In un quadro investigativo ancora denso di interrogativi, le ultime dichiarazioni di Valter Lavitola parrebbero orientate a scagionare Sigfrido Ranucci da qualsiasi tipo di coinvolgimento relativamente al presunto attentato. L’ex faccendiere parrebbe intenzionato a ridisegnare la narrazione dei fatti, lasciando intendere che il giornalista sarebbe del tutto estraneo alle dinamiche contestate. Un simile atteggiamento critico potrebbe tuttavia nascondere una ben precisa manovra difensiva, ideata per alleggerire la pressione mediatica e per deviare la rotta delle indagini verso scenari differenti.
Il tentativo di ripulire l’immagine prima di settembre
Le ultime dichiarazioni di Lavitola, attraverso il suo legale, sembrerebbero finalizzata a ripulire l’immagine pubblica del giornalista, il quale potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti già nel corso del mese di settembre. Attraverso una serie di ricostruzioni mirate, l’ex direttore dell’Avanti starebbe provando a costruire un’aura di totale estraneità attorno alla figura del conduttore che chiama addirittura “fratello”. Questa condotta consentirebbe al giornalista di presentarsi al prossimo interrogatorio in una posizione teoricamente più favorevole, sebbene rimarrebbe da chiarire fino a che punto tali estemporanee dichiarazioni possano considerarsi disinteressate o frutto di un preciso calcolo.
L’analisi del cellulare e la verifica del pentimento
Per fare piena luce sulla vicenda bisognerebbe comunque attendere gli esiti degli accertamenti irripetibili sui dispositivi informatici sequestrati all’indagato. Il presunto pentimento che Lavitola avrebbe maturato durante la permanenza in carcere, così come riferito dal suo legale, meriterebbe di essere vagliato con estrema cautela dalla magistratura. Solamente l’analisi approfondita dello smartphone e la perizia sui contenuti digitali potranno confermare la totale estraneità di Sigfrido Ranucci.
Il garantismo, le ombre su Report e l’attesa per le audizioni
Siamo tutti garantisti fino alla definitiva scoperta della verità, poiché la presunzione di innocenza dovrebbe rappresentare un principio intoccabile in qualsiasi vicenda. Ciononostante, occorre far presente che questo scandalo, qualora le dinamiche sospettate trovassero riscontro, metterebbe inevitabilmente in cattiva luce la trasmissione Report e la sua redazione. Proprio per diradare questa nebbia, sarebbe assolutamente giusto e doveroso che Ranucci si facesse audire nelle sedi preposte abbandonando, almeno temporaneamente, la conduzione del programma. In tale occasione, il giornalista potrebbe a sua volta raccontare tutta la verità, contribuendo a chiarire ogni singolo aspetto e a tutelare la trasparenza del proprio operato.
