Milano, rimpatriati due aggressori del rabbino: il terzo va a processo

Misure severe per l'episodio di odio religioso a piazzale Bande Nere: due giovani espulsi dall'Italia, mentre il ventenne arrestato attende la prima udienza a novembre.

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Due dei tre giovani responsabili delle molestie e dell’aggressione ai danni del rabbino Rav Tzemach Mizrachi, sono stati rimpatriati nei rispettivi paesi d’origine, Marocco e Tunisia. I due ragazzi, di 19 e 22 anni e residenti fuori città, erano stati inizialmente denunciati a piede libero, accompagnati dal divieto di dimora a Milano per un anno emesso dalla Questura.

Il provvedimento di espulsione ha raccolto il commento del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il ministro ha ribadito l’intolleranza delle istituzioni nei confronti di qualsiasi manifestazione di odio e antisemitismo. Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che ha definito l’atto una decisione fondamentale per la sicurezza e la democrazia, auspicando inoltre un rapido iter legislativo per il Ddl contro l’antisemitismo.

La posizione giudiziaria del terzo responsabile

Rimane invece sul territorio nazionale il terzo coinvolto, un ventenne nato da famiglia tunisina identificato come Ilyes Zahani. Per lui, arrestato con le accuse di propaganda e istigazione a delinquere aggravate dalla discriminazione religiosa. Il giudice ha disposto la liberazione con obbligo di firma in attesa dell’apertura del processo, prevista per il mese di novembre.

L’ordinanza cautelare ha evidenziato come l’azione del gruppo non sia stata un semplice atto goliardico, come sostenuto dagli indagati, bensì un’aggressione mossa da un chiaro intento di odio religioso ed etnico.

La ricostruzione dei fatti di piazzale Bande Nere

I fatti risalgono al 16 settembre scorso in piazzale Bande Nere. Il responsabile della sinagoga Chabad di Milano è stato prima deriso e molestato da un gruppo di giovani che gli hanno sottratto il copricapo per deriderlo con un finto balletto, per poi passare alle percosse fisiche con un calcio alle gambe.

L’episodio, non isolato nella storia recente della vittima ma culminato questa volta in violenza fisica diretta, ha suscitato una forte risposta collettiva. La comunità ebraica milanese e diverse forze politiche si sono unite in un presidio di solidarietà in piazza San Carlo per ribadire il rifiuto di ogni forma di odio discriminatorio.