Resta senza nomi iscritti nel registro degli indagati l’inchiesta sulla morte di madre e figlia a Pietracatella, decedute dopo Natale 2025 in circostanze sospette. Secondo fonti investigative, il fascicolo è tuttora aperto contro ignoti, nonostante nelle ultime ore si fossero diffuse indiscrezioni su possibili sviluppi a carico di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Le voci, poi ridimensionate, sarebbero state alimentate anche dal recente cambio di difesa dell’uomo, ex sindaco del paese, che al momento risulta soltanto persona informata sui fatti.
Cambio di avvocato per Gianni Di Vita
A lasciare l’incarico è stato l’avvocato Arturo Messere, che ha parlato di “motivi contingenti” senza aggiungere ulteriori dettagli. La difesa di Di Vita sarà ora affidata all’avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale ed esponente politico con un passato nel Partito Democratico, lo stesso contesto in cui anche Di Vita ha ricoperto ruoli negli anni precedenti.
Il cambio legale, secondo quanto emerge, non sarebbe legato a sviluppi investigativi ma a divergenze strategiche sulla gestione della fase attuale.
Dalla sospetta intossicazione all’ipotesi di omicidio
L’inchiesta ha subito una svolta significativa negli ultimi mesi. Inizialmente considerata una possibile intossicazione alimentare, oggi la vicenda è formalmente trattata come un caso di duplice omicidio premeditato.
Determinante è stato l’esito degli esami tossicologici, che avrebbero rilevato tracce di ricina nel sangue delle due vittime e in un capello di una di loro. Si tratta di una sostanza altamente tossica, ricavata dai semi di ricino, per la quale non esiste un antidoto specifico.
Questo elemento ha spinto gli inquirenti a privilegiare la pista dell’avvelenamento rispetto ad altre ipotesi iniziali.
Un’unica indagine e cambio di competenza
Un passaggio chiave riguarda anche la riorganizzazione dell’inchiesta. Tutti i fascicoli sono stati accorpati sotto la Procura di Larino, che ora coordina le indagini.
In precedenza era stata aperta anche un’indagine per omicidio colposo a Campobasso, con alcuni medici iscritti nel registro. Il trasferimento indica però che, secondo gli inquirenti, l’evento che ha causato le morti sarebbe avvenuto prima del ricovero ospedaliero, probabilmente nell’abitazione della famiglia.
Gli investigatori tornano ai giorni di Natale
L’attenzione degli inquirenti è concentrata su quanto accaduto tra il 23 e il 25 dicembre 2025. Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione pasti, presenze e spostamenti all’interno della casa.
Particolare rilievo assume la sera del 23 dicembre e la cena della Vigilia, alla quale avrebbero partecipato numerose persone. In casi di sospetto avvelenamento, la ricostruzione dettagliata di chi era presente e di chi ha consumato determinati alimenti è fondamentale per individuare il momento dell’esposizione alla tossina.
Nuovi interrogatori e persone ascoltate
Prosegue intanto il lavoro della Squadra Mobile, con una nuova serie di interrogatori in Questura. Sono già diverse decine le persone sentite, tra parenti e soggetti vicini alla famiglia.
Tra gli ascoltati figurano anche lo stesso Gianni Di Vita, la figlia maggiore e altri familiari. L’obiettivo è costruire una cronologia il più possibile precisa degli eventi e chiarire ogni dettaglio utile.
I punti ancora da chiarire
Alcuni elementi rendono il quadro particolarmente complesso. La figlia maggiore, ad esempio, non avrebbe accusato sintomi, mentre Gianni Di Vita, pur essendo stato ricoverato, non avrebbe mostrato tracce di ricina nelle analisi effettuate. Per questo motivo, i campioni potrebbero essere sottoposti a ulteriori verifiche.
Queste incongruenze rappresentano uno degli snodi principali dell’indagine: capire quando e come la sostanza sia stata assunta e perché non tutti i presenti abbiano sviluppato gli stessi effetti.
Un’indagine ancora aperta
Nonostante i progressi sul piano scientifico e investigativo, il caso resta privo di responsabili individuati. La priorità degli inquirenti è ora ricostruire con precisione la catena degli eventi che ha portato alla morte delle due donne.
Solo chiarendo il momento e le modalità dell’esposizione alla ricina sarà possibile dare una svolta definitiva a un’inchiesta che, a distanza di mesi, presenta ancora molti interrogativi.
