E non è un’invenzione e nemmeno un gioco di parole… così cantava Edoardo Bennato in una delle sue più celebri canzoni, “L’isola che non c’è”. Ma noi oggi vorremmo parlarvi di un’isola, anzi di un arcipelago, che c’è. Capo Verde, nei Mondiali di calcio versione “extra-large” voluti da Infantino, scrive una piccola favola e, dopo aver centrato una storica qualificazione alle fasi finali (Italia, dove sei?) si permette il lusso di passare il primo turno a gironi e accedere ai sedicesimi di finale.
Un piccolo Stato, un grande cuore
E pazienza se ai sedicesimi, questo minuscolo Stato di poco meno di 500.000 abitanti e di poco più di 4.000 km² di superficie, si troverà di fronte l’Argentina Campione in carica, la squadra della leggenda vivente Leo Messi. Se il sogno di partecipare a un’edizione dei Mondiali e quello di superare il primo turno si sono avverati, perché non continuare a sognare? Dopotutto il detto recita: “non c’è due senza tre”…
Vozinha, l’eroe che non ti aspetti
Ma i Capoverdiani, il cui entusiasmo è già esploso incontenibile per le due imprese compiute, sanno anche stare con i piedi per terra: sanno che all’idolo Messi possono contrapporre un solo giocatore che proprio con le sue gesta in questi Mondiali è balzato all’onore delle cronache: si tratta del portiere Vozinha, autentico eroe e capitano della squadra capoverdiana. Vozinha (vero nome Josimar José Évora Dias), mantenendo inviolata la sua porta nel girone di qualificazione a 40 anni compiuti (prima di lui ci erano riusciti solo Dino Zoff e Peter Shilton) e in particolare con il record di parate contro la Spagna, è divenuto un idolo da 15 milioni di followers su Instagram. E pensare che prima dell’inizio dei Mondiali non aveva potuto nemmeno pagare alla madre il biglietto aereo per l’America… . Ecco, quando il calcio ci racconta storie così, ci piace ancora. Nonostante Infantino.
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