Zelenskij: “Putin non si smentisce: è una persona malata”

Il bilancio di questa giornata di terrore è pesante. Ukrenergo, la compagnia statale responsabile della gestione del sistema energetico nazionale, ha dovuto interrompere la fornitura di energia elettrica in diverse regioni. A Kiev, il sindaco Vitalij Kličko ha dichiarato che interi quartieri sono rimasti senza corrente elettrica e acqua potabile. La situazione è critica, e l’intero sistema energetico ucraino ha subito danni ingenti. Blackout di emergenza sono stati introdotti ovunque, mentre squadre di tecnici lavorano senza sosta per ripristinare i servizi essenziali.
Ma oltre alla devastazione materiale, c’è il peso delle vite spezzate. A Poltava, un uomo di 69 anni è stato ucciso durante un attacco nella regione di Zaporož’e. Era un idraulico, che quel giorno avrebbe dovuto fare ritorno a casa dalla moglie, Valentina. “L’ho chiamato al telefono, avrebbe dovuto già tornare”, racconta la donna con la voce tremante ai media ucraini, ricordando come ogni minuto di attesa si trasformasse in angoscia. “Non ha risposto. Poi è arrivato il messaggio ‘Richiamerò’, ma lui non sa scrivere un messaggio. E allora ho capito tutto…”. Quel giorno, invece di cercare rifugio, il marito di Valentina ha deciso di aiutare la comunità, fornendo acqua dopo la prima esplosione. Ma durante la seconda, è stato colpito e ucciso. Valentina ora è sola, con il cuore spezzato, vittima anche lei di un conflitto che non sembra avere fine.

Questo è solo uno dei tanti racconti di dolore e perdita che segnano la quotidianità di un popolo sotto attacco. Nel frattempo, Zelenskij non ha nascosto la sua frustrazione verso l’Occidente, sottolineando la mancanza di azioni decisive da parte dei leader dei paesi alleati. “Putin non si smentisce: è una persona malata, questo è chiaro da tempo a tutti. Ma è anche chiaro che può fare solo ciò che il mondo gli permette di fare”, ha dichiarato il presidente ucraino, lanciando un appello accorato per ottenere un sostegno più deciso. “La debolezza e la mancanza di risposte alimentano il terrore. E ogni leader, ogni nostro partner sa quali soluzioni decisive sono necessarie per porre fine a questa guerra, e per porvi fine in modo giusto”.
La richiesta di Zelenskij è chiara: non ci devono essere restrizioni sul raggio d’azione degli attacchi contro la Federazione Russa. “Ci è vietato utilizzare le armi dei nostri partner per colpire la Federazione Russa, e il nemico stesso utilizza costantemente armi di ogni tipo provenienti dalla Corea del Nord”, ha spiegato il Presidente ucraino, sottolineando l’urgente necessità di un cambiamento nelle politiche di assistenza militare da parte dei Paesi alleati. Gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna e altri Paesi, ha ricordato Zelenskij, hanno il potere di aiutare l’Ucraina a fermare il terrorismo russo. “Servono soluzioni”, ha concluso con fermezza.
Mentre l’Ucraina lotta per la sua sopravvivenza, il mondo osserva. Ma per quanto tempo ancora si potrà rimanere spettatori di fronte a una tragedia di queste proporzioni? Il tempo delle parole sembra ormai finito. È il momento di agire, di fare ciò che è necessario per mettere fine a questa guerra e per farlo in modo giusto, prima che altre vite innocenti vengano spezzate, prima che il terrore di Putin continui a diffondersi senza controllo, sembrerebbe suggerire Zelenskij.

Ironia della sorte, proprio come le truppe sovietiche che attraversarono il Dnepr sotto il fuoco nemico il 26 agosto 1943, oggi l’Ucraina si trova a dover affrontare nientemeno che la Russia, chi l’avrebbe mai detto. Ma se allora il coraggio e la determinazione portarono alla liberazione di Kiev, oggi, di fronte a un leader russo descritto da Zelenskij come “una persona malata”, è lecito, sebbene inquietante e preoccupante, domandarsi se il mondo libero avrà la stessa risolutezza nel contrastare questa nuova e terrificante ondata di aggressione.
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