Una vicenda dai contorni quasi incredibili giunge dal Brasile, dove una donna di 38 anni, Amanda Maria Souza de Oliveira, si trova attualmente sotto processo per frode. Per circa un anno e mezzo, la donna si è fatta passare per una ragazzina di appena 12 anni di nome Gabrielle, riuscendo a farsi accogliere all’interno di una famiglia locale convinta di offrire rifugio a una minore indifesa e sopravvissuta a gravi abusi familiari.
L’inganno è iniziato quando la 38enne ha avvicinato un pastore religioso raccontando una fittizia storia di violenze subite dal padre. Grazie a questa narrazione, è riuscita a commuovere l’intera comunità e a farsi accogliere informamente da due coniugi di Joinville, nello Stato di Santa Catarina, che l’hanno accudita come una vera e propria figlia.
Biberon, peluche e una stanza rosa: le strategie del raggiro
Per rendere credibile l’identità della dodicenne, la donna ha messo in atto una costante messa in scena comportamentale. Utilizzava quotidianamente oggetti infantili come succhiotti, biberon e pupazzi di peluche, mostrando una spiccata fobia dell’oscurità e del restare da sola di notte. I coniugi, completamente ingannati, le avevano allestito una camera su misura piena di giocattoli e pareti rosa, rimboccandole le coperte ogni sera.
Per giustificare i tratti fisici inevitabilmente maturi e adulti, l’imputata ricorreva a scuse articolate: sosteneva di essere affetta da autismo, di soffrire di patologie complesse e di essere stata sottoposta in passato a pesanti terapie ormonali forzate. Inoltre, facendo leva sul terrore che il presunto padre biologico potesse rintracciarla tramite i documenti ufficiali, è riuscita a impedire qualsiasi tentativo da parte dei genitori affidatari di iscriverla a scuola o di regolarizzare l’affido tramite i canali istituzionali.
La scoperta della verità e le ricerche in rete
Il muro di menzogne ha iniziato a crollare a inizio estate, quando la coppia ha cominciato a notare comportamenti sempre più incongrui e anomali. Cercando risposte su Internet, i due si sono imbattuti nelle notizie relative a un episodio identico avvenuto altrove e hanno deciso di allertare subito le forze dell’ordine.
Le indagini della polizia hanno portato alla rapida identificazione della 38enne, facendo emergere un quadro ben più complesso: la donna non solo aveva fornito un’identità del tutto falsa, ma figurava già nei registri giudiziari con diversi precedenti penali in varie regioni del paese. Secondo l’accusa, non si tratterebbe affatto di un caso isolato, bensì del modus operandi di una truffatrice seriale che già in passato avrebbe raggirato altre famiglie con lo stesso copione.
Sospensione del processo e nodo della perizia psichiatrica
Riconosciuta la propria condotta fraudolenta durante le recenti udienze, l’imputata ha tuttavia rigettato le accuse di natura criminale. La difesa ha sostenuto che l’azione fosse un mero espediente di sopravvivenza privo di dolo o di ritorno economico, affermando che la donna non ha arrecato danni finanziari ai coniugi.
In seguito alle richieste dei legali della difesa, che hanno evidenziato una forte instabilità mentale nell’imputata, il giudice ha disposto una perizia psichiatrica e ha temporaneamente congelato il procedimento legale per accertare se la donna sia capace di intendere e di volere e di sostenere un giudizio. In attesa dei referti medici, la 38enne rimane custodita in carcere in regime di custodia cautelare.
