Il cinema italiano perde una delle sue figure più provocatorie e riconoscibili. Si è spento a Roma all’età di 93 anni Tinto Brass, il regista che più di ogni altro ha legato il proprio nome all’erotismo del grande schermo, trasformando un genere spesso delegato al circuito marginale in un fenomeno di massa capace di segnare un’epoca. La notizia della scomparsa è stata resa nota dai familiari.
Dalla Nouvelle Vague all’avanguardia d’autore
Prima di diventare il punto di riferimento del cinema scandaloso dagli anni Ottanta in poi, il percorso di Tinto Brass, all’anagrafe Giovanni Brass, nato a Milano nel 1933 ma veneziano d’adozione, era nato sotto tutt’altri auspici. Dopo la laurea in Giurisprudenza, il giovane Brass si trasferì a Parigi per formarsi nel montaggio e nella regia, respirando da vicino l’atmosfera rivoluzionaria della Nouvelle Vague.
Rientrato in Italia e forte delle collaborazioni con maestri come Roberto Rossellini e Luigi Comencini, firma negli anni Sessanta una serie di pellicole sperimentali ed eclettiche (tra cui Col cuore in gola, L’urlo e Nerosubianco). Opere apprezzate dalla critica del tempo per la spinta d’avanguardia e la ricerca linguistica, che la critica moderna ha recentemente riscoperto e rivalutato.

Lo stile voyeuristico e il ribaltamento dei ruoli
La svolta verso le tematiche della sensualità si consolida nella seconda metà degli anni Settanta con Salon Kitty e con il controverso kolossal Caligola, segnato da vicende produttive turbolente e scontri con la produzione. Da lì in avanti, Brass sviluppa un codice visivo inconfondibile.
Il suo cinema si fonda su una narrazione ironica e sfacciata, dove il punto di vista del regista coincide con quello di uno spettatore nascosto. I film di Brass si riconoscono anche per alcuni tic registici ricorrenti che negli anni avevano reso il suo stile molto riconoscibile, come inquadrature che indugiano a lungo su parti del corpo femminili, specialmente i sederi; una predilezione per la nudità integrale; personaggi che si rivolgono direttamente allo spettatore rompendo la quarta parete; e il copioso utilizzo di specchi e oggetti di scena. Un’attenzione maniacale verso l’estetica del corpo femminile. A livello narrativo, il regista sovverte spesso i ruoli tradizionali: le protagoniste donne sono figure consce dei propri desideri, libere e intraprendenti, a fronte di figure maschili goffe o inadeguate.
I grandi successi e i volti del suo cinema
Il grande successo di pubblico arriva nel 1983 con La chiave, interpretato da Stefania Sandrelli. Da quel momento Brass inanella una serie di titoli iconici, da Miranda a Paprika, fino a Così fan tutte e Monella, che conquistano sia le sale cinematografiche sia il mercato dell’home video.
Attraverso i suoi film, il regista ha anche svolto un ruolo centrale nel lancio di giovani attrici diventate poi note al grande pubblico, come Claudia Koll, Francesca Dellera, Serena Grandi e Debora Caprioglio.
Sempre accompagnato dal suo inseparabile sigaro e da un’attitudine irriverente verso i tabù della società, Tinto Brass lascia un’eredità cinematografica che travalica l’erotismo, testimoniando la storia di un autore libero che ha saputo raccontare il desiderio con sguardo ironico e fuori dagli schemi.
