La Prima Corte d’Assise di Roma ha emesso la sentenza di primo grado nei confronti di Francis Kaufmann, il 47enne di nazionalità statunitense responsabile del duplice omicidio che nel giugno del 2025 sconvolse la capitale. L’uomo è stato condannato alla pena dell’ergastolo. Stabilendo anche l’aggiunta di 3 anni di isolamento diurno e al pagamento di una provvisionale di 100mila euro per ciascuna vittima a favore dei familiari.
I giudici hanno accolto appieno l’impostazione accusatoria, riconoscendo le aggravanti dei futili e abietti motivi, della minorata difesa delle vittime, oltre ai vincoli di parentela e affettivi. Kaufmann ha tolto la vita alla compagna ventottenne Anastasia Trofimova e alla loro figlia Andromeda, di soli 11 mesi.
La dinamica dei delitti e la fuga in Grecia
La tragedia si è consumata a distanza di poche ore tra un delitto e l’altro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e confermato dagli esami autoptici, Kaufmann ha prima soffocato la compagna Anastasia per poi strangolare la piccola Andromeda. Successivamente ha abbandonato i due corpi nel parco cittadino di Villa Pamphili, dove sono stati rinvenuti il 7 giugno 2025 a breve distanza l’uno dall’altro.
Le prime fasi investigative sono state rese complesse dalla mancanza iniziale di elementi identificativi. Subito dopo l’occultamento dei cadaveri, l’uomo ha tentato la fuga all’estero raggiungendo l’isola greca di Skiathos. Rintracciato e poi tratto in arresto dalle forze dell’ordine e successivamente trasferito nel carcere romano di Rebibbia.
Il profilo dell’imputato e le perizie durante il dibattimento
Francis Kaufmann, noto anche per utilizzare diversi pseudonimi, tra cui Rexal Ford, e presentatosi in passato come regista cinematografico, è stato al centro di un articolato percorso processuale. Durante il dibattimento la difesa ha sollevato dubbi sulla sua capacità di stare in giudizio. La difesa aveva sottoposto l’uomo a una perizia psichiatrica e richiesto il momentaneo trasferimento in una struttura sanitaria.
Tuttavia, dopo una nuova valutazione clinica e una breve sospensione delle udienze, il tribunale ha attestato l’idoneità dell’imputato a sostenere il processo e la detenzione penale con adeguato monitoraggio. Nella sua requisitoria, la Procura ha descritto il 47enne come una persona lucida, narcisista e manipolatrice, pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Il ruolo chiave di un testimone e le reazioni alla sentenza
Un elemento determinante per l’indirizzo delle indagini è stata la segnalazione tempestiva di un ragazzo di 16 anni. Il giovane, insospettito dalle modalità con cui l’uomo si muoveva e teneva in braccio la neonata poco prima del delitto, ha allertato le forze dell’ordine tramite il 112. Il ragazzo era riuscito a fornire dettagli preziosi per la successiva identificazione dell’imputato.
A margine della sentenza, i legali di parte civile hanno sottolineato il valore morale della condanna per la famiglia delle vittime, pur nel dolore per una tragedia che si sarebbe potuta evitare. Il difensore dell’imputato ha invece preannunciato la possibilità di ricorrere in appello dopo il deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni. Il difensore, infatti, sostiene la presenza di punti non ancora chiariti nella ricostruzione della vicenda e diversi aspetti legali e investigativi su cui punta per smontare l’impianto accusatorio o per mitigare la posizione di Kaufmann.
