Dietro l’immagine di un fiorente impero economico attivo tra edilizia, sanità e immobiliare si nascondeva, secondo gli inquirenti, un fittissimo intreccio di interessi e complicità con la criminalità organizzata. È quanto emerso a margine di una complessa operazione finanziaria che ha portato all’esecuzione di un imponente decreto di sequestro a carico del noto costruttore campano Giuseppe Rostan e dei suoi familiari più stretti. Un blitz scattato all’alba, guidato dai militari dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e Bologna con il prezioso supporto dello S.C.I.C.O., che ha assestato un duro colpo a un patrimonio stimato complessivamente in circa 220 milioni di euro.
Il caso “Parco Primavera” e il ruolo dei pentiti
Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli e culminate nel provvedimento del Tribunale partenopeo tracciano un quadro dettagliato degli affari dell’imprenditore. Al centro delle verifiche sono finite diverse speculazioni maturate negli anni nel territorio campano, tra cui spicca la realizzazione del grande complesso residenziale “Parco Primavera”, nel comune di Melito di Napoli. A corroborare il quadro accusatorio sono state anche le rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia, le cui dichiarazioni hanno consentito di ricostruire le contiguità e i frequenti contatti d’affari intercorsi tra Rostan e diversi esponenti di spicco dei clan locali.
Un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi
A tradire il sistema non sono state soltanto le testimonianze, ma anche i numeri analizzati con pazienza dagli investigatori. Gli approfondimenti economico-patrimoniali condotti dalle Fiamme Gialle, focalizzati su un arco temporale lungo quasi vent’anni — dal 1999 al 2016 —, hanno infatti fatto emergere una clamorosa e ingiustificata sproporzione tra le entrate ufficialmente dichiarate dal nucleo familiare al fisco e l’effettiva ricchezza accumulata nel tempo. Una voragine economica che ha spinto i giudici della Sezione Misure di Prevenzione ad applicare le severe disposizioni previste dal Codice Antimafia, bloccando preventivamente ogni risorsa riconducibile all’imprenditore.
Dai cantieri ai conti correnti: la mappa dei beni sequestrati
Il bilancio dell’operazione restituisce la dimensione straordinaria del tesoro finito sotto chiave. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata prima di tutto sul comparto societario, con il blocco delle partecipazioni e degli asset di tre aziende di rilievo operanti nei settori dell’edilizia, dell’immobiliare e della sanità. Ma a fare scalpore è soprattutto il gigantesco compendio di mattoni sparso tra la Campania e il Lazio: i sigilli sono scattati ben 394 volte su appartamenti, uffici, locali commerciali, garage, terreni e persino complessi residenziali ancora in fase di costruzione situati nelle province di Napoli e Roma. A completare il quadro dei beni congelati vi sono 12 veicoli e 28 distinti rapporti finanziari, tra cui conti correnti bancari, titoli d’investimento e polizze assicurative.
