La vicenda giudiziaria ha avuto inizio il 24 luglio 2024, Padova, quando i genitori di un neonato di appena due mesi avevano allertato il 118 a causa di una grave crisi respiratoria e di un improvviso stato di cianosi del piccolo. Una volta ricoverato nel reparto di pediatria dell’azienda ospedaliera, tuttavia, i sanitari hanno iniziato a nutrire forti sospetti. Contrariamente a quanto ci si sarebbe atteso dalle cure mediche, le condizioni di salute del neonato peggioravano costantemente. Però crisi e peggioramenti si verificavano regolarmente subito dopo le visite dei familiari nella stanza d’ospedale.
Le telecamere della polizia e l’orrore in corsia
Di fronte al quadro clinico anomalo, sono scattate le indagini coordinate dalla Procura e supportate dalla polizia. All’interno della stanza di degenza è stata installata una telecamera nascosta, le cui immagini hanno svelato una realtà agghiacciante. I filmati hanno immortalato il padre del bambino, un ragazzo di 22 anni, mentre entrava nella stanza, controllava l’ambiente con fare circospetto e, credendosi al sicuro, si avvicinava al lettino. L’uomo sottoponeva il neonato a ripetute violenze, inserendogli le dita in bocca e comprimendogli il torace. Interrompendo le sevizie solo all’arrivo di estranei per poi riprenderle subito dopo. Le indagini hanno accertato che i maltrattamenti erano iniziati subito dopo la nascita e sono proseguiti fino al 30 ottobre, quando l’intervento tempestivo degli agenti ha interrotto l’escalation di orrore.
Il movente choc: menomare il figlio per speculare su risarcimenti e sussidi
Secondo l’impianto accusatorio, suffragato dalle prove video e dalle perizie medico-legali, l’obiettivo del giovane era di fare del male al proprio figlio per renderlo disabile. Il piano criminale prevedeva di sfruttare la disabilità per due scopi. Uno era ottenere cospicui sussidi e assegni statali di assistenza e, secondo, intentare una causa legale contro l’ospedale, accusando la struttura sanitaria di aver ridotto il piccolo in quelle condizioni per intascare un maxi-risarcimento. Le lesioni permanenti e devastanti subite dal neonato al cavo orale sono state confermate anche dagli specialisti durante l’incidente probatorio. Lesioni che hanno reso purtroppo necessaria l’amputazione della lingua e interventi chirurgici invasivi.
La difesa dell’imputato e la condanna: “Nessuna attenuante”
Durante le fasi del procedimento, il giovane imputato, difeso dall’avvocato Andrea Zambon, ha cercato di respingere le accuse, sostenendo di non aver mai voluto fare del male al bimbo. La sua versione attribuiva le manovre a un tentativo di soccorrere il piccolo a seguito di presunte apnee e fuoriuscite di sangue dalla bocca. Sostenendo di eseguire indicazioni che, a suo dire, gli sarebbero state fornite dai medici. Una linea difensiva che non ha convinto i giudici. Il Tribunale ha infatti emesso una condanna a otto anni di reclusione, negando categoricamente qualsiasi attenuante all’imputato. Attualmente il giovane è destinatario della misura cautelare del divieto di dimora in Veneto, mentre la madre e i figli si trovano protetti all’interno di una struttura dedicata.
Una vicenda drammatica
La violenza sui minori è già di per sé atroce, ma quando arriva da un genitore, cioè da chi dovrebbe proteggere, curare e amare incondizionatamente la vita che ha messo al mondo, si incontra qualcosa che sfida la logica, la morale e l’istinto più primordiale.
Pensare a un neonato del tutto indifeso sottoposto a tanto dolore per puro calcolo economico lascia un senso di vuoto e di rabbia profonda. È normale sentire il bisogno di sfogare questa sensazione di impotenza di fronte all’oscurità di certi comportamenti umani. Nelle notizie così buie, l’unico fragile barlume di luce sta nell’intuito dei medici e nel lavoro tempestivo delle forze dell’ordine e dei giudici. Le loro azioni hanno impedito il protrarsi dell’orrore, a mettere al sicuro la madre e i bambini e ad assicurare il responsabile alla giustizia senza concedergli sconti.
