Per decenni il Festival di Cannes ha rappresentato il punto d’incontro perfetto tra il grande cinema d’autore e lo spettacolo hollywoodiano. Sulla Croisette sono passate immagini diventate iconiche: Grace Kelly tra i fotografi, Quentin Tarantino e Uma Thurman alla presentazione di Pulp Fiction, Julia Roberts a piedi nudi sul red carpet e Tom Cruise accompagnato dai jet di Top Gun.
L’edizione 2026 del festival, in programma dal 12 al 23 maggio, sembra però segnare una svolta netta. Alla presentazione del programma ufficiale è emersa subito una particolarità: l’assenza quasi totale delle grandi produzioni statunitensi.
Secondo Scott Roxborough, responsabile europeo di The Hollywood Reporter e osservatore storico del festival, quest’anno manca il tradizionale blockbuster americano capace di catalizzare l’attenzione internazionale. Negli anni recenti Cannes aveva ospitato anteprime di film come Top Gun: Maverick, Mission: Impossible – Dead Reckoning, Elvis e Indiana Jones e il quadrante del destino. Nel 2026, invece, nessuna major hollywoodiana presenterà un titolo di punta fuori concorso o in gara.
Solo due film americani in corsa per la Palma d’Oro
La presenza statunitense nel concorso principale è ridotta al minimo. I soli due film americani selezionati per la Palma d’Oro sono:
- The Man I Love di Ira Sachs, musical fantasy ambientato durante l’epidemia di AIDS con Rami Malek e Rebecca Hall;
- Paper Tiger di James Gray, thriller poliziesco interpretato da Adam Driver e Scarlett Johansson.
Entrambe le produzioni, però, sono state finanziate in larga parte fuori dagli Stati Uniti, confermando la progressiva internazionalizzazione del cinema indipendente americano.
Nella sezione Un Certain Regard trovano spazio anche Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun e Club Kid, debutto alla regia di Jordan Firstman.
Fuori concorso arriveranno invece Diamond, noir diretto da Andy García con Bill Murray e Dustin Hoffman, e Propeller One-Way Night Coach, primo film da regista di John Travolta tratto dal suo romanzo pubblicato nel 1997.
Perché Hollywood si allontana dai festival
Il direttore artistico Thierry Frémaux ha spiegato che Cannes riflette semplicemente le trasformazioni dell’industria cinematografica contemporanea. Gli studios producono meno film d’autore e meno blockbuster rispetto al passato, preferendo strategie distributive più controllate.
Secondo Roxborough, le grandi case di produzione sono diventate sempre più prudenti nei confronti delle anteprime nei festival. Presentare un film a Cannes significa sottoporlo immediatamente al giudizio della critica internazionale e al rischio di reazioni virali sui social media.
Il caso di Indiana Jones e il quadrante del destino resta emblematico: le recensioni negative ricevute a Cannes nel 2023 contribuirono a raffreddare l’entusiasmo del pubblico prima dell’uscita nelle sale.
Anche il contesto politico pesa sulle decisioni degli studios. Dopo le tensioni e le polemiche emerse alla Berlinale 2026, molte major preferiscono evitare conferenze stampa potenzialmente controverse o momenti mediatici difficili da gestire.
Il ritorno del grande cinema d’autore
L’assenza di Hollywood lascia spazio a una selezione fortemente orientata verso il cinema internazionale e i grandi autori contemporanei.
Pedro Almodóvar torna in concorso con Abitter Christmas, storia di un gruppo di cineasti pronti a sacrificare amicizie e relazioni in nome del proprio lavoro. Il regista spagnolo, nelle settimane precedenti al festival, aveva criticato gli Oscar per la scarsa attenzione ai temi politici e sociali.
Grande attesa anche per il nuovo film del premio Oscar iraniano Asghar Farhadi, Storie parallele, interpretato da Isabelle Huppert e Vincent Cassel.
Tra gli altri nomi di punta figurano:
- László Nemes con il dramma storico Moulin;
- Cristian Mungiu con Fjord;
- Andrey Zvyagintsev con il thriller politico Minotaur;
- Paweł Pawlikowski con Fatherland, interpretato da Sandra Hüller;
- Hirokazu Kore-eda e Ryusuke Hamaguchi, protagonisti del nuovo cinema giapponese.
Anche la giuria conferma la vocazione internazionale del festival. A presiederla sarà il regista sudcoreano Park Chan-wook, affiancato da personalità come Demi Moore e Chloé Zhao.
Un nuovo pubblico per Cannes
Secondo Chris Cotonou, vicedirettore della rivista A Rabbit’s Foot, il festival sta intercettando una nuova generazione di spettatori sempre più interessata al cinema internazionale.
Piattaforme come Letterboxd e Mubi hanno contribuito a rendere popolari autori che fino a pochi anni fa erano considerati di nicchia. Oggi molti giovani cinefili attendono con maggiore entusiasmo un nuovo film di Hamaguchi o Kore-eda rispetto alle opere dei tradizionali maestri hollywoodiani.
Per Cannes, questa trasformazione rappresenta anche una presa di coscienza: il prestigio del festival potrebbe non dipendere più dalla presenza delle grandi major americane.
Anche il cinema britannico riduce la sua presenza
Non è soltanto Hollywood a vivere un’edizione sottotono. Anche il cinema britannico avrà una presenza limitata nel programma ufficiale.
L’unico titolo britannico selezionato nella sezione ufficiale è Cantona, documentario dedicato all’ex calciatore francese Eric Cantona. Altri registi del Regno Unito saranno presenti nelle sezioni parallele come la Quinzaine des Réalisateurs e la Settimana della Critica.
Il British Film Institute, attraverso il progetto “Great 8”, continuerà comunque a promuovere nuovi talenti emergenti, confermando la volontà di rafforzare la presenza internazionale del cinema britannico nei prossimi anni.
Cannes resta il centro del cinema mondiale
Nonostante il ridimensionamento delle produzioni hollywoodiane, Cannes continua a rappresentare il festival cinematografico più influente al mondo.
I film lanciati sulla Croisette continuano infatti a dominare la stagione dei premi internazionali, soprattutto grazie alla crescente forza del cinema non anglofono.
L’edizione 2026 sembra così voler riportare il festival alle sue origini: meno spettacolo industriale, più attenzione agli autori, alle storie e alla dimensione internazionale del cinema contemporaneo.
