Studenti stranieri a scuola: novità, cifre e la riforma del Governo Meloni

In arrivo il provvedimento che punta a riorganizzare la presenza degli alunni con background migratorio nelle classi. Tra tetti d'ingresso, corsi di lingua e il coinvolgimento delle famiglie.

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Negli ultimi anni il panorama scolastico italiano ha registrato una trasformazione profonda, guidata da un’evoluzione demografica costante. Attualmente gli studenti con background migratorio rappresentano circa l’11,6% della popolazione scolastica complessiva, per un totale che sfiora i 950 mila ragazzi su oltre 8 milioni di iscritti.

Osservando la distribuzione nei vari cicli di studio, la presenza risulta particolarmente marcata nella scuola primaria e nell’infanzia — dove supera il 12% —, per poi calare leggermente nelle scuole secondarie di primo e secondo grado.

Tuttavia, parlare di una generica “presenza straniera” rischia di non fotografare appieno la realtà. Circa due terzi di questi alunni sono infatti nati direttamente in Italia: si tratta delle cosiddette “seconde generazioni”, bimbi e giovani che spesso hanno frequentato l’asilo nido o la scuola dell’infanzia nel nostro Paese e che conoscono perfettamente la lingua italiana. A ciò si aggiunge il fatto che quasi la metà degli studenti stranieri proviene da Paesi membri dell’Unione Europea — con la comunità rumena in prima fila —, seguiti da presenze consolidate come quelle albanese, marocchina ed egiziana.

Le disparità territoriali: dal Nord alle periferie

I numeri complessivi mostrano come il fenomeno non costituisca un’emergenza generalizzata sul piano nazionale, bensì una questione legata principalmente alla distribuzione sul territorio. Oltre il 65% degli alunni non italiani risiede nelle regioni settentrionali: la Lombardia ne accoglie da sola circa un quarto, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Al contrario, in diverse regioni del Mezzogiorno la presenza sfiora appena il 5%.

A livello locale, la maggiore concentrazione si registra nelle periferie dei grandi centri urbani e, per quanto riguarda gli istituti superiori, negli indirizzi tecnici e professionali. Ad oggi, su un totale di oltre 300 mila classi sparse per la Penisola, sono soltanto un migliaio quelle che presentano un’alta percentuale (superiore al 20%) di studenti immigrati di prima generazione.

Come cambia la gestione delle classi: il piano del Governo

Per rispondere a questa complessa realtà territoriale, l’esecutivo si appresta a varare un intervento normativo promosso dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’obiettivo principale è superare i limiti delle precedenti disposizioni — come il tetto del 30% introdotto già nel 2010 ma spesso disapplicato a causa di deroghe e mancanza di coordinamento — trasformando la misura in una norma vincolante.

Il piano prevede che la quota massima del 30% per classe sia calcolata tenendo conto delle reali competenze linguistiche dell’alunno, escludendo dal conteggio gli studenti comunitari (equiparati ai cittadini italiani) e quelli di seconda generazione che dimostrano una buona padronanza dell’italiano.

Nel dettaglio, la nuova procedura seguirà alcuni passaggi chiave:

  • Equilibrata distribuzione interna: Gli studenti verranno innanzitutto ripartiti in modo omogeneo tra i diversi sezioni e plessi dello stesso istituto.

  • Ruolo degli Uffici Scolastici Regionali: Qualora una scuola non disponga di un numero sufficiente di classi (situazione frequente nei piccoli plessi elementari), la gestione passerà alle autorità regionali, che individueranno gli istituti vicini più idonei per accogliere gli alunni, garantendo il pieno rispetto del diritto allo studio senza disagi logistici.

L’attenzione alla lingua e l’obbligo esteso alle famiglie

Il perno attorno a cui ruota la riforma non è quindi il semplice possesso del passaporto, bensì il superamento delle barriere linguistiche, individuate come il vero ostacolo all’integrazione e al successo formativo.

A questo scopo, il Governo intende stanziare risorse dedicate al rafforzamento dell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Tra le novità di maggior rilievo spicca l’introduzione di un modello già adottato con successo in altri Paesi europei, come la Germania: il coinvolgimento attivo dei genitori, per i quali sarà previsto un percorso di apprendimento della lingua italiana, così da favorire un’integrazione che coinvolga l’intero nucleo familiare e supporti il percorso scolastico dei ragazzi.