Niscemi, salvati 400 libri rari dalla biblioteca sull’orlo della frana

Operazione ad alto rischio dei vigili del fuoco tra sensori, droni e crepe nel terreno: la città resta sotto minaccia mentre si indaga sulle responsabilità.

Niscemi libri

A Niscemi, libero consorzio comunale di Caltanissetta in Sicilia, circa 400 volumi antichi sono stati messi in salvo dopo la devastante frana che il 25 gennaio ha cancellato un intero versante della città, aprendo un fronte di cedimento lungo quasi quattro chilometri.

La biblioteca comunale si trova oggi sul ciglio dell’enorme voragine. Una parte dell’edificio è rimasta praticamente nel vuoto, con il rischio concreto di un crollo improvviso. Il movimento del terreno ha già spaccato l’asfalto, lesionato edifici e fatto precipitare nel baratro alcune strutture, insieme a un tratto di strada dove erano parcheggiati auto e furgoni. Oltre 1.600 persone sono state evacuate.

Il blitz dei vigili del fuoco

Il recupero dei libri è iniziato lunedì, dopo un’accurata analisi delle planimetrie e delle fotografie degli interni per individuare con precisione la collocazione dei volumi più preziosi.

Per accedere in sicurezza, i vigili del fuoco hanno praticato un varco nel muro di un edificio retrostante e sono entrati per pochi minuti alla volta. Le scaffalature sono state legate e trascinate all’indietro per evitare cedimenti durante il prelievo.

A coordinare le operazioni è stato il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Caltanissetta, Salvatore Cantale, che ha paragonato l’intervento a “una rapina in banca”. L’ufficiale ha sottolineando la necessità di agire in fretta per recuperare il maggior numero possibile di testi prima di un eventuale collasso della struttura.

Tecnologia e monitoraggio costante

L’operazione si è svolta con il supporto di un drone che trasmetteva immagini in diretta a terra, mentre sensori laser installati sulla porzione sospesa dell’edificio rilevavano ogni minimo movimento. Un ulteriore sistema controllava vibrazioni e variazioni d’inclinazione.

Secondo i geologi presenti sul posto, il fronte della frana potrebbe arretrare ancora di 10-15 metri. Un cedimento che trascinerebbe con sé altri edifici lungo il pendio, inclusa la biblioteca. Più che sgretolarsi, la struttura potrebbe scivolare a valle in un unico blocco di cemento armato. Uno scenario che, paradossalmente, potrebbe rendere più agevole il recupero dei volumi rimasti.

Molti testi sono ancora nel seminterrato, considerato il punto più esposto. Si sta valutando l’impiego di robot, ma al momento a Niscemi non sono disponibili dispositivi idonei.

Un patrimonio di valore storico

La biblioteca custodisce circa 4.000 volumi tra letteratura, storia e saggistica, con numerose edizioni anteriori al 1830 dedicate alla storia siciliana. Tra i pezzi più rari figura un libro del XVI secolo.

La collezione, situata nella cosiddetta “zona nera”, era diventata simbolo della fragilità del territorio. Alcuni noti autori italiani avevano lanciato un appello pubblico affinché il patrimonio librario fosse messo in salvo. Tra loro anche Stefania Auci, autrice del bestseller I Florio di Sicilia, che aveva espresso la speranza di contribuire, almeno in parte, alla mobilitazione per il recupero dei volumi.

Un disastro annunciato

La frana non è stata un evento improvviso come un terremoto o un’alluvione: il terreno continua a muoversi lentamente, di pochi centimetri al giorno. Una dinamica meno “spettacolare”, ma altrettanto distruttiva, perché impedisce qualsiasi intervento strutturale finché il suolo non raggiunge un nuovo equilibrio.

La Procura di Gela ha aperto un’indagine per disastro colposo. Secondo quanto emerso, esistevano già nel 2019 relazioni del Genio Civile che segnalavano il rischio. Anche il sistema fognario incompleto — con una procedura d’infrazione europea pendente da circa vent’anni — avrebbe favorito infiltrazioni d’acqua nel sottosuolo, facilitando lo scorrimento tra sabbie e argille.

I fondi per il consolidamento sarebbero stati disponibili, ma bloccati da lungaggini burocratiche tra Regione e Comune.

Rabbia e isolamento

Tra i residenti cresce l’amarezza: mentre il centro abitato continua a cedere, i lavori per la messa in sicurezza della base statunitense del MUOS sono stati autorizzati con rapidità.

Intanto l’Esercito, con il 4° Genio Guastatori, sta realizzando bypass stradali per ridurre l’isolamento del paese, mentre la Protezione Civile prosegue il monitoraggio con droni e sensori.

Per molte famiglie, però, il futuro potrebbe significare delocalizzazione definitiva: diverse abitazioni non saranno più agibili.