Missoni. La famiglia cede il controllo del marchio a FSI

La famiglia Missoni in uno scatto di Oliviero Toscani

Dopo oltre settant’anni di gestione familiare, la famiglia Missoni ha ceduto definitivamente il controllo del marchio al fondo italiano FSI (Fondo Strategico Italiano), già socio dell’azienda dal 2018.

La cessione

Secondo gli accordi annunciati a marzo e finalizzati il 21 maggio 2026, FSI è salita dal 41,2% al 73% del capitale, diventando azionista di maggioranza. Il restante 27% è stato acquisito da Katjes Quiet Luxury, società legata al gruppo tedesco Katjes International, già proprietario del marchio Bogner.

Nonostante la cessione, il gruppo ha sottolineato la continuità manageriale e identitaria del brand, confermando Livio Proli — entrato in Missoni nel 2020 dopo una lunga carriera in Giorgio Armani — nel ruolo di amministratore delegato. Barnaba Ravà, cofondatore di FSI, assume invece la presidenza del consiglio di amministrazione.

Lettera ai dipendenti

La famiglia Missoni continuerà a essere coinvolta attraverso la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni e l’Archivio Missoni, custodendo il patrimonio creativo e culturale della maison. In una recente lettera aperta ai dipendenti, la famiglia ha definito quella della vendita «una decisione importante e molto sofferta, maturata però con grande senso di responsabilità per rafforzare le prospettive future della nostra amata azienda».

«Abbiamo la consapevolezza che Missoni sia molto più di un’impresa», prosegue la lettera inviata ai dipendenti dell’azienda di Sumirago, in provincia di Varese. «È una storia di famiglia, di creatività, di passione e di impegno condiviso».

Storia di una maison

La storia di Missoni affonda le radici nel Dopoguerra. Ottavio Missoni, soprannominato “Tai”, nacque nel 1921 a Ragusa di Dalmazia. Prima di diventare imprenditore tessile fu atleta olimpico. Proprio a Londra, durante i Giochi olimpici del 1948, incontrò Rosita Missoni, nata Rosita Jelmini, proveniente da una famiglia lombarda attiva nel settore tessile. I due si sposarono nel 1953 e fondarono a Gallarate un piccolo laboratorio di maglieria destinato a rivoluzionare la moda italiana.

Nel 1958 presentarono la prima collezione “Milano-Simpathy”, segnando l’inizio ufficiale del marchio Missoni. Negli anni Sessanta la maison si impose grazie a un linguaggio stilistico innovativo fatto di maglieria lavorata, motivi geometrici, righe multicolori e soprattutto del celebre motivo zig-zag, diventato simbolo del brand nel mondo.

La svolta arrivò nel 1967 con la sfilata a Palazzo Pitti, a Firenze: le modelle sfilarono senza reggiseno sotto abiti in lamé molto trasparenti, suscitando scandalo ma anche una straordinaria attenzione internazionale. L’episodio contribuì indirettamente allo spostamento del baricentro della moda italiana da Firenze a Milano. Negli anni Settanta, Missoni conquistò i mercati internazionali, trasformandosi in uno dei simboli del lifestyle italiano nel mondo.

Con il tempo, lo stile Missoni ha trasformato la maglieria da semplice tecnica artigianale a vero linguaggio creativo. Zig zag, motivi geometrici, righe, fiammati e intrecci cromatici sono diventati una firma immediatamente riconoscibile, capace di identificare il marchio quasi più del logo stesso.

La storia e l’identità di una famiglia

Per decenni Missoni si è identificato non soltanto con un brand, ma con una famiglia. I colori e la maglieria lavorata e quell’idea di eleganza informale raccontavano il mondo costruito da Ottavio e Rosita Missoni e poi portato avanti dai figli e dai nipoti, diventando quasi un’estensione della loro storia personale.

Con la cessione definitiva del controllo della maison si chiude quindi anche un capitolo simbolico della moda italiana: uno dei rarissimi casi in cui identità familiare e identità del marchio coincidevano quasi completamente.

Per questo motivo, la vendita non rappresenta soltanto un’operazione finanziaria, ma il punto d’arrivo di una lunga transizione iniziata anni fa, dopo la scomparsa di Ottavio nel 2013 e quella di Rosita nel 2025: la coppia che aveva trasformato un marchio nato nel Dopoguerra in uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy nel mondo.

L’operazione segna così la fine di una delle ultime grandi dinastie familiari della moda italiana indipendente. Il nuovo assetto punta però a mantenere il marchio in Italia e a rafforzarne il posizionamento internazionale nel lusso contemporaneo, preservando l’identità cromatica, artigianale e culturale costruita da Ottavio e Rosita Missoni nel corso di oltre settant’anni.