America’s Next Top Model: scandali e ombre svelati da Netflix

Dalle accuse di razzismo e body shaming ai presunti abusi sul set: l’inchiesta riapre il caso del celebre talent guidato da Tyra Banks.

America Next top model

A oltre vent’anni dal debutto, America’s Next Top Model torna al centro dell’attenzione grazie a un’inchiesta firmata Netflix che raccoglie le testimonianze di ex concorrenti e membri della produzione.

Il programma, ideato e condotto da Tyra Banks, prometteva di trasformare giovani aspiranti modelle in star internazionali. Ma dietro le luci della ribalta, molte protagoniste raccontano oggi un clima fatto di pressioni estreme, manipolazioni emotive e scelte creative discutibili.

Nella serie intervengono, oltre a Tyra, anche il produttore Ken Mok e i giudici Jay Manuel, Miss J Alexander e Nigel Barker.

Il controverso shooting “cambio di razza”

Uno degli episodi più criticati risale alla quarta stagione, quando alle concorrenti fu chiesto di impersonare un’etnia diversa dalla propria.

Le modelle bianche vennero truccate con il blackface, mentre alcune concorrenti nere furono trasformate in donne native americane o asiatiche, posando accanto a bambini della “razza” rappresentata. L’idea, spiegata come un modo per mostrare il potere trasformativo del make-up, sollevò accuse di razzismo culturale.

Tyra Banks ha dichiarato in seguito di non aver percepito allora la portata offensiva del concept, sostenendo di voler celebrare la bellezza delle diverse tonalità della pelle. Nonostante le polemiche, un’idea simile fu riproposta diversi cicli più tardi.

Servizi fotografici scioccanti: senzatetto e scene del crimine

Nel corso degli anni, il programma ha spesso cercato di “spingersi oltre”. Tra i servizi più discussi, quello in cui le concorrenti posavano come persone senza fissa dimora accanto a veri homeless, indossando però abiti di alta moda.

Un altro caso riguarda la concorrente Dionne Walters, costretta a interpretare una vittima di arma da fuoco in una scena del crimine, nonostante la produzione fosse a conoscenza del trauma familiare che l’aveva colpita. Ken Mok ha in seguito ammesso che celebrare la violenza in quel modo fu un errore.

Il caso Shandi Sullivan: dal gossip all’accusa di violenza

Tra le storyline più memorabili c’è quella che coinvolse Shandi Sullivan nella seconda stagione. All’epoca, le telecamere mostrarono un presunto tradimento ai danni del suo fidanzato, trasformato in un momento clou televisivo.

Oggi Sullivan sostiene che quell’episodio non fu una semplice “scappatella”, ma un rapporto non consensuale avvenuto mentre era in stato di incoscienza. Accusa inoltre la produzione di non essere intervenuta.

Ken Mok ha ribadito che il programma veniva trattato come un documentario, con telecamere attive 24 ore su 24. Tyra Banks, invece, ha preferito non entrare nel merito della gestione produttiva dell’episodio.

Razzismo e stereotipi: la voce di Ebony Haith

Ebony Haith ha raccontato di essersi sentita etichettata come “aggressiva” e “arrabbiata”, stereotipi spesso attribuiti alle donne nere.

Il suo restyling si trasformò in un incubo: hairstylist impreparati a lavorare con la sua tipologia di capelli le causarono danni visibili. Anche i commenti ricevuti durante le sessioni fotografiche alimentarono un senso di marginalizzazione.

Body shaming e pressioni sul peso

Le critiche sull’aspetto fisico erano all’ordine del giorno. Giselle Samson ha ricordato come i commenti sul suo “sedere largo”, fatti quando aveva appena 18 anni, abbiano inciso profondamente sulla sua autostima.

La giudice Janice Dickinson arrivò a definire “maialino chic” Keenyah Hill, accusata di apparire “tozza” durante uno shooting ispirato ai sette peccati capitali.

Persino Whitney Thompson, prima vincitrice plus-size, ha raccontato di essersi sentita penalizzata e messa sotto pressione. Ha confessato di piangere sotto la doccia, unico luogo non raggiunto dalle telecamere.

Molestie e tutela insufficiente

Keenyah Hill ha inoltre denunciato comportamenti inappropriati da parte di un modello durante uno shooting in Africa, sostenendo di non essere stata adeguatamente protetta dalla produzione.

All’epoca, Tyra suggerì di usare “astuzie femminili” per gestire la situazione; oggi ha riconosciuto l’inadeguatezza di quel consiglio e si è scusata pubblicamente.

I makeover estremi: il caso Dani Evans e Joanie Dodds

Tra i momenti più discussi figurano gli interventi dentali imposti durante la sesta stagione.

La vincitrice Dani Evans fu spinta a chiudere il suo caratteristico gap tra i denti, considerato poco “commerciale”. Tyra Banks ha ammesso in seguito di essersi scusata, ma Dani ha dichiarato di non aver accettato quelle scuse, accusando la conduttrice di aver fatto spettacolo a sue spese.

Anche Joanie Dodds si sottopose a un lungo e invasivo intervento odontoiatrico, firmando liberatorie senza consulenza legale e affrontando un’operazione durata tutta la notte per motivi puramente estetici.

Spettacolo o sfruttamento?

La docuserie di Netflix solleva una domanda cruciale: fin dove può spingersi l’intrattenimento?

Se da un lato America’s Next Top Model ha lanciato carriere e acceso i riflettori su nuove figure della moda, dall’altro le testimonianze raccolte mostrano un sistema che avrebbe spesso anteposto lo shock televisivo al benessere delle concorrenti.

A distanza di anni, il mito del talent si intreccia così con un bilancio più complesso: quello di un’epoca televisiva in cui il confine tra reality e realtà è stato, forse, superato troppe volte.