Strage Crans-Montana: la Svizzera rinuncia ai rimborsi per i feriti italiani

Un gesto di rispetto e gratitudine diplomatica cancella l'ombra delle fatture inviate alle famiglie: Berna sosterrà le spese mediche per 1,64 milioni di euro, aprendo la strada ai risarcimenti.

Crans-Montana

Non basta una firma su una nota ufficiale per lenire la sofferenza di chi porta addosso i segni indestinguibili di una notte tragica, ma la svolta arrivata da Berna rappresenta un passaggio fondamentale di civiltà e rispetto. Il Consiglio federale svizzero ha reso noto che non chiederà all’Italia alcun rimborso per le spese mediche sostenute nei propri ospedali a favore dei dodici giovani italiani rimasti gravemente feriti nel rogo di capodanno al locale Constellation di Crans-Montana.

Si chiude così un capitolo doloroso e surreale. Nei mesi scorsi, infatti, alle famiglie dei ragazzi ancora sotto shock erano state recapitate (per un errore amministrativo, avrebbero poi precisato i mittenti) le fatture relative ai primi interventi di urgenza e alle degenze salvavita. Un ammontare complessivo di circa 1,5 milioni di franchi elvetici, pari a circa 1,64 milioni di euro. Fatture che rischiavano di trasformare una tragedia umana in un pesante contenzioso economico.

Il nodo dell’accordo ALC e la svolta diplomatica

Dal punto di vista normativo, la questione appariva inizialmente complessa. L’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione Europea (ALC) stabilisce come regola generale che ogni Stato debba farsi carico delle spese sanitarie sostenute dai propri cittadini assicurati, anche quando le cure vengono erogate nel territorio di un altro Paese firmatario.

Tuttavia, lo stesso quadro legislativo prevede la possibilità di concedere deroghe straordinarie in casi eccezionali. È su questa corsia che si è mosso il confronto politico tra Roma e Berna. La fermezza iniziale delle istituzioni italiane, decise a non accettare che le conseguenze economiche di una simile catastrofe ricadessero sulle vittime, ha aperto la strada a un dialogo di alto livello. Il nodo si è sciolto a seguito dei colloqui avviati a maggio tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’allora presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin.

Nella nota con cui il governo elvetico ha comunicato la rinuncia definitiva ai rimborsi, la scelta viene motivata non solo con la gravità inusitata dell’evento, ma anche come un vero e proprio “gesto di gratitudine” e reciprocità verso l’Italia. Nelle ore immediatamente successive al rogo, infatti, la Protezione Civile italiana e le strutture sanitarie nazionali si erano attivate senza riserve, offrendo un supporto rapido, gratuito e privo di ostacoli burocratici per accogliere e trasferire i feriti nei centri italiani specializzati per grandi ustionati.

Tra il ricordo del tragico rogo e la quotidianità delle cure

La memoria di quella notte resta una ferita aperta per due comunità e due nazioni. Festeggiare l’arrivo del nuovo anno doveva essere un momento di gioia per centinaia di adolescenti e giovani giunti a Crans-Montana. L’incendio scoppiato al Constellation, innescato dal contatto tra le scintille dei fuochi pirotecnici sulle bottiglie e la schiuma acustica infiammabile che rivestiva il soffitto, si è trasformato in una trappola mortale. Il bilancio finale è stato devastante: 41 giovani vite spezzate e 115 feriti, molti dei quali con ustioni profonde che richiedono terapie continue.

Per chi è sopravvissuto, il ritorno alla vita quotidiana è un cammino tutt’altro che lineare. È una battaglia fatta di piccoli passi, medicazioni complesse e percorsi di riabilitazione fisica e psicologica che affrontano alti e bassi ogni singolo giorno. Tra chi rientra a scuola dopo quasi due mesi passati in terapia intensiva e chi deve pianificare futuri interventi chirurgici, il quotidiano delle famiglie si misura sulla resilienza e sulla necessità di non essere lasciati soli.

Le voci dei familiari e gli sviluppi dell’inchiesta

La notizia dell’accordo tra Roma e Berna è stata accolta dai familiari con un misto di sollievo e determinazione. Se da un lato l’annullamento dei conti rappresenta la fine di una parentesi paradossale e ingiusta, dall’altro viene letto da molti genitori come un segnale significativo nell’ottica delle future trattative per i risarcimenti legali.

Accanto al sostegno economico e sanitario, resta ferma la richiesta prioritaria di giustizia. L’inchiesta giudiziaria prosegue per delineare la catena di colpe e omissioni che ha reso possibile la tragedia. Sul registro degli indagati figurano attualmente i due proprietari della struttura, Jacques e Jessica Moretti, insieme ad altre 17 persone, tra funzionari pubblici, amministratori e responsabili della sicurezza. Garantire la continuità dell’assistenza medica e accertare ogni singola responsabilità rimangono i due pilastri fondamentali affinché a questi ragazzi sia dato lo spazio e la dignità per ricostruire il proprio domani.