Il 31 marzo 2025 il tribunale di Torino ha emesso la sentenza di primo grado sul procedimento che ha coinvolto il centro sociale Askatasuna. Tutti e 28 gli imputati sono stati assolti dall’accusa di associazione a delinquere perché “il fatto non sussiste”, una decisione accolta con grande attenzione mediatica e, in molti casi, interpretata come una vittoria politica dagli ambienti antagonisti.
Tuttavia, il quadro giudiziario non si esaurisce qui: sono state infatti disposte 18 condanne per reati di varia natura, in alcuni casi connotati da episodi di violenza. Tra le pene più rilevanti figura quella inflitta a uno dei principali esponenti storici del centro sociale, condannato a 3 anni e 4 mesi. Altri procedimenti paralleli avevano già portato ad ulteriori condanne nei mesi precedenti.
Le motivazioni della sentenza e il quadro emerso
Con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza di primo grado, sono emersi ulteriori elementi che hanno attirato l’attenzione degli osservatori. Secondo quanto riportato nelle carte giudiziarie, pur non essendo stati ritenuti sufficienti a dimostrare l’esistenza di un’associazione a delinquere, alcuni contenuti offrono uno spaccato delle dinamiche interne e del linguaggio utilizzato in alcuni contesti del centro sociale.
Le intercettazioni riportate nelle motivazioni descrivono conversazioni e discussioni tra militanti su temi organizzativi, sociali e relazionali. Si tratta di materiali che, pur non avendo rilevanza penale ai fini del capo d’accusa principale, sono stati considerati significativi per comprendere il contesto.
Accoglienza e gestione degli spazi sociali
Tra i passaggi analizzati emerge la gestione di spazi legati all’accoglienza abitativa. In particolare, viene descritto il caso di una famiglia ospitata in uno degli ambienti autogestiti, inserita in un progetto di risposta all’emergenza abitativa tramite contributo economico.
Dalle ricostruzioni emergono tensioni nella convivenza e decisioni interne di esclusione dal progetto, con modalità conflittuali che vengono riportate nelle intercettazioni. Il tema solleva interrogativi sulle modalità di gestione e selezione delle persone accolte in questi contesti autogestiti.
Linguaggio, rapporti interni e contraddizioni ideologiche
Un altro elemento evidenziato riguarda il linguaggio utilizzato in alcune conversazioni intercettate, dove emergono espressioni forti e giudizi drastici su immigrati e relazioni interne al gruppo.
Le motivazioni riportano inoltre riflessioni pragmatiche sull’immigrazione e sulla gestione degli spazi, talvolta distanti dall’impostazione ideologica pubblicamente dichiarata. In alcune conversazioni vengono anche discussi criteri di selezione per l’ospitalità, basati su affidabilità, partecipazione e conoscenza culturale.
Questioni di genere e dinamiche conflittuali
Le carte fanno inoltre riferimento a episodi legati a controversie interne su relazioni personali e accuse di comportamenti abusivi. In particolare, vengono riportati dibattiti tra militanti su episodi contestati e sulle reazioni della comunità interna.
Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, il tema delle relazioni di genere risulterebbe oggetto di tensione e di interpretazioni divergenti, con discussioni interne anche molto accese.
Rapporto con memoria storica e mobilitazioni politiche
Un ulteriore aspetto riguarda il rapporto con le celebrazioni del 25 aprile e con la memoria della Resistenza. In alcune conversazioni intercettate, riportate nelle motivazioni, emergerebbe un atteggiamento critico o distaccato rispetto alle celebrazioni istituzionali.
Parallelamente, il centro sociale ha comunque partecipato ad alcune mobilitazioni pubbliche su temi internazionali e sociali, mostrando un approccio selettivo alle diverse forme di attivismo.
Le motivazioni della sentenza non modificano l’esito principale del processo — l’assenza del reato associativo — ma contribuiscono a delineare un quadro complesso delle dinamiche interne del centro sociale Askatasuna.
Un insieme di elementi che, pur non avendo rilevanza penale complessiva sul capo principale d’accusa, apre interrogativi sul rapporto tra militanza politica, gestione degli spazi sociali e coerenza tra principi dichiarati e pratiche quotidiane.
