Una mobilitazione corale che parte dai comuni della cintura metropolitana e si estende fino al Pavese e al Piemonte. Più di mille cittadini e oltre quaranta sigle associative si sono dati appuntamento in Piazza della Scala per lanciare un messaggio chiaro alle istituzioni: sospendere il rilascio di nuove concessioni per i centri elaborazione dati. La richiesta indirizzata a Governo, Regione ed enti locali punta a congelare i cantieri in attesa di un quadro normativo e d’indirizzo strategico di livello nazionale, oltre che di un’incisiva revisione delle direttive regionali attualmente in vigore.
La Lombardia come nuovo hub digitale d’Europa
La pressione infrastrutturale sulla regione nasce dalla saturazione dei mercati di riferimento dell’Europa occidentale — il cosiddetto polo FLAP (Francoforte, Londra, Amsterdam e Parigi). Con 67 strutture già operative, la Lombardia ospita un terzo dei data center presenti in Italia, e ben il 60% dei nuovi progetti punta a insediarsi nella provincia capoluogo. Per tentare di governare l’espansione, Palazzo Lombardia ha introdotto una disciplina volta a favorire il recupero degli ex siti industriali, con la promessa di inasprire a breve i criteri autorizzativi. Nel frattempo, l’esecutivo nazionale ha impresso un’accelerazione riconoscendo a dieci campus la qualifica di interventi strategici prioritari.
Risorse idriche, energia e consumo di suolo: i nodi critici
A spingere la popolazione alla piazza sono i costi ambientali connessi a questi complessi. Nonostante gli incentivi per la riqualificazione dell’esistente, quasi la metà delle nuove domande d’insediamento (il 48%) riguarda aree agricole, con una forte concentrazione nella fascia a sud di Milano e verso Pavia. I volumi di consumo stimati dagli analisti del Politecnico mettono in evidenza scenari complessi: i soli hub previsti a sud della metropoli assorbiranno energia elettrica paragonabile al fabbisogno di un capoluogo come Bologna e ingenti prelievi d’acqua per i sistemi di raffreddamento, gravando su falde e settori agricoli già messi a dura prova dalle stagioni di secca.
Servitù infrastrutturali e impatto sulla vita quotidiana
A ciò si aggiunge l’impatto indiretto sollevato dalle rappresentanze agricole: la nascita di un data center comporta la posa di nuovi elettrodotti, cabine primarie e centrali di supporto che frammentano il paesaggio circostante. Per i residenti delle comunità coinvolte, a fronte di compensazioni economiche giudicate modeste e di un ritorno occupazionale estremamente ridotto — trattandosi di impianti ad altissima automazione —, restano i disagi quotidiani dovuti al rumore ininterrotto degli impianti di ventilazione, all’attivazione dei generatori di emergenza e al potenziale innalzamento delle temperature locali.
Verso una pianificazione d’insieme
La battaglia dei comitati locali pone una questione di fondo: superare la valutazione parcellizzata progetto per progetto, comune per comune, in favore di un’analisi complessiva degli impatti ambientali, climatici ed energetici sull’intero territorio metropolitano e regionale.
