Ridere dell’eredità (per non piangere): Buccirosso fa centro al Teatro Manzoni

Foto Gilda Valenza

In scena al Teatro Manzoni di Milano fino all’8 novembre, «Qualcosa è andato storto» conferma la lucidissima maestria teatrale di Carlo Buccirosso, qui autore, regista e mattatore assoluto. Al centro dell’azione c’è uno dei grandi classici della commedia umana: la spartizione dell’eredità, quel detonatore emotivo ed economico capace di mandare in frantumi anche la più solida facciata di rispettabilità borghese.

L’intera pièce sceglie la rigorosa unità di luogo del teatro classico: il salotto di casa di una madre ormai ottantenne e vicina alla fine dei suoi giorni, riunita con i congiunti in occasione del suo compleanno. Tra candeline da spegnere e ipocrisie a stento celate, l’atmosfera festosa si trasforma presto in un campo minato. A fare da arbitro e parafulmine c’è Corrado Postiglione, interpretato da un Buccirosso in stato di grazia: un modesto avvocato di provincia abituato a gestire cause ordinarie, che si ritrova catapultato nel contenzioso più insidioso, logorante e grottesco della propria carriera.

A contendergli la scena e il senno sono le due sorelle, decise a contendersi beni, proprietà e presunti diritti senza esclusione di colpi. La forza dello spettacolo risiede proprio nella veridicità disarmante del conflitto: dietro le risate a scena aperta, il testo riflette con spietata precisione le dinamiche che avvelenano tante famiglie quando di mezzo finiscono parenti, testamenti e denaro.

La drammaturgia corre via rapida, scandita da dialoghi serrati e tempi comici impeccabili. Le frequenti incursioni nel dialetto napoletano – sempre limpide, calibrate e perfettamente fruibili anche dal pubblico milanese – donano al testo un calore e una concretezza teatrale unici. A supportare Buccirosso c’è un cast corale affiatato e magistrale, in cui ogni interprete valorizza le sfumature meschine, goffe o disperate del rispettivo personaggio, senza mai scivolare nella macchietta fine a se stessa.

A differenza delle tante faide ereditarie della vita reale, dove rancori e veleni si trascinano all’infinito tra aule di tribunale, la commedia sceglie un epilogo differente, capace di spiazzare le aspettative della platea e di dare una svolta inattesa alla vicenda.

Due ore di teatro brillante che diverte di continuo ma punge dove fa più male, mettendo a nudo le nostre fragilità quotidiane con eleganza e intelligenza. Uno spettacolo cinico, affettuoso e assolutamente da vedere.