Le parole del segretario generale della Nato Mark Rutte meritano più attenzione di quanta ne stiano ricevendo. Non per il consueto linguaggio diplomatico, ma per un’affermazione precisa: oltre 500 aerei statunitensi sarebbero decollati dalle basi americane presenti in Italia per sostenere l’operazione contro l’Iran.
Se questa dichiarazione corrisponde al vero, si apre una questione politica e istituzionale di enorme rilevanza.
Per giorni il governo italiano ha sostenuto che l’Italia non era coinvolta nelle operazioni offensive contro l’Iran e che non era stato autorizzato l’utilizzo delle basi sul territorio nazionale per attacchi diretti. Una posizione che aveva lo scopo evidente di rassicurare l’opinione pubblica e di mantenere il Paese formalmente fuori dal conflitto.
Le parole di Rutte raccontano però un’altra storia. Una storia nella quale l’Italia non appare come un osservatore esterno, ma come uno dei principali hub logistici e operativi dell’intera operazione militare americana. Cinquecento voli non sono un dettaglio tecnico. Non sono un episodio marginale. Sono un contributo massiccio, sistematico e strategicamente decisivo.
A questo punto le possibilità sono soltanto due.
La prima è che il governo italiano abbia autorizzato un impiego delle basi ben più esteso di quanto comunicato ai cittadini e al Parlamento. In questo caso il problema sarebbe politico, il Paese sarebbe stato coinvolto in un’operazione militare senza un’informazione trasparente e completa dell’opinione pubblica.
La seconda è che le dichiarazioni di Mark Rutte siano inesatte o quantomeno fuorvianti. Ma se fosse così, sarebbe dovere del governo italiano smentirle immediatamente e con chiarezza, perché non si tratta di un’interpretazione giornalistica, bensì delle parole del segretario generale dell’Alleanza Atlantica.
Il punto centrale non è essere favorevoli o contrari all’azione militare contro l’Iran. In una democrazia matura il problema non è il dissenso sulle scelte strategiche, ma la trasparenza con cui esse vengono assunte.
Quando un alto rappresentante della Nato dichiara che dall’Italia sono partiti oltre 500 voli a supporto di un’operazione di guerra, i cittadini hanno il diritto di sapere quale sia la verità. Hanno il diritto di conoscere quali autorizzazioni siano state concesse, quali basi siano state utilizzate e quale ruolo abbia effettivamente svolto il nostro Paese.
La credibilità delle istituzioni si misura proprio in questi momenti. Non attraverso le dichiarazioni rassicuranti, ma attraverso la coerenza tra ciò che viene detto ai cittadini e ciò che accade realmente.
Per questo oggi la domanda non riguarda l’Iran, Washington o la Nato. La domanda riguarda Roma.
Se davvero oltre 500 aerei sono decollati dalle basi italiane per sostenere l’operazione americana, chi ha mentito agli italiani? Il governo o la Nato?
Su questo punto non possono esistere zone grigie. E il silenzio, più passa il tempo, rischia di diventare una risposta.
