Un profondo senso di ampiezza e indignazione sta attraversando la comunità dell’altopiano di Brentonico a seguito di spiacevoli episodi di vandalismo verificatisi all’interno di due luoghi di culto locali. A rendere nota la situazione è stato direttamente il parroco, don Daniele Laghi, trovatosi di fronte a scene di forte degrado che superano il semplice atto di maleducazione per sfociare nel disprezzo verso i simboli religiosi e la collettività.
I dettagli delle profanazioni a Brentonico e San Rocco
Gli eventi hanno interessato sia la chiesa arcipretale dei Santi Pietro e Paolo sia la vicina chiesetta di San Rocco. Nel primo edificio, sconosciuti si sono introdotti nella cripta per espletare i propri bisogni corporali proprio dietro la mensa liturgica, arrivando ad adoperare i paramenti e le tovaglie sacre per l’igiene personale e abbandonando sul posto anche residui di cibo. In parallelo, la struttura di San Rocco è stata presa di mira con simili condotte incivili, sfociate nella profanazione dei paramenti dell’altare.
La dura reazione di Don Daniele Laghi
Attraverso i propri canali social, il sacerdote ha condiviso la ricostruzione dei fatti unitamente al materiale fotografico attestante lo stato dei luoghi. Don Laghi ha espresso aperto disappunto per l’accaduto, definendo le azioni compiute un’offesa intollerabile rivolta all’intera cittadinanza. Il parroco ha ribadito come tali condotte rappresentino una palese mancanza di rispetto verso gli spazi comunitari e le funzioni che essi rivestono per il territorio.
Stiamo superando il limite della decenza
Di fronte a gesti del genere, la prima sensazione è un misto di incredulità, disgusto e profonda amarezza. Quando si supera la linea invisibile della convivenza civile, quello che fa più male non è solo il danno materiale o il degrado, ma il totale azzeramento del senso del limite.
Un luogo sacro — che lo si guardi attraverso la lente della fede o semplicemente da un punto di vista storico, culturale e umano — rappresenta da secoli uno spazio protetto. È un punto di riferimento per una comunità, un luogo di silenzio, memoria e raccoglimento. Usarlo come una discarica o un bagno a cielo aperto significa calpestare non solo il valore religioso, ma la sensibilità di chiunque viva quel territorio.
Sdegno e indignazione — come quelli espressi da don Daniele Laghi e dagli abitanti dell’altopiano — sono la dimostrazione che la comunità ha ancora un corpo sociale sano, capace di riconoscere lo schifo per quello che è. Quando viene meno il rispetto per ciò che la comunità considera prezioso o custodisce con devozione, ad ammalarsi non è solo la chiesetta profanata, ma la trama stessa della convivenza civile.
