Una marea umana ha invaso le strade e le piazze delle principali città italiane presente allo sciopero generale indetto oggi. Tutti uniti per dare voce a un disagio sociale ormai diffuso a tutti i livelli della popolazione. La mobilitazione indetta dall’Unione Sindacale di Base, affiancata da numerose sigle studentesche, movimenti per la casa, pensionati e associazioni civiche, ha espresso una netta contrarietà al costante aumento del costo della vita e all’indirizzo politico-economico del Governo.
Al centro delle rivendicazioni vi è la dura contestazione dell’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, degli affitti e delle bollette energetiche, vissuti dai cittadini come una pressione insostenibile sul potere d’acquisto dei salari e delle pensioni. A questo elemento si aggiunge l’opposizione frontale alle politiche di riarmo e all’incremento della spesa militare a scapito dei servizi pubblici essenziali, in primis la sanità universale e la scuola pubblica. La giornata si è trasformata così in una critica aperta alle linee guida della futura legge di bilancio, chiedendo una radicale redistribuzione delle risorse economiche del Paese.
Mobilità in tilt: la paralisi delle tangenziali a Milano e nel Nord-Est
Le ripercussioni più pesanti sulla viabilità automobilistica e sul traffico si sono registrate nel capoluogo lombardo. A Milano, la testa del corteo composta da circa trentamila manifestanti, nata dalla convergenza tra la protesta degli studenti e quella del mondo del lavoro, è riuscita a raggiungere ed entrare sulla Tangenziale Est. L’arteria a scorrimento veloce è rimasta del tutto paralizzata per circa un’ora e mezza nel tratto compreso tra via Palmanova, Cascina Gobba e lo svincolo di Lambrate, prima che la marcia rientrasse verso i quartieri universitari.
Strategie analoghe di occupazione degli snodi stradali strategici si sono svolte nel Nord-Est del Paese. A Vicenza, i partecipanti alla mobilitazione si sono diretti compatti verso la tangenziale per bloccarne il flusso, venendo però fermati dallo schieramento delle forze dell’ordine. Allo stesso modo, nell’area urbana veneziana, le vie d’accesso ai raccordi autostradali e le rampe d’immissione verso la zona industriale sono state messe sotto pressione dai manifestanti, provocando pesanti rallentamenti alla circolazione.
I porti al centro della protesta: bloccata la movimentazione delle merci
L’impatto dello sciopero ha travolto con particolare incisività i settori nevralgici della logistica e del trasporto marittimo italiano. I lavoratori portuali di Trieste, Genova, Livorno e Ravenna hanno dato vita a presidi permanenti ed eretto blocchi ai varchi d’accesso degli scali fin dalle prime ore dell’alba, fermando di fatto la regolare operatività dei terminal container e delle merci.
Nel porto di Ravenna, la protesta guidata dalla Filt Cgil ha paralizzato sia il traffico veicolare sia le operazioni di carico e scarico delle banchine. L’iniziativa si è inserita all’interno di una più ampia mobilitazione coordinata su scala internazionale, che ha visto i lavoratori portuali di oltre cento scali e cinque continenti incrociare le braccia per rifiutare la logistica di guerra e il transito di forniture militari, ponendo l’accento sulla necessità di convertire l’economia nazionale verso scopi civili.
Focolai di tensione e scontri con le forze di polizia
Se in molte realtà come Napoli, Pisa, Cosenza e Palermo le imponenti manifestazioni sono sfilate in un clima privo di incidenti, in diversi altri centri la presenza di ampi spezzoni d’ordine pubblico ha portato a momenti di scontro diretto con le forze dell’ordine.
A Torino la tensione è salita gradualmente fin dalla mattinata, quando due bidoni di letame sono stati svuotati dinanzi all’ingresso del Palazzo Municipale. Successivamente, nei pressi di Piazza Castello, il tentativo del corteo di sfondare i cordoni di protezione attorno alla Prefettura ha provocato repentine cariche d’alleggerimento da parte degli agenti in tenuta antisommossa e l’uso prolungato degli idranti per disperdere i manifestanti. Scene analoghe si sono verificate a Mestre, dove il tentativo di oltrepassare il blocco di polizia all’altezza del cavalcavia per Venezia ha causato contatti ravvicinati tra agenti e manifestanti, portando al ferimento di sette poliziotti. A Vicenza, invece, la polizia ha fatto ricorso a lacrimogeni e idranti per impedire l’accesso alla tangenziale, con gli organizzatori che hanno denunciato il ferimento di tre manifestanti.
La risposta del mondo dell’istruzione e la mobilitazione diffusa
Il settore scolastico e universitario ha svolto un ruolo di primissimo piano nel garantire la riuscita e la capillarità dello sciopero su tutto il territorio nazionale. A Bologna la giornata è iniziata all’alba con il blocco degli accessi in diversi storici licei ed istituti agrari della città, dove gli studenti hanno posizionato cassonetti e catene davanti ai portoni d’ingresso, raccogliendo poi l’adesione dei commercianti del centro che hanno dovuto proteggere le vetrine con pannelli protettivi.
I cortei studenteschi si sono mossi con forza anche nel Mezzogiorno. A Napoli la chiusura temporanea delle stazioni della metropolitana ha scortato il passaggio di migliaia di giovani e famiglie, mentre a Palermo gli studenti in agitazione si sono uniti ai sindacati per denunciare lo stato di degrado strutturale dell’edilizia scolastica e richiedere investimenti urgenti nella sanità. A Cosenza, infine, il lungo serpentone di manifestanti è stato aperto da un presidio di agricoltori a bordo dei propri trattori, a testimonianza di una protesta che ha saputo saldare le istanze del mondo studentesco, lavorativo e produttivo.
