Uffizi e presunto attacco hacker: la Direzione smentisce il furto di dati

Il museo fiorentino bolla come falsa la notizia trapelata sui giornali: "Sistemi a circuito chiuso, nessuna password è stata rubata e le opere erano già state spostate per i lavori".

Uffizi hacker

Nelle ultime ore è scoppiato un vero e proprio caso attorno alle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Diverse testate giornalistiche hanno diffuso la notizia di una grave violazione informatica che avrebbe messo in ginocchio il celebre polo museale, parlando di codici d’accesso rubati, richieste di riscatto e persino mappe della sicurezza finite nelle mani dei pirati informatici. La Direzione del museo, tuttavia, ha risposto con una secca e dettagliata smentita, definendo l’intera vicenda una colossale bufala. Resta ora da capire se si tratti di un reale falso allarme o se l’istituzione stia cercando di ridimensionare un evento critico.

La ricostruzione della telefonata e le accuse ai media

Secondo quanto dichiarato dal museo, la macchina mediatica si sarebbe mossa senza concedere il giusto diritto di replica. La Direzione ha fatto sapere di aver ricevuto un’unica chiamata anonima in tarda serata. Solo un’ora dopo è emerso che si trattava di un giornalista che aveva già mandato in stampa ben due articoli focalizzati sui presunti problemi di sicurezza derivanti da un attacco hacker risalente al primo febbraio scorso.

Dagli Uffizi fanno sapere che il pezzo uscito in edicola è costellato di imprecisioni e dettagli privi di fondamento, sottolineando che se fosse stato concesso il tempo necessario per dialogare con la stampa, l’allarmismo si sarebbe potuto evitare.

Telecamere e password: la difesa del sistema informatico

Le prime indiscrezioni parlavano di un’intrusione totale capace di compromettere l’intero archivio fotografico e la sicurezza del patrimonio artistico. La risposta del museo non si è fatta attendere: nessuna registrazione di alcun danno e non si è verificato alcun furto.

Per quanto riguarda i sistemi di videosorveglianza, il passaggio dalle vecchie telecamere analogiche a quelle digitali di ultima generazione era già stato avviato nel 2024 su indicazione della polizia, e successivamente accelerato dopo i noti eventi che avevano coinvolto il Louvre. Sulla questione delle password, la Direzione ha chiarito che l’infiltrazione è impossibile poiché l’intera rete di sicurezza viaggia su un circuito chiuso interno, completamente isolato dal web.

Il mistero del Tesoro dei Granduchi e la sicurezza antincendio

Un altro punto cardine dell’inchiesta giornalistica riguardava il trasferimento d’urgenza del Tesoro dei Granduchi nei caveau della Banca d’Italia e la muratura improvvisa di alcune porte. Anche su questo fronte, gli Uffizi hanno fornito una spiegazione puramente logistica e burocratica.

Lo spostamento delle opere preziose era già stato pianificato in autunno a seguito del bando di gara per il totale rifacimento del museo, lanciato a settembre. Di conseguenza, bisognava comunque svuotare le sale per permettere l’avvio del cantiere. Per quanto riguarda le porte bloccate, si tratta di interventi necessari per la prevenzione degli incendi e per limitare la permeabilità di un edificio storico del Cinquecento. Depositata la relativa documentazione ai Vigili del Fuoco, proprio l’altro ieri. Un traguardo storico per la struttura dopo decenni di assenza di certificazione.

Infine, il museo ha confermato che non c’è stata alcuna violazione dei telefoni aziendali e che il blocco di alcuni giorni è stato dovuto esclusivamente alle normali procedure di ripristino dei server tramite backup, senza alcuna perdita di informazioni.