Dunque è ufficiale: non siamo degli “scappati di casa”, tanto per tornare alla colorita espressione usata dal c.t. Gattuso nella conferenza stampa che ha preceduto Italia-Irlanda del Nord. E se non siamo degli scappati di casa, gran parte del merito (se non tutto) va attribuito proprio a Rino Gattuso, il Commissario tecnico dal volto umano, che non nasconde mai le proprie ansie e le proprie paure, ma accoglie sulle sue larghe spalle anche il peso di quelle dei suoi giocatori, per alleggerirne i pensieri e le giocate.
Un parafulmine di nome Gattuso
Perché, diciamocelo chiaramente, Rino Gattuso ha preso la guida tecnica della Nazionale in quello che era forse il suo peggior momento storico, reduce da due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali e da un girone di qualificazione al Campionato del Mondo della prossima estate a dir poco imbarazzante: una squadra senza identità né orgoglio, costretta ai play-off. Gattuso, presa in mano la patata bollente, l’ha maneggiata con cura, non ha promesso miracoli, ma ha badato a non scottarsi le dita, quelle che gli servivano per dare indicazioni ai suoi giocatori e, spesso, da avvicinare alla bocca per i suoi proverbiali urlacci.
Dietro un atteggiamento alla buona, un vero lavoro psicologico
In questo modo Gattuso ha fatto arrivare la sua squadra a fari spenti alla prima delle due partite che potevano qualificarla agli agognati Mondiali, quella con l’Irlanda del Nord, depotenziandone l’importanza. E così i suoi Azzurri sono riusciti ad ammortizzare il peso di un primo tempo non esaltante e di un orologio che aveva già bruciato i primi 45 minuti. Ha funzionato, i nordirlandesi sono stati battuti nonostante la tattica rinunciataria. Ora tocca alla Bosnia. Gattuso dovrà arrivare a questa partita, ora davvero decisiva, con la stessa tranquilla consapevolezza di avere dato tutto e di averlo trasmesso ai suoi ragazzi: perché in questa squadra non ci saranno fenomeni, ma non devono esserci nemmeno mezze cartucce. Il condottiero saprà fermare in tackle sia certa nostra stampa trionfalistica, sia quella bosniaca che dandoci degli “arroganti”, cerca di innervosirci. E allora… provaci ancora, Ringhio!
