La notizia dell’arresto di Can Yaman durante una vasta operazione antidroga a Istanbul ha provocato sconcerto tra i fan e acceso un acceso dibattito mediatico. L’attore turco, tra i volti più amati della televisione italiana e protagonista del reboot Rai di “Sandokan”, si trova improvvisamente al centro di accuse che molti faticano a credere.
Mentre si attendono i risultati ufficiali degli accertamenti, emergono voci che mettono in discussione l’ipotesi di un coinvolgimento dell’attore nell’uso di sostanze stupefacenti.
A parlare è chi lo ha allenato per mesi
Tra chi difende apertamente Can Yaman c’è Emiliano Novelli, preparatore atletico specializzato in scene d’azione e stunt, che ha seguito l’attore per un lungo periodo durante la preparazione fisica di Sandokan. Intervistato da Il Messaggero, Novelli non nasconde il proprio stupore:
«Mi sembra davvero improbabile. Nei mesi trascorsi insieme non ho mai notato nulla che potesse far pensare all’uso di droghe. Con quei carichi di lavoro, semplicemente non avrebbe retto».
Allenamenti estremi e ritmi incompatibili con le droghe
La preparazione per vestire i panni della Tigre della Malesia è stata tutt’altro che leggera. Novelli racconta di sessioni di allenamento quotidiane, durate mesi, con un team numeroso e un controllo costante sulle prestazioni dell’attore.
«Abbiamo iniziato con settimane intensive già un anno e mezzo prima delle riprese. Poi cinque mesi di lavoro continuo. Se una persona assume sostanze, un ritmo del genere lo manda al tappeto», spiega l’allenatore.
Secondo il preparatore, la resistenza fisica e mentale dimostrata da Yaman sarebbe incompatibile con qualsiasi forma di abuso.
Una disciplina quasi maniacale
Nel racconto di Novelli emerge il ritratto di un uomo estremamente rigoroso, quasi ossessivo nella cura del proprio corpo.
«Can era una macchina. Dormiva, mangiava e si allenava secondo schemi precisi. Non sgarra mai. Sa che il suo fisico è parte del lavoro e lo gestisce come un professionista assoluto».
Una dedizione che, a detta dell’allenatore, arrivava a livelli estremi: niente notti in bianco, nessuna concessione alimentare e una concentrazione totale sull’obiettivo.
Niente integratori, solo acqua
Un dettaglio sorprendente riguarda anche l’assenza di integratori.
«Nel suo caso nemmeno quelli. Chi fa sport ad alti livelli di solito li assume, ma io non l’ho mai visto prendere nulla: solo acqua naturale, a temperatura ambiente», sottolinea Novelli.
Un elemento che rafforza, secondo lui, l’idea di uno stile di vita lontano da qualsiasi eccesso.
“Me ne sarei accorto subito”
Il preparatore atletico è convinto che eventuali segnali non gli sarebbero sfuggiti.
«Basta guardare una persona: la concentrazione, la memoria, la precisione nei movimenti. Can riproduceva sul set esattamente ciò che provavamo in palestra. Non ha mai sbagliato una coreografia».
Per questo Novelli conclude con fermezza: «Se avesse fatto uso di sostanze, io lo avrei capito».
Chi è Can Yaman: dall’avvocatura al mito di Sandokan
Nato a Istanbul l’8 novembre 1989, Can Yaman ha un percorso tutt’altro che scontato. Dopo il diploma al Liceo Italiano di Istanbul, si laurea in Giurisprudenza e inizia la carriera da avvocato, prima di scegliere definitivamente la recitazione.
Il successo arriva tra il 2017 e il 2019 con le serie “Bitter Sweet” e soprattutto “DayDreamer”, che lo consacrano come star internazionale. In Italia diventa un fenomeno mediatico grazie allo spot De Cecco, alle fiction Rai e al ruolo dell’ispettore Francesco Demir in “Viola come il mare”.
Il 2025 segna l’apice con “Il Turco” e con l’attesissimo Sandokan, ereditando il ruolo che fu di Kabir Bedi.
L’arresto e l’attesa dei risultati ufficiali
Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio 2026, Can Yaman è stato fermato insieme ad altre sei persone durante un blitz della narcotici in diversi locali notturni di Istanbul. L’operazione si inserisce in un’indagine più ampia che da settimane coinvolge volti noti del mondo dello spettacolo e dello sport turco.
Ora l’attenzione è tutta rivolta agli esiti dei test forensi, che chiariranno la posizione dell’attore. Nel frattempo, chi lo ha conosciuto da vicino continua a difenderlo, descrivendolo come un professionista inflessibile e lontano da qualsiasi comportamento autodistruttivo.
L’effetto alone negativo è immediato
Quando un personaggio pubblico viene associato a parole come arresto, droga, blitz antidroga, l’opinione pubblica tende a fissare il sospetto prima ancora dei fatti. Anche se dovesse risultare completamente estraneo, il collegamento mentale resta.
Nel mondo dello spettacolo vale una regola crudele: la smentita non ha mai la stessa forza della notizia iniziale.
