Anziani senza casa dopo l’affitto: il giudice dà ragione agli inquilini

Una coppia spagnola di 86 e 83 anni, costretta per motivi di salute a recuperare la propria abitazione vicino al mare, si ritrova senza un tetto per un vizio di forma nel contratto.

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In Spagna la crisi abitativa e sociale, caratterizzata da un forte aumento dei prezzi delle case e degli affitti, ha causato proteste di piazza e tensioni politiche. Maricarmen Abascal ne era diventata il simbolo.

Avere un immobile di proprietà non sempre garantisce serenità per la vecchiaia. È quanto dimostra la vicenda giunta dalla Spagna e raccontata dalla stampa locale. Due coniugi ottantenni, lui di 86 anni ed ex manutentore di ascensori, lei di 83 e casalinga, si trovano oggi nell’impossibilità di abitare nella loro stessa casa. Dopo una vita di sacrifici che li aveva portati ad acquistare due immobili nella provincia di Alicante, uno a Elda e l’altro a Finestrat, nei pressi di Benidorm, i due anziani si vedono costretti a vivere da ospiti nell’abitazione della figlia. Un’abitazione condivisa anche con il compagno di lei e due nipoti.

Un affitto a prezzo di favore e i primi cavilli legali

La storia comincia nel 2022, quando la coppia decide di concedere in locazione l’appartamento di Finestrat. Era un immobile completo di garage, piscina e cantina, situato a poca distanza dal mare, a un prezzo decisamente inferiore ai valori di mercato. Per il primo anno 400 euro mensili, saliti progressivamente fino a 450 euro. Nelle stesse zone, contratti analoghi superano facilmente i 1.400 euro al mese. La svolta negativa avviene nel 2024. Il peggioramento delle condizioni di salute dei proprietari (il marito non più autosufficiente e la moglie affetta da fibromialgia) spinge i medici a raccomandare un trasferimento in una località meno congestionata e marina.

La trappola formale e il no del tribunale

Per soddisfare le esigenze di salute, i due decidono di rientrare nel loro immobile di Finestrat. Ma l’appartamento di Elda era stato venduto per far fronte alle spese mediche e assistenziali. Tuttavia, il primo tentativo di recesso fallisce poiché non viene trasmesso entro il termine legale di 60 giorni. Un secondo tentativo, effettuato l’anno successivo con sei mesi di preavviso e fondato su una specifica clausola contrattuale pensata per tutelare la necessità ad uso personale o dei familiari. Purtroppo viene nuovamente respinto dagli inquilini.

Portata la causa in tribunale, il giudice ha dato torto ai proprietari. La clausola inserita ritenuta troppo generica dal giudice non ha trovato accoglimento. Inoltre le motivazioni sanitarie presentate non sono state considerate sufficientemente documentate secondo la normativa sulle locazioni (Legge 29/1994).

Senza un tetto e sfiduciati dal sistema

Rimasti senza l’abitazione di Elda (già venduta) e bloccati dalla sentenza per quella di Finestrat, i due coniugi vivono ora stipati in casa della figlia Elena. La famiglia ha già presentato ricorso fornendo documentazione medica integrativa per certificare lo stato di necessità. Nel frattempo resta l’amarezza di una situazione paradossale, riassunta dal forte sconforto dei familiari: la promessa dolorosa di non rimettere mai più un immobile in affitto.