Crisi idrica in Veneto: Po ai minimi, l’Adige ha riserve d’acqua per 10 giorni

Il livello del Po continua a scendere mentre nel comprensorio dell'Adige cresce l'allarme per le scorte idriche. Gli agricoltori chiedono interventi strutturali per affrontare le emergenze climatiche.

Crisi idrica

La crisi idrica continua ad aggravarsi in Veneto, dove la scarsità di precipitazioni e le temperature elevate stanno mettendo sotto pressione fiumi, coltivazioni e riserve d’acqua. Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia Veneto), la situazione resta particolarmente critica sia lungo il Po sia nel bacino dell’Adige, con ripercussioni sempre più pesanti sul comparto agricolo.

L’ultima rilevazione effettuata a Pontelagoscuro, alle ore 8.30, registra infatti il livello del Po a -6,34 metri rispetto allo zero idrometrico, un dato che conferma il perdurare della fase di grave sofferenza del principale corso d’acqua italiano.

Adige in preallarme: riserve sufficienti solo per pochi giorni

Anche il comprensorio dell’Adige si trova in una situazione delicata. Secondo quanto evidenziato da Cia Veneto, le disponibilità idriche destinate all’agricoltura nella Bassa Padovana sarebbero sufficienti soltanto per i prossimi dieci giorni.

In assenza di precipitazioni significative, potrebbero essere sospese le derivazioni d’acqua verso canali e sistemi di irrigazione agricola. Il protocollo previsto per queste situazioni stabilisce infatti che, in caso di ulteriore peggioramento, venga garantita prioritariamente la fornitura di acqua per gli usi civili e domestici, limitando quella destinata alle attività agricole.

Le piogge non sono bastate a invertire la tendenza

Il temporale che ha interessato parte della regione nei giorni scorsi non ha prodotto benefici concreti sul fronte della siccità. Le quantità d’acqua cadute si sono rivelate insufficienti a ripristinare le riserve idriche, mentre le previsioni meteorologiche non indicano, almeno nell’immediato, precipitazioni tali da modificare il quadro.

La gravità della situazione ha portato il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, a dichiarare lo stato di emergenza regionale.

Mais in difficoltà: raccolti già compromessi

Le conseguenze della carenza d’acqua si stanno già riflettendo sulle produzioni agricole. In particolare, il mais coltivato senza sistemi di irrigazione sta registrando perdite importanti.

Secondo il presidente di Cia Veneto, Giorgio Puppin, le coltivazioni non irrigue hanno già perso circa il 35% del potenziale produttivo. Le elevate temperature hanno compromesso lo sviluppo delle piante, impedendo il corretto completamento della maturazione delle spighe. Inoltre, ogni giornata caratterizzata da caldo intenso potrebbe aggravare ulteriormente il bilancio, aumentando i danni di circa il 5%.

Anche dove l’irrigazione è ancora disponibile, la sua efficacia risulta ridotta a causa della forte evaporazione provocata dalle temperature elevate.

La richiesta degli agricoltori: servono interventi strutturali

Di fronte a una crisi che negli ultimi anni si presenta con sempre maggiore frequenza, Cia Veneto chiede un cambio di approccio nella gestione della risorsa idrica.

L’associazione sollecita le istituzioni a pianificare opere in grado di aumentare la capacità di accumulo dell’acqua, attraverso la realizzazione di bacini di contenimento che permettano di immagazzinare le risorse nei periodi più piovosi e distribuirle gradualmente durante le fasi di siccità.

Secondo gli agricoltori, investire in infrastrutture di questo tipo rappresenta una delle soluzioni più efficaci per garantire continuità alle produzioni agricole e affrontare con maggiore resilienza gli effetti dei cambiamenti climatici.