IA e Hollywood divise: Scorsese guida il fronte favorevole

Il regista entra in Black Forest Labs e rilancia il dibattito sull'uso dell'intelligenza artificiale nel cinema

IA Hollywood scorsese

L’intelligenza artificiale continua a dividere Hollywood. Da una parte c’è chi vede nelle nuove tecnologie un’opportunità per innovare il linguaggio cinematografico e ottimizzare i processi produttivi; dall’altra chi teme che l’automazione possa compromettere la creatività umana e il valore artistico delle opere.

Tra i sostenitori più autorevoli dell’IA c’è Martin Scorsese. Il regista premio Oscar è diventato socio e consulente di Black Forest Labs, startup tedesca specializzata nello sviluppo di modelli generativi per immagini e video. Il cineasta utilizzerà la tecnologia dell’azienda per realizzare storyboard e concept visivi destinati alla preparazione dei suoi prossimi progetti cinematografici.

Scorsese: “Il cinema deve evolversi”

Commentando la collaborazione, Scorsese ha sottolineato come il cinema sia una forma d’arte relativamente giovane e debba restare aperta all’innovazione tecnologica.

Secondo il regista, l’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento utile nelle fasi preliminari della produzione, senza necessariamente sostituire il contributo creativo degli autori. Una posizione che si inserisce in un dibattito sempre più acceso all’interno dell’industria dell’intrattenimento.

James Cameron tra i principali sostenitori dell’IA

Anche James Cameron figura tra le personalità di Hollywood più favorevoli all’adozione dell’intelligenza artificiale. Nel 2024 il regista di “Avatar” e “Terminator” è entrato nel consiglio di amministrazione di Stability AI, la società nota per aver sviluppato Stable Diffusion.

Per Cameron, l’IA potrebbe contribuire a ridurre significativamente i costi degli effetti speciali e delle produzioni ad alto budget. Allo stesso tempo, il regista ritiene che la tecnologia non debba sostituire gli interpreti, ma spingere artisti e professionisti a sviluppare nuove competenze creative.

Demi Moore: “Combattere l’IA è una battaglia persa”

L’approccio pragmatico verso l’intelligenza artificiale sta trovando sempre più sostenitori nel settore. Tra questi c’è anche Demi Moore, che durante il Festival di Cannes 2026 ha invitato l’industria cinematografica ad accettare il cambiamento tecnologico.

Secondo l’attrice, l’IA è ormai una realtà consolidata e opporsi alla sua diffusione rischia di trasformarsi in una battaglia destinata al fallimento. Una posizione che riflette la crescente convinzione, in parte del settore, che l’obiettivo debba essere regolamentare e integrare la tecnologia piuttosto che contrastarla.

Del Toro e Spielberg guidano il fronte contrario

Di tutt’altro avviso Guillermo del Toro. Il regista messicano ha espresso negli ultimi anni una posizione sempre più critica nei confronti dell’intelligenza artificiale generativa.

Durante la presentazione del suo adattamento di “Frankenstein” per Netflix, Del Toro ha dichiarato di non avere alcun interesse verso questi strumenti. Successivamente, ai Gotham Awards, ha ribadito il valore del lavoro creativo umano, definendo il suo film un’opera realizzata “da esseri umani per esseri umani”.

Anche Steven Spielberg mantiene una linea prudente. Pur riconoscendo l’utilità dell’IA come supporto tecnico, il regista ha più volte evidenziato la necessità di preservare il ruolo centrale degli sceneggiatori e della creatività umana nella costruzione delle storie.

Il nodo dei sindacati e della tutela professionale

Le preoccupazioni non riguardano soltanto gli autori. Nel 2023 i sindacati statunitensi degli sceneggiatori (WGA) e degli attori (SAG-AFTRA) hanno ottenuto nuovi accordi contrattuali pensati per limitare il rischio di sostituzione del lavoro umano attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

Le intese, che dovranno essere ridiscusse entro la fine di giugno, rappresentano uno dei principali strumenti di tutela per professionisti che temono una progressiva svalutazione delle proprie competenze e della propria identità artistica.

Dalle voci ai volti: cresce la corsa alla protezione digitale

L’attenzione verso i possibili utilizzi impropri dell’IA è alta anche fuori dagli Stati Uniti. In Italia, il doppiatore e attore Luca Ward ha registrato il proprio timbro vocale per difendersi da eventuali riproduzioni non autorizzate generate artificialmente.

Una strategia adottata anche da Matthew McConaughey, che ha registrato diversi marchi destinati a proteggere immagine, voce ed espressioni facciali. Un tema che si intreccia con gli interessi economici dello stesso attore, investitore da anni in ElevenLabs, azienda specializzata nella clonazione vocale e nelle tecnologie di sintesi del parlato.

Un settore diviso tra innovazione e timori

L’intelligenza artificiale continua quindi a spaccare Hollywood. Mentre registi come Scorsese e Cameron ne esplorano le potenzialità creative e produttive, altri autori difendono con forza il ruolo insostituibile dell’intervento umano.

La sfida per il cinema dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela del lavoro creativo e salvaguardia dell’identità artistica che da sempre caratterizza la settima arte.