Il Tribunale civile di Monza ha stabilito che i genitori dei due minorenni responsabili dell’omicidio di Cristian Sebastiano, avvenuto nel quartiere San Rocco, devono risarcire i familiari della vittima. La giudice ha riconosciuto 130mila euro ciascuno al padre e alla madre dell’uomo ucciso, sottolineando una grave mancanza di vigilanza e responsabilità educativa nei confronti dei figli.
Un omicidio brutale per una rapina
Cristian Sebastiano, 42 anni, venne ucciso il 29 novembre 2020 nel quartiere San Rocco, davanti alla propria abitazione. I due ragazzi, di 14 e 15 anni all’epoca dei fatti, lo colpirono con oltre 30 coltellate con l’obiettivo di rapinarlo di una dose di cocaina. Un delitto particolarmente violento che ha profondamente colpito la comunità locale.
Le condanne penali già definitive
I due giovani erano già stati condannati in sede penale con rito abbreviato a 12 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Tuttavia, trattandosi di imputati minorenni, i familiari della vittima non avevano potuto costituirsi parte civile nel processo penale. Da qui la scelta di avviare un procedimento civile per ottenere il risarcimento.
Il nodo della responsabilità genitoriale
Secondo la giudice, i genitori non hanno fornito un’adeguata educazione né esercitato un controllo sufficiente sui figli. I ragazzi sarebbero cresciuti senza un efficace indirizzo educativo, incapaci di distinguere e evitare comportamenti illeciti. La sentenza evidenzia come siano stati lasciati soli di fronte a un contesto sociale problematico.
Droga, devianza e isolamento
Tra gli elementi valutati dal tribunale emergono l’uso precoce di sostanze stupefacenti, la frequentazione di ambienti devianti e il coinvolgimento nello spaccio. La pianificazione dell’omicidio e le azioni successive, come la pulizia dell’arma del delitto, sono state interpretate come segnali di una situazione fuori controllo, aggravata dall’assenza di guida familiare.
Le difese respinte
Le famiglie dei due minori avevano cercato di attribuire il comportamento dei figli a uno stato di tossicodipendenza e a una presunta incapacità di intendere e volere. In un caso, era stato anche evidenziato il supporto dei servizi sociali. Tuttavia, queste argomentazioni non sono state ritenute sufficienti a escludere la responsabilità genitoriale.
Un fallimento educativo riconosciuto
La giovane età dei responsabili ha rafforzato, secondo la giudice, l’idea di un fallimento educativo. I ragazzi non sarebbero stati in grado di controllare i propri impulsi né di sviluppare modalità di comportamento adeguate. Anche il contesto familiare e sociale avrebbe contribuito a compromettere il loro equilibrio.
