Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nell’estate del 2007, si arricchisce di un nuovo ed importante capitolo giudiziario. La Procura della Repubblica di Pavia ha infatti formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio. Gli inquirenti hanno confermato la linea d’accusa tracciata al termine della fase investigativa preliminare: Sempio avrebbe aggredito e ucciso la giovane colpendola ripetutamente con un oggetto contundente, a seguito del rifiuto opposto dalla vittima a un tentativo di approccio sessuale.
Il ruolo del Gup e l’obiettivo dell’udienza preliminare
La parola passa ora al Giudice per l’udienza preliminare (Gup), una figura terza rispetto al Giudice per le indagini preliminari (Gip) che ha seguito finora gli atti. L’udienza preliminare ha una funzione di “filtro” fondamentale nel sistema procedurale italiano: serve a passare al vaglio la consistenza del quadro probatorio presentato dall’accusa per evitare che vengano incardinati dibattimenti inutili, costosi o palesemente destinati a concludersi con una sentenza di proscioglimento. Si va a processo, infatti, solo laddove sussista una concreta e ragionevole prospettiva di condanna.
Le decisioni a disposizione del Giudice
Nel corso dell’udienza preliminare, il Gup sarà chiamato a prendere una decisione valutando fondamentalmente tra tre strade differenti previste dal codice di procedura penale. La prima opzione consiste nell’accoglimento della richiesta della Procura attraverso l’emissione del decreto che dispone il giudizio, rinviando ufficialmente l’imputato a processo. La seconda possibilità prevede invece il rigetto dell’impianto accusatorio tramite una sentenza di non luogo a procedere, qualora gli elementi raccolti vengano ritenuti insufficienti o infondati per sostenere l’accusa in giudizio.
Esiste infine una terza via, rappresentata dalla richiesta di integrazione probatoria, con cui il giudice ordina al Pubblico Ministero di effettuare ulteriori indagini o perizie per chiarire punti specifici, fissando un termine per il loro completamento. Anche la difesa dell’indagato conserva la facoltà di sollecitare approfondimenti investigativi supplementari. A questo proposito, l’avvocato Liborio Cataliotti, che affianca la collega Angela Taccia nella difesa di Sempio, ha già confermato l’intenzione di avanzare una richiesta in tal senso, sulla quale il Gup si troverà a dover decidere.
Tempistiche reali e previsioni per l’udienza
Dal punto di vista normativo, la data dell’udienza preliminare dovrebbe essere fissata dal giudice entro cinque giorni dal deposito formale della richiesta di rinvio a giudizio, con uno svolgimento previsto entro i trenta giorni successivi. Tuttavia, la realtà delle aule giudiziarie racconta spesso tempistiche ben diverse.
Tra i ritardi strutturali dei tribunali e la complessità specifica dei singoli incartamenti, i tempi tendono ad allungarsi in modo significativo. Secondo le stime dell’avvocato Cataliotti, l’udienza potrebbe slittare persino al 2027. La ragione principale risiede nel volume straordinario degli atti di causa: l’esame di un fascicolo così imponente richiederà infatti al Gup un congruo periodo di studio, del tutto analogo a quello necessario ai legali della difesa.
La strategia difensiva e il nodo della Corte Costituzionale
Una volta definita la data dell’udienza, la difesa di Sempio intende mettere in campo una precisa strategia procedurale, chiedendo al Gup di sospendere il procedimento per sollevare un’eccezione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale. Spetterà sempre al giudice stabilire se la questione sia pertinente e fondata prima di rimettere eventualmente gli atti alla Consulta.
Il nodo giuridico sollevato dai legali riguarda la compatibilità con la Costituzione del perseguimento di un nuovo indagato per il medesimo reato quando esiste già una condanna passata in giudicato a carico di un’altra persona, pronunciata peraltro senza formulare l’ipotesi di un concorso di più persone nel delitto.
L’ombra della revisione per Alberto Stasi
Sullo sfondo della vicenda rimane la posizione di Alberto Stasi, l’allora fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di reclusione. Stasi sta attualmente scontando la parte finale della pena in regime alternativo tramite l’affidamento in prova ai servizi sociali.
Nel frattempo, i suoi difensori, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, stanno ultimando l’istanza per chiedere la revisione del processo. Si tratta dell’istituto straordinario a cui si ricorre in presenza di prove nuove ed eclatanti in grado di ribaltare una sentenza definitiva di colpevolezza. I legali di Stasi hanno confermato tramite nota ufficiale che la richiesta verrà presentata a breve, garantendo prossimi aggiornamenti sull’evoluzione dell’istanza.
