a chi quel mestiere non ce l’ha: lì, senza etica e competenza umana, può fare davvero dei danni. Gli strumenti di AI vanno usati con criterio, e la persona deve restare al centro del processo, con piena consapevolezza di ciò che fa e perché. Siamo in una fase di sperimentazione e la grande sfida è usare questi strumenti per tornare più umani: per avere più tempo per le relazioni, per concentrarsi su ciò che conta davvero. La responsabilità più grande è della generazione di mezzo: fare da ponte tra i giovani, convinti che l’AI risolva tutto e i senior, che hanno la saggezza ma faticano ad adottare i nuovi strumenti. In Magneticam scegliamo di valorizzare il lato umano: chi lavora con noi usa ‘IA come supporto, non come sostituto del proprio senso critico professionale acquisito lungo il proprio percorso professionale”.

Guardando ai prossimi anni, quale vorrebbe che fosse l’impatto culturale di Magneticam sul mercato del lavoro italiano?

“Vorrei che Magneticam riuscisse ad alzare la quota degli inserimenti lavorativi realizzati attraverso una società di ricerca e selezione di qualità: oggi siamo al 2,8%, una percentuale troppo bassa che spiega in parte le ragioni dell’alta percentuale di mismatch. Non è solo un dato numerico: è la misura concreta di quante persone trovano un lavoro che funziona davvero, che dura nel tempo, perché costruito su un match autentico tra persona e organizzazione. Ma c’è qualcosa che va ancora oltre i numeri. Vorrei che un numero significativo di persone sapesse che, quando si trovano a cercare lavoro, esiste un luogo che le accoglie. Un posto dove equipaggiarsi, incontrare altre persone, trovare opportunità serie e ripartire con più consapevolezza e fiducia; allo stesso tempo, vorrei che le aziende serie avessero uno spazio riconoscibile in cui posizionarsi, un luogo diverso dal mare magnum di LinkedIn, dove il valore e la qualità possono essere visti e riconosciuti. Il mio desiderio più grande è concludere un giorno la mia carriera sapendo di aver fatto qualcosa di buono per il mercato del lavoro italiano. Il lavoro non è tutto nella vita, ma è una parte importante, può fare davvero la differenza. Sarò felice se Magneticam avrà contribuito a renderla una differenza positiva”.

BOX INFORMAZIONI: Chi è Sabina Rosso?

Sabina Rosso è un’imprenditrice torinese specializzata in risorse umane, esperta di mercato del lavoro, head hunter con oltre 28 anni di esperienza, da 19 anni alla guida di About Job Società di Ricerca e Selezione del personale e formazione manageriale. Nel 2021 ha ideato Magneticam.it, rete di società di ricerca e selezione presente su tutto il territorio nazionale per valorizzare solo opportunità di lavoro qualificate e qualificanti, che attraverso una piattaforma promuove una cultura del lavoro fondata su crescita personale e professionale e alleanze virtuose tra persone e imprese. Docente di Business Histories of HRM per l’EMBA della SAA School of Management di Torino e nell’ambito del Master HumanAIze del Politecnico di Torino.

Foto per gentile concessione di Sabina Rosso per la pubblicazione.