Un’ordinanza di misura cautelare è stata eseguita dai carabinieri nei confronti di tre ragazzi di 17 anni, ritenuti gravemente indiziati per il violento pestaggio a sfondo omofobo avvenuto nella notte del 14 settembre 2025 nel centro di Roma.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima, un giovane di 25 anni, stava rientrando a casa quando sarebbe stata accerchiata dal gruppo. L’episodio si sarebbe consumato in pochi minuti, ma con un livello di violenza tale da provocare conseguenze fisiche e psicologiche rilevanti.
L’aggressione e gli insulti omofobi
La dinamica delineata nell’ordinanza descrive un’escalation improvvisa: uno dei minorenni avrebbe dapprima strappato e spezzato il ventaglio che il 25enne teneva in mano, sputandogli poi in faccia. Subito dopo sarebbero partiti pugni ripetuti al volto, alle costole e alla nuca.
Caduto a terra e già sanguinante, il giovane sarebbe stato ulteriormente colpito e deriso. Durante l’aggressione, gli indagati avrebbero pronunciato frasi offensive e minacce con chiaro contenuto omofobo, prima di allontanarsi.
Le conseguenze per la vittima
Le condizioni del ragazzo sono apparse da subito serie. I medici hanno riscontrato un trauma cranio-facciale complesso, la frattura delle ossa nasali e contusioni alle costole, con una prognosi iniziale di 20 giorni.
In un secondo momento, al quadro clinico si è aggiunto un disturbo post traumatico da stress, che ha comportato un ulteriore periodo di prognosi di 30 giorni, segno dell’impatto psicologico dell’aggressione.
Le valutazioni del giudice
Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari evidenzia la particolare gravità delle condotte, definite espressione di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima”. Vengono inoltre sottolineati profili di pericolosità legati alla personalità degli indagati, descritti come caratterizzati da evidente omofobia e da una propensione al reato, anche alla luce di precedenti carichi pendenti.
La Procura aveva richiesto una misura più rigorosa, ossia il collocamento in comunità dei tre minorenni.
Permanenza in casa e avvertimento del Tribunale
Il giudice ha tuttavia optato per la misura cautelare della permanenza in casa, imponendo ai tre indagati il divieto di allontanarsi dalle rispettive abitazioni. La decisione mira a bilanciare l’esigenza di prevenire il rischio di reiterazione del reato con la tutela del percorso educativo dei giovani, ritenendo allo stato attuale adeguato il contesto familiare per garantire il rispetto delle prescrizioni.
I ragazzi sono stati affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Il Tribunale ha però lanciato un chiaro monito: in caso di gravi o ripetute violazioni delle disposizioni, o di allontanamento ingiustificato, potrà essere immediatamente disposta la misura più severa del collocamento in comunità.
