La trasferta che avrebbe dovuto rappresentare un passaggio fondamentale verso il Campionato del mondo si è trasformata in una profonda delusione per la Nazionale italiana di Powerchair Football. Gli azzurri, infatti, non sono riusciti a raggiungere la Scozia per partecipare a un torneo internazionale di preparazione dopo che, poco prima dell’imbarco, è emersa l’impossibilità di caricare a bordo le carrozzine elettriche utilizzate dagli atleti.
A raccontare quanto accaduto è il capitano della Nazionale, Simone Ranzato, che parla di mesi di lavoro e sacrifici vanificati nel giro di pochi minuti.
Il viaggio cancellato all’ultimo momento
Secondo quanto riferito dalla squadra, tutta la documentazione richiesta era stata presentata dalla Federazione con largo anticipo. Nei giorni precedenti alla partenza erano stati effettuati anche ulteriori contatti con la compagnia aerea. Procedura atta proprio per verificare che non vi fossero criticità legate al trasporto delle carrozzine sportive.
Le rassicurazioni ricevute avevano convinto gli atleti che tutto fosse stato organizzato correttamente. Solo in aeroporto, però, è arrivata la comunicazione che le carrozzine non potevano essere imbarcate nella stiva dell’aereo.
Tra le ipotesi prospettate sarebbe stata proposta una spedizione separata delle carrozzine verso un altro scalo, soluzione ritenuta impraticabile sia per motivi logistici sia per l’elevato valore degli ausili, indispensabili per gareggiare e per la mobilità quotidiana degli atleti.
La delusione degli azzurri
Per la Nazionale il torneo scozzese rappresentava un appuntamento importante nel percorso di avvicinamento ai Mondiali.
«Ciò che è successo ci ha sconcertati», racconta Simone Ranzato, spiegando che fino a pochi giorni prima della partenza non era stato segnalato alcun problema. Il capitano sottolinea anche la delusione di due giocatori convocati per la prima volta in Nazionale, che hanno visto sfumare un’occasione attesa da tempo.
Gli atleti erano già pronti a partire e avevano raggiunto l’aeroporto convinti che ogni dettaglio fosse stato risolto. L’annullamento del viaggio ha invece cancellato mesi di preparazione e allenamenti.
I danni economici e sportivi
Oltre all’amarezza personale, l’episodio ha avuto conseguenze concrete anche sull’attività della Federazione.
La mancata partecipazione al torneo compromette infatti un’importante fase di preparazione in vista del Campionato del mondo e comporta anche un significativo danno economico legato alle spese sostenute per biglietti, alloggi e organizzazione della trasferta.
La squadra auspica ora di ottenere il rimborso delle somme investite e chiede che episodi simili non si ripetano in futuro.
L’intervento del Comitato Italiano Paralimpico
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, che ha definito quanto accaduto un episodio «inaccettabile».
Secondo De Sanctis, il problema non riguarda soltanto un disservizio nei trasporti, ma tocca direttamente il tema dei diritti delle persone con disabilità. Per un atleta paralimpico, infatti, la carrozzina non rappresenta un semplice bagaglio, bensì uno strumento essenziale per la propria autonomia e per l’attività sportiva.
Il presidente evidenzia inoltre come l’accaduto abbia provocato un triplice danno: umano, per la delusione vissuta dagli atleti; sportivo, per la preparazione compromessa in vista dei Mondiali; ed economico, considerando i costi sostenuti dalla Federazione per una trasferta poi mai effettuata.
La richiesta di maggiore attenzione allo sport paralimpico
Per il Comitato Italiano Paralimpico, quanto accaduto dimostra la necessità di una maggiore conoscenza delle esigenze degli atleti con disabilità da parte di chi opera nel settore dei trasporti e della logistica.
L’obiettivo è garantire alle rappresentative paralimpiche le stesse condizioni riconosciute a qualsiasi altra nazionale sportiva. Sarebbe un buon modo di evitare che problemi organizzativi possano impedire la partecipazione a competizioni internazionali.
Il messaggio lanciato è chiaro: lo sport paralimpico deve essere considerato parte integrante del sistema sportivo italiano, senza distinzioni rispetto a quello olimpico. L’inclusione, sottolinea il presidente del CIP, si misura nella quotidianità, attraverso l’eliminazione degli ostacoli che ancora oggi limitano la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita sportiva e sociale.
