Un detenuto di 26 anni è stato trovato senza vita nella sua cella del carcere della Dogaia di Prato nella mattinata di oggi. La morte è avvenuta proprio nel giorno in cui il giovane avrebbe dovuto essere ascoltato dai magistrati della Procura. Doveva fornire la propria versione sulle presunte violenze che sosteneva di aver subito durante le fasi del suo arresto.
La vittima è Rodriguez Matute, cittadino honduregno detenuto con l’accusa di tentato omicidio e rapina in relazione all’aggressione avvenuta nella notte del 12 maggio in piazza Mercatale, a Prato, ai danni del cameriere Iacopo Cerbai, rimasto gravemente ferito dopo essere stato accoltellato.
L’allarme dei compagni di cella e i primi accertamenti
A segnalare la tragedia sono stati i due compagni di cella del giovane, che hanno dato l’allarme dopo essersi accorti che il 26enne era privo di vita. Sentiti dagli investigatori, avrebbero riferito di non aver notato comportamenti anomali fino al momento della scoperta.
Il personale sanitario del 118, intervenuto sul posto, non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Nel primo referto medico viene indicato come possibile causa un arresto cardiaco avvenuto durante il sonno, ma si tratta di un’ipotesi che dovrà essere verificata.
Per questo motivo il magistrato di turno ha disposto l’autopsia, prevista da sabato mattina, insieme agli esami tossicologici, che serviranno ad accertare se il detenuto abbia assunto eventuali sostanze prima della morte.
La Procura apre un fascicolo
La Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di morte come conseguenza di altro delitto. Gli investigatori intendono chiarire ogni aspetto della vicenda, compresa l’eventuale presenza di sostanze che potrebbero aver contribuito al decesso.
Fondamentali saranno gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti medico-legali, che dovranno stabilire con precisione le cause della morte.
Il racconto dell’avvocato
L’avvocato difensore del giovane, Simone Valenti, ha riferito di aver incontrato il proprio assistito nel pomeriggio precedente al decesso, in vista dell’audizione fissata in Procura.
Secondo il legale, il 26enne gli aveva raccontato di essere svenuto in mattinata a causa di un malore, ma di sentirsi bene al momento del colloquio. Avrebbe inoltre escluso di aver fatto uso di sostanze stupefacenti durante la permanenza in carcere.
L’avvocato ha spiegato che il suo assistito appariva lucido e non particolarmente preoccupato. Durante l’incontro gli avrebbe anche riferito della presenza di un “grumo di sangue” alla testa, senza però fornire ulteriori dettagli sull’origine del problema, che sembrerebbe essere precedente all’ingresso in carcere.
Le denunce sulle presunte violenze durante l’arresto
Al momento dell’ingresso nella struttura penitenziaria, Rodriguez Matute presentava una frattura alla mandibola. Il giovane aveva attribuito quella lesione alle presunte violenze subite durante l’arresto da parte delle forze dell’ordine.
La segnalazione era stata trasmessa alla magistratura, che aveva già avviato accertamenti. Proprio per approfondire queste dichiarazioni era programmato l’incontro con i pubblici ministeri che non ha mai potuto svolgersi.
Le criticità del carcere della Dogaia
La morte del detenuto riporta l’attenzione sulle condizioni del carcere della Dogaia, struttura da tempo al centro di numerose indagini relative all’introduzione di droga e telefoni cellulari all’interno dell’istituto.
Negli ultimi mesi la Procura ha coordinato diverse operazioni contro il traffico di stupefacenti in carcere. I responsabili avrebbero introdotto la droga anche con droni, fionde e frecce lanciate dall’esterno. Solo pochi giorni fa le forze dell’ordine hanno sequestrato circa 120 grammi di sostanze stupefacenti e diversi telefoni cellulari.
Le reazioni dopo la morte
Sulla vicenda è intervenuto anche il garante regionale dei diritti dei detenuti, Giuseppe Fanfani, che ha definito la situazione una “vera e propria mattanza, indegna di un Paese civile”, ricordando anche il recente decesso di un detenuto di 75 anni nel carcere di Sollicciano, avvenuto dopo un ictus.
Anche i deputati del Partito Democratico Christian Di Sanzo e Marco Furfaro hanno commentato la vicenda. Indipendentemente dalle conclusioni dell’autopsia, lo Stato aveva il dovere di garantire la tutela della salute e della vita del giovane durante la sua detenzione. Secondo l’associazione Pantagruel, che seguiva il detenuto più anziano morto nei giorni scorsi, le elevate temperature delle ultime settimane avrebbero aggravato un quadro clinico già fortemente compromesso, riaccendendo il dibattito sulle condizioni del sistema penitenziario toscano.
