Montelago Celtic Festival 2026: quattro giorni fuori dal tempo nei Sibillini

Montelago Celtic Festival 2026

Dal 5 all’8 agosto l’altopiano di Colfiorito è tornato a trasformarsi in una città nomade fatta di musica, riti, letteratura, artigianato e passioni condivise. Il racconto della XXIII edizione del Montelago Celtic Festival, tra concerti, accampamenti e una comunità temporanea che per quattro giorni sembra vivere secondo regole proprie.

C’è un momento, arrivando a Montelago, in cui la strada smette di sembrare una strada e l’asfalto sale tra le montagne, il paesaggio si apre e davanti agli occhi e compaiono tende, bandiere, accampamenti, persone vestite come se fossero appena uscite da un’altra epoca. Da qualche parte arriva il suono di una cornamusa, mentre più avanti qualcuno accorda un’arpa, poco distante un gruppo di ragazzi attraversa il prato con costumi che potrebbero appartenere a un villaggio medievale, a una saga nordica o semplicemente alla fantasia di qualcuno che, per quattro giorni all’anno, ha deciso di non avere più bisogno di spiegare chi è. È difficile raccontare Montelago senza ricorrere alla parola “magia”. Non perché il festival abbia qualcosa di soprannaturale, ma perché per qualche giorno modifica la percezione del luogo e del tempo.

L’altopiano di Colfiorito, tra Serravalle di Chienti (provincia di Macerata) e i Monti Sibillini, diventa una città che non esiste sulle mappe e che, proprio per questo, ogni anno deve essere ricostruita da zero. Una città nomade con le sue vie, i suoi palchi, le sue tende, i suoi luoghi di culto laici, i suoi artigiani, i suoi musicisti e perfino i suoi riti. È esattamente qui che dal 5 all’8 agosto è andata in scena la XXIII edizione del Montelago Celtic Festival, appuntamento ormai stabile dell’estate marchigiana e riferimento internazionale per gli appassionati di musica folk, cultura celtica e immaginario fantasy. Quest’anno il filo conduttore era “I Legami”: una parola che, osservando ciò che accade sull’altopiano, appare meno come uno slogan e più come una descrizione.

MOntelago Celtic Festival 2026

Montelago Celtic Festival 2026: una città che dura quattro giorni

Il dato ufficiale racconta un’edizione sold out, con circa 10.000 presenze quotidiane e un pubblico arrivato da diverse regioni italiane (isole comprese) e dall’estero. Ma il numero, da solo, spiega poco perché per capire Montelago bisogna attraversarlo, passare dal palco principale alle tende del campeggio, fermarsi ad ascoltare qualcuno che suona uno strumento tradizionale, entrare nella Tenda Tolkien, assistere a una lezione o a una dimostrazione artigianale e vedere persone che nella vita quotidiana probabilmente non avrebbero mai occasione di incontrarsi, condividere per qualche giorno la stessa passione.

È uno degli aspetti più curiosi del festival: qui le identità quotidiane sembrano temporaneamente sospese e dimenticate. Il professionista che durante l’anno lavora in ufficio può trascorrere la giornata imparando a lavorare il cuoio vestito da vichingo. Una famiglia può partecipare a un laboratorio per bambini e poche ore dopo ritrovarsi davanti a un concerto folk metal. Qualcun altro può scegliere di celebrare un matrimonio con rito celtico, mentre nei prati si alternano cosplay, rievocazioni storiche e attività sportive. Non c’è una sola maniera di vivere Montelago e forse è proprio questa la sua formula più riconoscibile.

Dall’arpa al folk metal

La musica resta comunque il cuore più immediato della manifestazione. La XXIII edizione ha portato sull’altopiano artisti provenienti da diverse parti d’Europa, mescolando tradizione, folk, rock e metal. Gli Eluveitie hanno portato sul palco la loro combinazione di folk metal e sonorità celtiche, mentre i Rhapsody of Fire hanno trasformato la serata in una grande rappresentazione di symphonic power metal. Gli In Extremo hanno unito rock e strumenti medievali, confermando una delle caratteristiche più interessanti di Montelago: la capacità di mettere nello stesso programma mondi musicali che sulla carta sembrerebbero lontanissimi. Dall’Irlanda sono arrivati i The Scratch, mentre il programma ha ospitato anche le finlandesi Värttinä, i Lúnasa, i Folkstone, i francesi Ciac Boum e gli Steve ‘n’ Seagulls. È un viaggio musicale che attraversa lingue e tradizioni differenti e che, soprattutto nelle ore serali, trova nell’altopiano una scenografia naturale difficile da replicare altrove.

Il festival che si impara

Quando i concerti finiscono, però, Montelago non finisce. Una delle caratteristiche più interessanti della manifestazione è infatti quella che rimane più facilmente fuori dalle fotografie dei grandi concerti: la dimensione partecipativa. Le cinque Accademie hanno proposto oltre 70 workshop dedicati alla musica, alla danza, all’artigianato, alle discipline outdoor e agli antichi saperi. Si può imparare a suonare l’arpa celtica, le percussioni, la cornamusa o il tin whistle. Oppure si può scegliere un percorso completamente diverso e mettere le mani sul legno, sul cuoio, sulla carta o sulla ceramica.

Ci sono attività dedicate alle danze tradizionali, all’arcieria storica, alla scherma antica, alla falconeria e all’archeologia sperimentale. E poi escursioni, osservazioni astronomiche, yoga, attività legate alle piante, erboristeria, fermentazione e pratiche che riportano il rapporto con la natura al centro dell’esperienza. In altre parole, a Montelago non si viene soltanto per assistere. Si viene principalmente per fare esperienze ed è una distinzione importante, perché contribuisce a spiegare perché il festival riesca a costruire una comunità temporanea così riconoscibile.

Montelago Celtic Festival 2026
Ph: Riccardo Pallotta

La Tenda Tolkien e il bisogno di raccontare

Tra i luoghi che meglio rappresentano questa dimensione c’è la Tenda Tolkien. Per quattro giorni è diventata uno spazio dedicato alla letteratura, al mito, alla filosofia, alla poesia, al fumetto e al cinema. Il tema dei “Legami” è stato affrontato attraverso l’idea della Fellowship, la compagnia che nell’universo di Tolkien non rappresenta soltanto un gruppo di personaggi, ma la scelta di affrontare insieme un percorso. Qui il fantastico non rimane confinato alla fantasia. Gli incontri hanno utilizzato Tolkien, il mito e la letteratura per parlare anche del rapporto tra uomo e natura, della memoria, dell’immaginazione e della costruzione delle comunità. Accanto alla Tenda Tolkien, il Montelago Cinema ha proseguito il programma nelle ore serali, mentre il Riddle Pit ha raccolto appassionati di giochi da tavolo e di ruolo.

Nell’Arena Avalon sono tornati gli Highland Games e le attività ispirate alla tradizione celtica, mentre la Tenda Kids ha costruito un percorso pensato per bambini e famiglie. E poi c’è l’Accampamento Storico, dove il festival cambia ancora una volta registro e diventa rievocazione, con il villaggio altomedievale e le cerimonie ospitate nelle tende Eowyn e Arwen. È difficile trovare un altro luogo in cui, nel giro di poche centinaia di metri, si possa passare da una conferenza su Tolkien a una partita di giochi da tavolo, da un laboratorio artigianale a un concerto metal, fino a un battesimo ispirato alle tradizioni celtiche.

Il confine tra realtà e immaginazione

Forse è proprio questo il tratto più singolare di Montelago Celtic Festival 2026. È uno spazio in cui quell’immaginario diventa una forma di partecipazione: le persone portano costumi, strumenti, conoscenze e passioni. Alcune le coltivano durante tutto l’anno, altre le scoprono proprio qui. E per qualche giorno nessuno sembra avere particolare interesse a chiedere all’altro cosa faccia nella vita “vera”. Conta quello che sta facendo in quel momento. Un ragazzo può passare dalla cornamusa a un gioco di ruolo. Una coppia può celebrare il proprio matrimonio con un rito celtico. Un gruppo di amici può trascorrere il pomeriggio imparando a riconoscere piante e quello successivo sotto il palco degli Eluveitie. È una sorta di sospensione volontaria della normalità: come il bosco nel Sogno di una notte di mezza estate di shakespeariana memoria che rappresenta uno spazio separato dalla quotidianità, dove le regole abituali sembrano non valere più.

Come tutte le città nomadi, anche questa ha una caratteristica inevitabile: prima o poi deve essere smontata. Le tende cominciano a sparire, i palchi si spengono, le bandiere vengono raccolte e l’altopiano torna progressivamente alla sua dimensione abituale. Secondo gli organizzatori, proprio il rapporto tra persone e territorio è stato uno degli elementi centrali di questa edizione. Il festival ha proseguito anche nel 2026 il percorso dedicato alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti, coinvolgendo direttamente i campeggiatori attraverso il servizio “tenda a tenda”. Un festival che porta migliaia di persone in un ambiente naturale deve inevitabilmente confrontarsi con l’impatto che una simile presenza comporta. La sostenibilità, quindi, diventa parte della sua organizzazione quotidiana. Ed è anche su questo terreno che si misura la capacità di una comunità temporanea di lasciare il luogo che l’ha ospitata senza dimenticare di averlo attraversato.

Cosa resta quando Montelago finisce

La domenica mattina, quando il rumore diminuisce, rimane una sensazione strana. Il prato è ancora lì come anche le montagne attorno, ma qualcosa è cambiato. Per quattro giorni quell’altopiano ha ospitato una comunità di circa 10.000 persone al giorno, arrivata da luoghi diversi e con storie differenti. Una comunità che ha condiviso musica, tende, pasti, laboratori, concerti, giochi, camminate e notti trascorse sotto il cielo dei Sibillini. È questo, probabilmente, il significato più concreto dei “Legami” scelti come tema della XXIII edizione. Non necessariamente quelli dichiarati, ma quelli che nascono senza essere programmati. Un’amicizia iniziata davanti a un palco, una tecnica artigianale imparata da qualcuno incontrato per caso o una canzone cantata insieme a sconosciuti.

Montelago dura quattro giorni. La città nomade viene smontata, il campeggio scompare e i palchi tornano a essere soltanto strutture. La sua particolarità è forse proprio questa: nonostante abbia una durata così breve, riesce a costruire qualcosa che continua a esistere anche quando non è più visibile. E così, mentre l’ultima tenda lascia l’altopiano e il vento torna a essere l’unico rumore a percorrere i prati, resta la sensazione di aver attraversato per qualche giorno un luogo che appartiene alla geografia soltanto in parte. Il resto appartiene all’immaginazione e forse è per questo che, quando Montelago finisce, viene già voglia di tornare.

Montelago Celtic Festival 2026