È difficile non provare un profondo senso di rammarico di fronte alla percezione che il pubblico e i media hanno, ancora oggi, della Festa del Cinema di Roma. Giunta al traguardo delle ventuno edizioni da quel lontano esordio del 2006, la kermesse capitolina continua a essere ingiustamente liquidata come un appuntamento secondario, soffrendo di un cronico deficit di attenzione mediatica. Un vero peccato, soprattutto se si osserva da vicino ciò che la Festa riesce comunque a portare nella Capitale. Un cartellone vivo, un’affluenza straordinaria di appassionati e presenze artistiche di primissimo piano.
Anche in edizioni recenti, il red carpet romano ha visto sfilare interpreti di caratura globale come Julianne Moore e Javier Bardem. Non sono stati risparmiati registi acclamati dalla critica internazionale, da Cristian Mungiu (fresco vincitore a Cannes con Fjord) a Rodrigo Sorogoyen, fino ad Andrej Zvjagincev. Eppure, nonostante la statura di questi nomi e la partecipazione entusiasta dei cittadini, l’impatto mediatico dell’evento rimane colpevolmente tiepido, oscurato dall’ingombrante confronto con la Mostra del Cinema di Venezia.
La complessa dinamica delle anteprime e il nodo della distribuzione
Una delle ragioni per cui la Festa viene spesso sottovalutata risiede nel meccanismo con cui si posiziona all’interno dell’industria cinematografica. Venezia impone le sue anteprime mondiali assolutive, spingendo le case di distribuzione a modulare i propri calendari in funzione del Lido. Roma, al contrario, finisce per accogliere opere e serie televisive collocate a ridosso della loro uscita in sala o sulle piattaforme di streaming. Questo fa assumere al tutto la veste di “vetrina promozionale” di mezza stagione piuttosto che di trampolino di lancio primario.
Questo limite strutturale dispiace particolarmente perché finisce per sminuire anche le proposte di alto profilo. È capitato persino che produzioni di punta venissero rese disponibili sul web a ridosso o prima della presentazione romana, come avvenuto per la serie Disney+ VisionQuest. Purtroppo senza una strategia di comunicazione adeguata, toglie così spazio al valore dell’esclusiva e riducendo l’eco attorno all’evento.
L’impronta delle origini: tra politica, budget e la rivalità con Venezia
Per comprendere come si sia arrivati a questo stallo occorre ripercorrere le origini della manifestazione. A differenza di storici festival nati dal basso e cresciuti gradualmente, la Festa del Cinema fu concepita nel 2006 con una forte spinta istituzionale e politica, su impulso del sindaco Walter Veltroni e con la presidenza di Goffredo Bettini (affiancato dalla sorella Fabia, poi guida della sezione autonoma per ragazzi Alice nella città). Gestita dalla Fondazione Cinema per Roma e sostenuta da soci pubblici come Comune, Regione Lazio, Camera di Commercio e Luce Cinecittà, la kermesse nacque “già grande”.
Dotata alla prima edizione di ben 17 milioni di euro, a fronte dei circa 8,5 milioni di cui disponeva allora Venezia, la Festa venne subito percepita come un’operazione d’urto e una concorrenza diretta alla Mostra veneta (celebre la reazione dell’allora sindaco veneziano Massimo Cacciari). Tuttavia, quel finanziamento iniziale si rivelò insostenibile nel tempo. Una continua contrazione delle risorse e ripetuti avvicendamenti alla direzione artistica (ben tre nei soli primi sei anni), ne hanno rallentato il consolidamento.
Il fascino dispersivo della Capitale e la ricerca di una missione chiara
A complicare il quadro si aggiunge la scelta della location. Organizzare un festival di rilievo in una grande metropoli è una scommessa complessa e atipica. Se si esclude Berlino, la quasi totalità dei festival cinematografici storici, da Cannes a San Sebastián, fino al Sundance a Park City, sceglie centri più contenuti, dove l’evento può monopolizzare la città e creare una cittadella del cinema coesa e immersiva. Roma, con le sue dimensioni e le sue dinamiche quotidiane, rischia di diluire l’energia della manifestazione.
Il grande dispiacere risiede proprio qui. La Festa del Cinema di Roma possiede tutti gli ingredienti per essere un punto di riferimento fondamentale, una cornice monumentale, il calore del pubblico, eccellenti sezioni parallele e ospiti illustri. Ciò che le è mancato finora è la capacità di definire con orgoglio e continuità la propria identità, sia essa legata alla scoperta dei talenti emergenti, al cinema d’autore o alla grande festa di popolo. Trovare questa vocazione chiara è l’unico passo fondamentale per restituire alla kermesse il prestigio e la considerazione che merita davvero.
